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22 novembre 1989


22 novembre. Bratislava. Una manifestazione di 15.000 persone appoggia le richieste dell'opposizione di Praga, inneggia ad A. Dubcek e chiede libere elezioni. A Praga proseguono le dimostrazioni dei cittadini.

In piazza S. Venceslao nuova manifestazione di pomeriggio. Gli interventi di Havel e altri e il saluto di Dubcek sono introdotti dalle note di Modlitba pro Martu, della cantautrice underground Marta Kubisova.

“Rudé právo” - 22.11.89

Martedì a Praga il presidente del governo Ladislav Adamec si è incontrato con i rappresentanti dei circoli studenteschi, artistici e civili della capitale (a sinistra, nella foto). All'incontro hanno preso parte l'attore Jiri Bartoska, il presidente del Comitato praghese dell'Unione della gioventù socialista, Martin Ulcak e il suo vicepresidente Jan Pradler, il minatore Milan Hurska, Martin Mejstrik del Comitato di coordinamento scioperi delle scuole superiori della capitale, il compositore Michael Kocab, il redattore Michal Horacek di "Mlady svet", dalla facoltà filosofica della UK Zdenek Vesely e Pavlina Kupova, e Jan Ruml per l'associazione Forum Civico. I presenti hanno esposto al presidente del governo la propria valutazione della situazione nella capitale e nelle altre città del paese, e soprattutto nelle scuole superiori e medie. Hanno dichiarato che si è giunti all'inasprimento, alle manifestazioni e agli scioperi a causa dell'intervento sproporzionato delle forze dell'ordine contro la manifestazione del 17 novembre. Per ritornare alla calma occorrerebbe far luce sugli avvenimenti e iniziare un ampio dialogo con la società civile". Adamec però non ha ancora capito la portata degli eventi: secondo lui infatti il governo cecoslovacco è pronto ad accogliere qualsiasi consiglio da chiunque, se questo può portare al rinnovamento della società socialista. "Ma manterremo il socialismo, su questo non si discute.

Dichiarazione del cardinal Tomasek

Cari concittadini, mi rivolgo a voi dopo essere rientrato da Roma, dove ho partecipato alla canonizzazione della nostra Agnese. Lei, di nobili origini, si è ritirata in convento per amore a Dio e al prossimo, ma non ha cessato di essere con il suo popolo nell'ora della gloria e nell'umiliazione. Anch'io non posso rimanere estraneo al destino del mio popolo e dei cittadini del nostro Stato. Non posso tacere nel momento in cui vi siete uniti in una grande protesta contro le ingiustizie che subiamo da 40 anni. Non ci si può fidare di un'amministrazione statale incapace di dire la verità, e che nega a una terra che ha una tradizione statale millenaria, i diritti e le libertà che in qualsiasi nuovo Stato del terzo mondo sono considerati normali... Le proteste e le richieste della Chiesa cattolica sono state altezzosamente ignorate. Anche quando il popolo cattolico ha alzato la voce, in centinaia di migliaia, a Velehrad nell'85 e con la petizione dell'88, si sono fatti passi insignificanti. Alle mie offerte di dialogo dell'anno scorso, il presidente ha risposto solo sei mesi fa, ma in pratica è stato un risultato irrilevante. La Chiesa rimane ancora alle dipendenze del potere statale secondo il trattamento coatto dell'epoca staliniana... Non si può credere a questa gente. La medesima situazione tragica si ha negli altri ambiti della vita sociale: nella scienza, nella cultura, nei mass media, negli eventi sociali, civili e politici... Anche noi ora non possiamo aspettare, bisogna agire... Oggi siamo tutti chiamati alla responsabilità per il presente e il futuro nostro e dei nostri figli. Siamo con voi, amici, che chiedete giustizia per tutti... Vi esorto solo a continuare a percorrere la via della non violenza. Lottiamo per il bene con metodi buoni... In quest'ora decisiva della nostra storia non deve rimanere da parte nessuno. Alzate nuovamente la voce, questa volta assieme agli altri cittadini, cechi e slovacchi, appartenenti ad altre etnie, credenti e non credenti. Il diritto alla fede non va separato dagli altri diritti democratici. La libertà è indivisibile. Termino con le parole che sono già risuonate nella nostra storia: "Con l'aiuto di Dio, i nostri destini sono nelle nostre mani".

23 novembre. Alle 16, circa 300.000 cittadini partecipano alla manifestazione in piazza San Venceslao. Prendono la parola dal balcone della Melantrich R. Hrusinsky, I. Skoda, J. Hromadka, V. Havel, V. Komarek, I. Petruzela. Non vi sono incidenti. Alle 17.30 la manifestazione è sciolta ma la gente continua ad affollare la piazza.

