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La stagnazione: 1978-84 | 1985-87 | 1988 | La rivoluzione dell’89: Gennaio | Febbraio-Ottobre | 12-21 XI | 22-25 XI | Epilogo

 

Gennaio 1989


1 gennaio. Radio Praga, trasmissioni per l'estero in "italiano". Trasmette brani dal discorso di capodanno del presidente Husak, il quale "augura un buon anno 1989 a tutti gli abitanti della repubblica e a tutti gli amici della Cecoslovacchia. Tanta salute, soddisfazione nel lavoro e felicità nella vita personale. Rammenta che l'obiettivo della società socialista cecoslovacca è lo sviluppo proteiforme (sic!) dell'uomo e a tal proposito si è occupato dei principali compiti scaturenti (sic!) dal processo di ristrutturazione dell'economia e della società. Ha detto ad esempio che in base alle risoluzione del XVII Congresso del Partito, in Cecoslovacchia viene attuato un vasto programma sociale… Husak ha detto inoltre: 'La realizzazione della ristrutturazione economica e sociale noi la riteniamo un processo inevitabile ed irreversibile: essa è il presupposto fondamentale per raggiungere un livello qualitativamente più alto di sviluppo della società socialista, per rendere più intensiva l'economia, per migliorare su scala generale le relazioni sociali e per garantire le sempre più alte necessità materiali e culturali del nostro popolo…'".

2 gennaio. I rappresentanti delle iniziative informali Figli di Boemia, Charta 77, Club John Lennon per la pace (attivo dal dicembre '88), Associazione pacifista indipendente e Associazione degli amici degli USA comunicano al Comitato distrettuale di Praga 1, che il giorno 15 gennaio alle 14 si terrà in piazza San Venceslao un breve momento per commemorare i 20 anni dalla morte di Jan Palach.
6 gennaio. Le autorità della capitale vietano la manifestazione.

12 gennaio. Il "Rude pravo" pubblica l'articolo Si è trattato di un gesto azzardato, che esprime il punto di vista ufficiale del Partito sulla morte di Palach: "A distanza di vent'anni, le stesse forze - spesso rappresentate dagli stessi nomi di allora - tentano oggi una nuova provocazione. A metà gennaio voglio organizzare un'assemblea in memoria dello studente Palach. Si tratta delle stesse forze che vent'anni fa hanno condotto il nostro paese sull'orlo della catastrofe e che hanno provocato la tragedia personale di Palach. Non c'è da meravigliarsi, dunque, che il Comitato distrettuale abbia negato il permesso di manifestare. Si tratta di persone provenienti soprattutto dalle fila dei cosiddetti dissidenti, che minacciano di ripetere gesti azzardati come quelli di vent'anni fa. Evidentemente non si rendono conto di quale grave responsabilità portino su di sé". Alla campagna contro Charta 77 partecipa anche il "Vecerni Praha" con l'articolo A cosa miri, Charta?!: "Ogni persona che abbia a cuore la vita e il lavoro onesto, capisce che non si possono permettere simili episodi, poiché sono in contrasto con gli interessi delle persone oneste e per bene. Sappiamo che queste manifestazioni sono sponsorizzate molto bene, organizzate e appoggiate da fuori. Lo scopo è uno solo: distruggere e annientare la trasformazione, la democratizzazione e complicare il processo di rinnovamento in atto nei rapporti internazionali. Ogni cittadino per bene della nostra repubblica socialista deve rifiutare categoricamente simili raggiri, palesi e gravi".

15 gennaio (domenica). Charta 77 prepara il documento 4/89 intitolato In memoria di Jan Palach, che avrebbe dovuto essere letto pubblicamente alle 14 in piazza San Venceslao dall'attrice e chartista Vlasta Chramostova. Secondo le testimonianze dei primi partecipanti e dei giornalisti stranieri, la polizia e i membri della Milizia popolare iniziano a bloccare già di notte e nel corso della mattinata le vie d'accesso alla piazza. Prima delle due la piazza è già presidiata. Nonostante i rappresentanti delle iniziative civili non abbiano potuto oltrepassare i blocchi, in piazza e nelle vie laterali si radunano spontaneamente molti cittadini, che vengono caricati dai 2.000 agenti presenti (a sin., il volantino di invito).

