novembre-dicembre 1989
26 novembre. Nell'Obecny Dum in serata, incontro tra la delegazione del governo cecoslovacco con i rappresentanti del Forum civico. Adamec incontra Havel. Le trattative si svolgono a porte chiuse. Alla fine padre Maly è autorizzato a dire solamente che Adamec interverrà alla manifestazione del pomeriggio e sperano che entro il lunedì successivo tutti i prigionieri di coscienza sarebbero stati liberati. Adamec sottolinea che si tratta di un ulteriore passo sulla via del dialogo già avviato, ma rammenta che nel paese esistono leggi che non si possono cambiare dall'oggi al domani.
Riunione straordinaria del Comitato centrale del Partito sui cambi al vertice, si decide un congresso straordinario per il 26 gennaio 1990, si sottolinea la strada del dialogo per trovare una "soluzione politica" alla situazione. Nel frattempo vengono impartite istruzioni per contrastare le iniziative del Forum, per es. "ostacolarne la diffusione nelle città e nei paesi", "separare gli studenti dal Forum", "rallentare la revisione della Costituzione", "mantenere l'economia su base socialista", "mantenere il controllo della tv", "allinearsi all'URSS anche riguardo ai fatti del '68". Alcuni nomi illustri che escono di scena: J. Lenart (commissione politica estera), M. Stepan (cultura, capo del PC praghese), M. Zavadil (politica sociale), J. Fojtik (commissione ideologica).
Nuovo raduno di cittadini al Letna: ormai è presente l'intera capitale. Interventi in diretta televisiva di V. Havel e di L. Adamec. A Bratislava M. Mnasko guida una nuova manifestazione; la Slovacchia aderisce allo sciopero generale del giorno dopo.
Sciopero generale
27 novembre. Ore 12: comincia lo sciopero generale di due ore proclamato dall'opposizione, cui aderisce l'intera repubblica. Il Forum civico chiede formalmente libere elezioni. In piazza S. Venceslao a metà pomeriggio si radunano centinaia di migliaia di persone. Discorsi di V. Klaus (OF) e altri rappresentanti di partiti politici e degli studenti.
28 novembre. Il Forum civico chiede ai rappresentanti del governo il rilascio di tutti i prigionieri politici, la sospensione dei procedimenti penali contro dissidenti, le dimissioni del presidente Husak, la condanna dell'invasione delle truppe del Patto di Varsavia nel '68, libertà religiosa, di stampa e di associazione. Si decide l'abrogazione di tre articoli della Costituzione (il 4, il 6 e il 16) che stabiliscono il monopolio del Partito comunista, e la formazione, entro il 3 dicembre, di un nuovo governo federale. Nel frattempo cesseranno gli scioperi di studenti e artisti.
29 novembre. L. Adamec incontra i rappresentanti delle confessioni religiose. Il Parlamento vota la fine del monopolio politico del PC e del Fronte nazionale, e l'abolizione dell'impostazione marx-leninista nell'educazione e nella cultura. A Bratislava si incontrano rappresentanti dell'opposizione con incaricati del governo slovacco.
30 novembre. Il primo ministro Adamec si dice favorevole ad una rivalutazione della Primavera di Praga. Il politburo condanna ufficialmente l'intervento delle truppe del Patto di Varsavia nel '68 come "ingiustificato" ed "errato", e propone all'URSS di formare una commissione per rivalutarne la portata storica; chiesto a Mosca il ritiro delle truppe sovietiche stanziate in Cecoslovacchia. A Bratislava nuova manifestazione promossa dall'Opinione pubblica contro la violenza.
L’epilogo
30 novembre. Il governo approva la rimozione del filo spinato lungo la frontiera con l'Austria. Il ministero dell'istruzione abroga l'insegnamento del marxismo nelle superiori.
2 dicembre. Viene disarmata la milizia popolare.
3 dicembre. Presentato il nuovo governo, con a capo L. Adamec, composto ancora però da 16 comunisti contro 5 ministri non comunisti. Condanna l'invasione del '68. L'opposizione respinge la composizione del nuovo governo: manifestazioni in tutte le città. Il Forum civico e l'Opinione pubblica contro la violenza minacciano un altro sciopero generale se non ci saranno mutamenti nella composizione del governo. Padre Zverina chiede le dimissioni del segretario per gli affari della Chiesa, Janku, e lo scioglimento dell'associazione filogovernativa per il clero Pacem in terris.
5 dicembre. I cittadini scendono nuovamente in piazza per chiedere le dimissioni del nuovo governo. Adamec incontra l'opposizione per formulare un rimpasto governativo, viene decisa la riabilitazione dei militanti comunisti espulsi dal partito dopo la Primavera del '68.
6 dicembre. Proseguono i colloqui tra governo e opposizione, si apre il processo per i fatti del 17 novembre. Adamec si dimette dalla funzione di presidente del consiglio; Jakes e Stepan sono espulsi dal Partito. A Bratislava viene formato il nuovo governo slovacco composto da 24 membri; primo ministro è R. Suster.
7 dicembre. Marian Calfa, vice-presidente del consiglio dei ministri, riceve l'incarico di formare un nuovo governo.
8 dicembre. Il presidente Husak proclama l'amnistia per i detenuti politici. Intanto a Bratislava dal governo appena costituito si dimettono 6 ministri.
10 dicembre. Il presidente Husak rassegna le dimissioni. Viene presentato il nuovo governo: M. Calfa è primo ministro; Il Forum è presente con J. Dienstbier (min. esteri), V. Klaus (min. finanze), P. Miller (min. lavoro e problematiche sociali); J. Carnogursky di Pubblico contro la Violenza è nominato primo vicepremier. Manifestazione in piazza San Venceslao per la giornata internazionale dei diritti umani.