Informativa dell'ufficio politico dei ministeri degli interni federale e ceco sulla situazione: "Compagni, alcuni elementi parassiti cercano di approfittare dell'attuale situazione di tensione e discussione. Si moltiplicano gli atti di violenza e altre forme di violazione dell'ordine pubblico che minacciano le vite, l'incolumità e le proprietà socialista e personale. Sui vostri posti di lavoro prendete le misure necessarie per garantire i diritti, le libertà e le garanzie sociali dei nostri cittadini, secondo l'esempio della pubblica sicurezza che agisce sulla base del suo mandato legale e costituzionale. Non permettete che risolvendo i problemi politico-sociali si aprano degli spazi agli elementi criminali e alle altre forze antisociali".

I funzionari dell'esercito appoggiano invece "il programma del Partito comunista, la perestrojka e la democratizzazione, unica alternativa a vantaggio dei nostri lavoratori. Gli ultimatum e le richieste irrealistiche dei gruppi di opposizione, la critica imprudente di ciò che è già stato realizzato, la calunnia di tutto ciò che fa parte del socialismo, tutto questo non è decisamene la via per un ulteriore sviluppo... Ancora ribadiamo di poter servire il popolo di questa bella terra, il popolo che crea, sotto la guida del Partito comunista, i propri valori, affinchè gli interessi della patria e le conquiste del socialismo possano essere garantite".


24 novembre. Dimissioni del politburo e della segreteria del Partito. Intanto la capitale è ancora teatro di manifestazioni. Viene eletto il nuovo segretario del Partito, K. Urbanek. A. Dubcek si reca a Praga. V. Havel comunica che il Forum civico è pronto alle trattative con il governo.



Un passo avanti e due indietro
Il "Rude Pravo" rende nota l'elezione, a scrutinio segreto, del compagno Karel Urbanek (a sinistra nella foto)a nuovo segretario generale del CC del Partito (136 voti a favore, 7 contro). In tarda serata il vecchio CC si scioglie per lasciare il posto alle nuove candidature: "Il Comitato centrale, consapevole delle proprie responsabilità verso il Partito e verso il popolo, ha accolto le dimissioni di tutti i membri e i candidati della presidenza e della segreteria del CC, e ha eletto la nuova amministrazione del Partito:

membri della presidenza: Karel Urbanek, Josef Cizek, Miroslav Huscava, Ignac Janak, Ivan Knotek, Jozef Lenart, Miroslav Stepan, Miroslav Zajic, Miroslav Zavadil. Candidati alla presidenza: Josef Haman, Vladimir Herman, Miroslava Nemcova, Ondrej Saling. Segretari e membri della segreteria: Karel Urbanek, Ivan Knotek, Jozef Lenart, Frantisek Hanus, Otto Liska, Miroslav Zajic. Membri della segreteria: Zdenek Horeni, Josef Mevald, Vasil Mohorita". Il nuovo esecutivo di Partito propone vari punti: prevede l'elaborazione, entro la metà di dicembre, di un "programma d'azione" in preparazione al XVIII congresso, che possa dare "risposte concrete" alle questioni del rinnovamento del socialismo, della perestrojka in politica, nell'economia e nella società. Chiede agli organi di sicurezza di non usare la forza nei conflitti sociali, se non in caso di estrema necessità. "Esprime rincrescimento per gli avvenimenti del 17 novembre a Praga. L'intervento della polizia è da ritenersi un errore politico" (non quindi una violazione dei diritti civili, no, solo una questione politica), su cui si dice di voler fare chiarezza. "Il Partito intende condurre il dialogo con tutti coloro che rispettano la Costituzione cecoslovacca", e chiama alla "collaborazione e corresponsabilità" tutti i cittadini "senza distinzione di convinzioni e confessioni". Viene chiesto di collaborare alla ricostruzione del governo nazionale anche ai rappresentanti di altri partiti politici, e si afferma di voler porre sul tappeto una discussione relativa alla nuova costituzione e alle leggi su manifestazioni, famiglia, scuola e stampa. Il nuovo CC condanna le manifestazioni di protesta e gli scioperi come metodo per risolvere i problemi sociali. L'amicizia e la collaborazione con l'URSS sono fuori discussione.