Il 16 gennaio il "Rude pravo" racconta la versione ufficiale dell'episodio di domenica: "In piazza San Venceslao alcuni gruppi di elementi antistatali hanno tentato una provocazione lungamente preparata dai centri occidentali e da alcune stazioni radio occidentali, fra cui Europa Libera e la Voce dell'America, in collaborazione soprattutto con i capi della cosiddetta Charta 77. Hanno tentato di approfittare dell'anniversario del suicidio insensato dello studente J. Palach per suscitare emozioni antisocialiste e violare l'ordine nella capitale, nonostante gli organi statali avessero vietato tale azione. I funzionari delle forze dell'ordine sono intervenuti energicamente contro i provocatori bloccando le loro azioni... Su richiesta dei collettivi di lavoro, i membri delle Milizie popolari delle fabbriche della capitale hanno partecipato al mantenimento dell'ordine e della calma nel centro cittadino". Nel pomeriggio vi sono state altre manifestazioni spontanee in piazza San Venceslao, represse brutalmente dalla polizia intervenuta non solo contro i rappresentanti delle iniziative informali venuti per deporre fiori davanti al monumento, ma anche contro semplici passanti. "Vecerni Praha" pubblica con il titolo Stop ai provocatori una "lettera aperta" in cui 313 fra studenti e insegnanti della facoltà di Pedagogia dell'Università di Praga protestano contro le "attività dei provocatori".

17 gennaio. Charta 77 con il documento 6/89 rende noto che il collettivo dei portavoce e altri attivisti indice per domenica 22 uno sciopero della fame "per protestare contro l'incarcerazione illegale di alcuni cittadini per motivi politici e religiosi, e contro l'arresto di rappresentanti di Charta 77 e degli altri gruppi informali e di singoli cittadini che volevano deporre fiori in memoria di Jan Palach il 15 e il 16 gennaio". "Vecerni Praha", in contrasto con la legislazione vigente, pubblica nomi e indirizzi delle persone arrestate il 16 gennaio: Stanislav Penc, Jana Petrova, Alexandr Vondra, Jana Sternova, David Nemec, Josef Zacek, Marek Ptacek, Danuska Nemcova, Vaclav Kratochvil, Otakar Veverka, Jitka Vavrikova, Petr Placak, Jiri Fiala, Vaclav Havel".

18 gennaio. Tra le 4 e le 5 del pomeriggio in piazza San Venceslao si ripete la manifestazione spontanea, ma stavolta la polizia non interviene. La gente scandisce diversi slogan, vi sono discorsi improvvisati e Martin Palous riesce a leggere la lettera di Charta 77 indirizzata alla riunione dei paesi dell'OSCE a Vienna.

19 gennaio. Il parlamento europeo approva una risoluzione che condanna la repressione della polizia contro i cittadini e l'internamento coatto di Augustin Navratil. Nel pomeriggio in piazza ancora una manifestazione spontanea cui partecipano circa 5000 persone. Nonostante si tratti di una manifestazione pacifica, la polizia interviene ancor più duramente del 15 gennaio.

20 gennaio. Il "Rude pravo" esce con l'articolo Non permetteremo il sovvertimento della repubblica, riprendendo nel titolo gli attacchi della stampa contro gli inizi di Charta 77: "La nostra società socialista, il nostro sistema politico concede ampio spazio per la realizzazione del pluralismo democratico di tutti i rami sociali e dei gruppi di interesse e politici dei cittadini lavoratori. Il socialismo pluralista, tuttavia, non ha e non avrà nulla in comune con la formazione e l'azione delle strutture antisocialiste. Il potere in questa nazione appartiene al popolo lavoratore, che se l'è conquistato lottando duramente e il socialismo è stato la sua scelta. Il ritorno alle condizioni dell'epoca borghese è inaccettabile. E' del tutto escluso. Lo affermiamo senza mezzi termini, anche se ciò a qualcuno può non piacere".