12 dicembre. L'associazione filogovernativa per il clero Pacem in terris, già condannata dal Vaticano e dal primate Tomasek, decide lo scioglimento. A Bratislava viene formato un nuovo governo slovacco, guidato dal primo ministro Milan Cic, affiancato dal vice-primo ministro V. Ondrus, membro dell'opposizione.
13 dicembre. I lavori del nuovo governo sembrano improntati a svolte storiche. Garantite libere elezioni entro il luglio 1990, riforme economiche e legislative per la creazione di un vero stato di diritto. L'opposizione propone V. Havel come candidato alla carica di presidente della repubblica.
28 dicembre. Alexander Dubcek viene eletto presidente del parlamento federale al posto di S. Kukral.
29 dicembre. Vaclav Havel viene eletto presidente cecoslovacco.
Le Basi programmatiche del Forum civico
Il nostro paese si è venuto a trovare in una profonda crisi etica, spirituale, ecologica, sociale, economica e politica... Il monopolio del Partito in tutti i posti chiave ha creato un sistema di vassallaggio ingiusto che ha paralizzato l'intera società. La gente è così sottoposta al ruolo di semplice esecutrice degli ordini dei potenti. Le sono negati i diritti umani, civili e politici fondamentali". Il programma prosegue elencando 7 punti, riguardanti il sistema statale democratico (nuova Costituzione, garanzie legislative, sistema giudiziario indipendente); il sistema politico; la politica estera (per avere "un posto adeguato in Europa e nel mondo"); l'economia nazionale; la giustizia sociale (porre "le condizioni per lo sviluppo e l'affermazione delle capacità di ciascuno"); l'ambiente; la cultura e l'istruzione ("la cultura non può essere solo appannaggio degli artisti, degli scienziati e degli insegnanti, ma una modalità di vita di tutta la società civile. Dobbiamo liberarci dai vincoli di qualsiasi ideologia e superare la separazione artificiale dalla cultura mondiale.
Erano ancora pronti a tutto
Dall'informativa del ministero degli interni federale alle forze di pubblica sicurezza e alla Milizia popolare, 27 novembre: "Egregi compagni, negli ultimi giorni i collettivi di lavoro e di Partito, gli organi e il Fronte nazionale hanno espresso preoccupazione per la grave situazione che si è creata a Praga e nelle altre città della nostra patria. E' il risultato dei ripetuti tentativi delle forze antisocialiste, appoggiate e ispirate dall'estero, che mirano a sfruttare il processo di ristrutturazione e democratizzazione avviato e condotto dal Partito comunista cecoslovacco, e a portare a termine il loro intento distruttivo. Queste forze sfruttano la naturale tendenza dei lavoratori e soprattutto della giovane generazione per trovare soluzioni rapide ed adeguate ai problemi sociali, e si pongono con la loro attività contro la politica del Partito e gli organi dello stato socialista... Valutiamo positivamente il fatto che tutti i funzionari e dipendenti del ministero degli interni abbiano eseguito con decisione e senza indugi i propri compiti di servizio negli ultimi giorni, e che essi assicurino responsabilmente e attivamente tutti i rimanenti doveri per difendere l'istituzione statale socialista e i successi della costruzione del socialismo".
RORATE COELI
Il tempo dell'Avvento è un affascinante periodo dell'anno liturgico, un tempo di rinnovamento spirituale della nazione. Un Avvento come quello che viviamo quest'anno forse non 1'avevo vissuto da quel lontano primo Avvento in cui nacque il mio sacerdozio. Soltanto quest'anno ho cominciato a pregare su questi testi straordinari, volevo trovare i passi che descrivono o interpretano o confermano questo periodo. Mi sono reso conto che sarebbe uscito un grosso volume, senza contare quello che in un modo o nell'altro avrei tralasciato. Avvento significa venuta, tempo di preparazione alla venuta di Cristo, tempo di conversione e di speranza, di lieta attesa. Due testi chiave che non posso dimenticare: "Ecco, il Signore viene e tutti i suoi santi con lui. Si apra la terra e germini il Salvatore", e il secondo: "Preparate le vie del Signore".
Così l'eternità con dolce violenza e tenera forza irrompe nei continui cambiamenti delle circostanze, toccando le nostre anime di credenti e non credenti. Questa irruzione di forze soprannaturali è stata resa possibile dal rinnovamento spirituale promosso in preparazione al millennio del martirio di sant'Adalberto, dal processo di canonizzazione, durato secoli, della nostra principessa povera ma ricca nello spirito. "Sant'Agnese - dice la gente semplice - sapeva non aver fretta".
Ai protagonisti dell'Avvento - la Vergine Maria, il profeta Isaia, Giovanni Battista - si unisce la nostra santa della stirpe dei Premyslidi. Ripiena di Spirito Santo, profetessa silenziosa e voce che parla ai re e ai secoli, Agnese sta davanti a noi come simbolo del nostro Avvento dell'anno della salvezza 1989. Sta in silenziosa preghiera, umile e forte, semplice e nobile, come la colse Myslbek*, testimone di avvenimenti lontani e attuali. Prega per noi e con noi: "Stillate cieli dall'alto e le nubi facciano piovere la giustizia" (Is 45,8).
1 dicembre 1989
(J. Zverina. La gioia di essere Chiesa, p 64)
(*: lo scultore autore della famosa statua equestre di san Venceslao e dei 4 patroni nazionali: Agnese, Adalberto, Procopio, Ludmila)