Svatá Anezka Ceská

25 novembre. Nel duomo di san Vito il cardinal Tomasek celebra una messa per la canonizzazione di Agnese di Boemia; nella capitale affluiscono centinaia di migliaia di pellegrini che, al termine della funzione, confluiranno con altri cittadini nella spianata del Letna (foto in basso), dove parlano Havel e Dubcek, in diretta televisiva. A Bratislava si concentrano 10.000 manifestanti ad un raduno organizzato dall'opposizione; discorso di M. Knasko, leader dell'Opinione pubblica contro la violenza. Il presidente Husak, su richiesta dell'opposizione, annuncia la sospensione dei procedimenti penali contro gli attivisti Carnogursky, Kusy, Ruml, Zeman, Uhl, Jirous, Polsky e Starek. A sera, riunione straordinaria del Comitato praghese del Partito, durante la quale la presidenza Stepan dà le dimissioni (sostituito da V. Pazler). Discorso di Karel Urbanek alla tv: il segretario generale usa toni concilianti verso l'opposizione ma ricorda che la Cecoslovacchia "è nel cuore dell'Europa e il cuore, come si sa, può avere un infarto. Non permettiamo che la nostra patria con le sue profonde tradizioni democratiche abbia un infarto". A sera, intervento di Vaclav Havel alla tv: "Cari amici, mi rivolgo a voi per la prima volta dalla tv cecoslovacca, e non a nome mio, come scrittore, ma come rappresentante del Forum civico. E' un movimento sorto spontaneamente qualche giorno fa, ma che già in questi pochi giorni può dire responsabilmente di rappresentare coloro che hanno una visione critica verso la politica dell'attuale governo del nostro Stato. Il nostro scopo è far sì che si possa vivere degnamente, che i cittadini siano gentili gli uni verso gli altri, che si rialzino dalle brutture, che si divincolino da quella strana ideologia che è stata loro inculcata e secondo la quale l'uomo deve pensare a se stesso e non al futuro, e non agli altri. Occorre rompere questa demagogia della demoralizzazione. Il risveglio civile condurrà a una società capace di strutturarsi da sé...".


Dichiarazione del Forum Civico

... La situazione in questi momenti è ancora aperta, abbiamo davanti molte possibilità e abbiamo due certezze. La prima di esse è che non ci può essere ritorno alla forma precedente di governo totalitario, che ha portato la nostra terra sul baratro della crisi spirituale, morale, politica, economica ed ecologica. La nostra seconda certezza è che vogliamo vivere in una Cecoslovacchia libera, democratica e prospera, che dovrà ritornare in Europa; e questo ideale non lo tradiremo qualunque cosa accada nei prossimi giorni. Il Forum Civico si rivolge a tutti i cittadini della Cecoslovacchia affinchè appoggino le richieste fondamentali tramite lo sciopero generale indetto per lunedì 27 novembre dalle 12. Dal successo dello sciopero dipenderà se il nostro paese intende porsi in modo pacifico sulla via verso un ordinamento sociale democratico, oppure se vince il gruppo solitario di stalinisti che vogliono mantenere il potere e i privilegi ad ogni prezzo, mascherandoli con slogan sulla perestrojka"

Preghiera per le vittime della violenza

Abbiamo gridato in seicentomila. Prima e dopo altre decine di migliaia. Sulla terra non abbiamo ottenuto ascolto. Adesso il sangue degli innocenti grida al cielo. Gridano sei milioni di cristiani, insieme ai milioni di fratelli e sorelle che credono solo nella giustizia della storia. Il Dio della verità e dell'amore ascolta i nostri lamenti e le nostre preghiere. Preghiamo per tutti coloro che soffrono e sono stati picchiati, per gli umiliati e gli offesi. Preghiamo per tutti coloro che hanno fame e sete della giustizia, per coloro che sono perseguitati, torturati, imprigionati, offesi e disonorati a causa della verità e della libertà, i diritti umani e la giustizia, e per coloro che soffrono per il Tuo nome. Preghiamo per i puri di cuore e gli operatori di pace. Preghiamo per coloro che ci fanno violenza.
Fa', ti preghiamo, che non rispondiamo al male con il male, alla violenza con la violenza, all'odio con l'odio.
Dacci, ti preghiamo, amministratori della cosa pubblica saggi, giusti, responsabili e aperti.
Ti preghiamo per i nostri giovani che tornano a sventolare il vessillo della speranza per il futuro della nostra nazione: che siano onesti e saldi, coraggiosi e giudiziosi.
Dacci, Signore, tutta la fede, la speranza e la carità, la forza e la conoscenza che possiamo e dobbiamo dimostrare nei fatti. Amen.
(J. Zverina. La gioia di essere Chiesa, p 59).

Il 22 novembre M. Stepan si incontra con il cardinal Tomasek nello sforzo disperato di guadagnar consensi e sfruttare l'autorevolezza del primate. Tomasek protesta poi contro la disinformazione sull'incontro: "...Come pastore della Chiesa cerco di non respingere nessuno che mi chiede un colloquio. L'incontro col signor Stepan tuttavia non è quel dialogo che ho invocato invano per anni... La Chiesa cattolica sta interamente dalla parte del popolo in questa lotta. Ringrazio tutti coloro che ora si impegnano per il ben di tutti, e ho piena fiducia nel Forum civico che è diventato il portavoce della nazione".