Al pellegrinaggio popolare alla tomba di Palach a Vsetaty partecipano molte persone, soprattutto giovani. Il gesto è impedito dai controlli e dai soprusi della polizia. Ciò nonostante il chartista Stanislav Devaty riesce a oltrepassare il cordone di polizia e a deporre un mazzo di fiori sulla tomba.
23 gennaio. Charta 77 con il documento 9/89 diffonde l'elenco dei detenuti politici, inclusi gli arrestati per gli avvenimenti recenti.
24 gennaio. Dieci operai indirizzano una lettera al Comitato centrale del Partito in cui chiedono piena informazione non solo sugli avvenimenti recenti, ma anche sulla storia del paese nell'ultimo secolo: "Noi giovani cittadini ci rendiamo conto di quanto poco concretamente conosciamo per esempio sugli anni '50, sul 1968, su Jan Palach e ovviamente sull'attività delle persone che gravitano attorno a Charta 77. Chi fosse T.G. Masaryk non lo sappiamo dalla scuola, e la nascita della repubblica l'abbiamo celebrata solo quand'eravamo ormai adulti. Non è poco quel che vogliamo sapere. Non intendiamo certo essere informati alla vecchia maniera, quanto piuttosto avere la possibilità di essere informati correttamente".

Qualche crepa nel muro di gomma
25 gennaio. Il "Rude pravo" nella rubrica dedicata alle "domande dei lettori" inizia a rispondere a numerose domande aperte in cui si chiede perché le manifestazioni fossero state proibite in piazza San Venceslao, perché fosse stata permessa quella del 10 dicembre '88 in piazza Skroupova ma le altre no, cosa sia esattamente Charta 77, ecc. Il tribunale rimette in libertà D. Nemcova, S. Vondra, J. Sternova, D. Nemec, P. Placak e S. Penc, fermati e accusati di "teppismo" per aver tentato di deporre dei fiori alla base della statua di san Venceslao; J. Petrova e O. Veverka, come Havel, restano invece in carcere.
26 gennaio. Il portavoce del governo Miroslav Pavel alla conferenza stampa ufficiale rende conto delle persone identificate, fermate, messe sotto accusa e ferite durante le manifestazioni. L'agenzia informale VIA completa i dati: "Sono state identificate 1406 persone, i fermati 516, 13 multati, 130 persone sono state denunciate per vari reati (con pene previste fino a 3 mesi di carcere e ammende fino a 5000 corone), 79 sono accusate di teppismo e 3 sono in carcere: Vaclav Havel, Jana Petrova (Associazione pacifista indipendente) e Ota Veverka (Club per la pace "John Lennon").

Altre 16 persone si sono dovute rivolgere a cure sanitarie, 2 hanno riportato ferite gravi. Per fermati si intendono tutti coloro che sono stati fermati preventivamente per almeno un giorno. Se si escludono fermi di ore, solo nelle giornate di domenica 15 e giovedì 19 vi sono stati 397 fermi". Lo HOS diffonde una dichiarazione in cui condanna "l'incomprensibile lotta condotta dai corpi di sicurezza contro i cittadini pacifici" e sottolinea la necessità di trattative e del dialogo come unica via sensata per uscire dalla crisi generale della società cecoslovacca. L'associazione informale Iniziativa degli operatori culturali invia al presidente del governo Adamec una dichiarazione sottoscritta da 692 persone del mondo della cultura ufficiale e informale, che protestano contro la detenzione di Havel e degli altri cittadini e invitano le autorità al dialogo: “Il 16 gennaio 1989 Vaclav Havel e altri partecipanti alla celebrazione commemorativa per Jan Palach sono stati arrestati in piazza San Venceslao. Noi, che conosciamo Havel come un eminente drammaturgo e un uomo onesto, siamo disturbati e insultati dalla falsità con cui la stampa ha riportato l'evento. Come operatori culturali siamo convinti che gli attuali problemi sociali non possono essere ignorati né risolti con calunnie, arresti e violenze. Chiediamo perciò che le autorità cecoslovacche accettino il dialogo, di cui loro stesse proclamano l'importanza. Premessa per tale dialogo è, naturalmente, la liberazione di Havel e di tutti coloro che sono detenuti illegalmente, e una politica di informazione più onesta".

Nei giorni successivi molti altri uomini di cultura si aggiungono e si arriva ad alcune migliaia di firme. A questa iniziativa si aggiunge anche la Petizione dei cittadini sugli avvenimenti del 15-21 gennaio, che al 15 febbraio raccoglie già 3367 firmatari.

27 gennaio. Sedici cittadini si rivolgono ad Andrej Sacharov affinché informi l'opinione pubblica sovietica di quanto sta accadendo in Cecoslovacchia. Un gruppo, inizialmente di 17 cittadini, ringrazia con una lettera il cardinal Tomasek per la sua posizione in merito agli avvenimenti di gennaio. Nella sua risposta al cardinale, Adamec scrive:" Il governo cecoslovacco vuole stabilire buoni rapporti con la Chiesa cattolica. Ma io ho l'impressione che Lei non sia stato ben informato sul reale svolgimento dei fatti in piazza San Venceslao. Secondo me un giudizio oggettivo e non di parte... sarebbe molto utile alla convivenza tra Chiesa e Stato... che si può raggiungere solo per mezzo di un dialogo costante in uno spirito di buona volontà".

29 gennaio. Gli attivisti sovietici per i diritti umani Elena Bonner, Larisa Bogoraz (scomparsa il 6 aprile 2004), Andrej Sacharov e Lev Timofeev inviano ai capi di Stato riuniti all'incontro dell'OSCE a Vienna una protesta contro le violazioni dei diritti umani in Cecoslovacchia.

TOMASEK SCRIVE AL PREMIER

Il cardinal Tomasek invia al premier Adamec una lettera in cui esprime ferma preoccupazione per le violazioni dei patti di Helsinki e invita il governo a un immediato dialogo con la Chiesa e con i cittadini: "Non si può soffocare con la brutalità il giusto desiderio dei cittadini di vivere in spazi di libertà come quelli che si sono venuti a creare nel XX secolo. Credo che reprimere questo dialogo tra cittadini ed autorità provocherà un confronto che danneggerà tutti. Nel nome del Vangelo di Cristo, dal quale è sorta la nostra e la cultura europee, Le chiedo di avviare un dialogo diretto fra Stato e Chiesa e con tutti i cittadini, e subito!".
Segue una seconda durissima missiva di Tomasek ad Adamec sulle manifestazioni: "Se gli organi di sicurezza hanno usato la forza bruta contro i cittadini amanti della libertà, hanno agito non solo contro il nostro ordine costituito, ma anche contro l'umanità. Gli organi di sicurezza hanno così superato la propria competenza e hanno messo a repentaglio la posizione del nostro Stato all'interno e all'estero… Il superamento dei problemi economici nel nostro Stato presuppone un'ampia partecipazione dei cittadini alla cosa pubblica, ed è impensabile senza certezza sociale e garanzia di legalità, e senza il miglioramento generale della situazione del paese. Ritengo, come rappresentante di una Chiesa che già da quasi duemila anni ha acquisito esperienza in questi problemi e ha conosciuto la mentalità del popolo e delle persone, ch'io abbia una certa competenza nel descrivere quale sia la situazione oggettiva".