AUGUSTIN NAVRATIL
(1928-2003)
© www.charta77.org
"...non
avevamo compreso che era il Giusto,
senza il quale, come dice il proverbio, non esiste il
villaggio.
Né la città. Né tutta la terra
nostra".
(A. Solzenicyn)
Nato
il 20 dicembre 1928 a Lutopecny, nei pressi di Kromeriz, in
Moravia, in una famiglia contadina. La tradizione contadina
si tramanda anche ad Augustin che, nonostante l'impiego da
falegname, continua a coltivare la terra, anche per motivi
pratici: sfamare i 9 figli. Le autorità locali non
accettano però che si rifiuti di iscriversi nella
cooperativa agraria, e fanno di tutto per espropriargli il
terreno. Nel frattempo Navratil riesce ad ottenere un posto
nelle ferrovie. Negli anni '70 segue con interesse la
nascita di Charta 77, ed egli stesso si fa promotore di una
petizione per i diritti umani e religiosi. Raccoglie circa
un migliaio di firme, ma lo arrestano e dal 28 marzo 1978 lo
internano per cinque mesi nella clinica psichiatrica di
Kromeriz, allo scopo di spaventarlo e di screditarlo di
fronte ai conoscenti. E' l'inizio di una lunga serie di
internamenti. L'11 novembre 1985, in seguito a una
perquisizione domiciliare, viene arrestato e accusato di
"istigazione" (par. 100/3) per aver inviato una lettera
aperta al presidente della repubblica in cui dimostra che P.
Coufal, sacerdote clandestino greco-cattolico morto in
circostanze misteriose nel 1981, è stato
probabilmente ucciso dalla polizia segreta. Viene
così rinchiuso prima a Brno e poi nella clinica
psichiatrica di Praga (Bohunice) per essere sottoposto a
perizia psichiatrica: "In quella specie di carcere e
manicomio - racconta nell'intervista rilasciata a "Slovensky
Dennik" (7/6/90) - non avevamo nè le latrine,
nè acqua corrente, nè tavoli o sedie. Ci
davano da mangiare per terra, come ai cani, e noi come i
cani mangiavamo seduti in terra. Per tutta la notte
lasciavano una forte luce accesa... Proprio in quel periodo
ho capito cosa sia la forza della preghiera. Delle mie e di
tutte le persone che pregavano per me dall'esterno. Era la
percezione reale di aiuto spirituale nei momenti più
critici. Altrimenti solo difficilmente sarei potuto
sopravvivere a quei momenti". Il secondo sostegno decisivo
è la sua famiglia: "Io e tutti i figli siamo
orgogliosi di te. Comunque vada a finire, sono tua per
sempre...", così scriveva la moglie Augustina,
infermiera, al marito. Anche la moglie in fatto di decisione
non scherza; in serie difficoltà durante il parto di
una delle cinque figlie, rifiuta ugualmente di abortire.
Oggi Irena è una suora orsolina. Il 18 marzo 1986
viene rilasciato dalla prigione sulla base di un referto
medico che gli attribuisce una forma di "paranoia querulans"
e internato (22 aprile) nell'ospedale psichiatrico di
Kromeriz perchè ritenuto "elemento pericoloso e
capace di commettere delitti contro la società". In
ospedale non può avere contatti con l'esterno e viene
sottoposto a cure intensive di psicofarmaci. Il 21 ottobre,
in seguito a numerosi interventi di protesta, il tribunale
di Brno decide il suo rilascio e la possibilità di
"cure ambulatoriali" al posto dell'internamento. Il 5
dicembre, mentre si trova alla stazione di Beznerov, viene
assalito da un gruppo di sconosciuti, malmenato e minacciato
di morte. Ma Augustin non si ferma. Continua a diffondere il
periodico samizdat da lui curato, "Krest'anske obzory", e
nel gennaio 1988 promuove la Petizione in 31 punti per la
libertà religiosa, evento storico della lotta per i
diritti umani, sottoscritta da oltre 600.000 persone.
Fermato e arrestato, è accusato di aggressione alla
forza pubblica e diffamazione; processato nell'autunno dello
stesso anno, entra ed esce dall'ospedale psichiatrico. Il
cardinal Tomasek, in una lettera del 9 settembre, garantisce
che Navratil è sano di mente; intanto si forma un
Comitato in sua difesa. Il 13 settembre 1988 il tribunale di
Kromeriz decide un nuovo internamento.
Qui però vorremmo portare una nostra testimonianza
personale, visto che abbiamo potuto seguire l'udienza del
processo, evento che ci ha molto segnato negli anni
successivi perchè ha "trasformato" le schedine con le
note biografiche di questi "dissidenti" in persone vere e
proprie.
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Kromeriz,
13 settembre 1988
 Di
mattina partiamo da Bratislava con la Skoda (rumorosa: per
chi è seduto dietro è un tormento)
dell'avvocato Jan Carnogursky ( nella foto a
sinistra) alla volta di Kromeriz, dove nel
pomeriggio è previsto il processo a carico di
Navratil. Entriamo in un palazzo giallastro, in restauro,
nella piccola aula dell'udienza. Fuori, su un edificio
campeggia la scritta "il comunismo è la nostra meta";
sul tetto di un altro, poco lontano, si legge "Avanti verso
il comunismo". Ecco Augustin. Visto così, ha proprio
l'aspetto di un contadino moravo. Bassoccio e un po'
trasandato, si presenta con una grande borsa scura. Ha
l'aspetto sereno e deciso. Nell'aula possono restare una
ventina di persone, fra cui l'avvocato Carnogursky. Fuori,
un sacerdote in abiti civili inizia la recita del rosario.
Poco dopo ci fanno spostare perchè la preghiera
disturba il dibattimento. Siamo una cinquantina di persone,
un po' da tutta la Cecoslovacchia (fra cui i sacerdoti
clandestini e firmatari di Charta 77 V. Maly e V. Lizna e
uno dei portavoce di Charta 77, J. Devaty) e anche
dall'estero: vi sono due psichiatri svizzeri e i
rappresentanti delle ambasciate di USA, Canada e Gran
Bretagna. I due svizzeri fanno parte dell'associazione per i
diritti umani "Christian solidarity international", e
avevano effettuato una perizia psichiatrica il giorno prima
dell'udienza, concludendo che Navratil non presenta sintomi
patologici e definendo "una farsa" il processo. I due
però non possono testimoniare. L'avvocato della
difesa, nominato d'ufficio, non si è presentato, e ha
mandato al suo posto un giovane praticante che non conosce
il caso. Navratil si deve difendere praticamente da solo,
mentre le dichiarazioni dei periti psichiatrici, dr. B.
Buzek e dott. M. Ticha della clinica psichiatrica di Olomouc
sono a dir poco sconcertanti. Secondo Buzek "l'imputato
può svolgere regolarmente il proprio lavoro e
mantenere contatti sociali normali, però quando si
entra in uno specifico campo dell'attività umana (-
ossia quello religioso), perde il contatto con la
realtà, entra in un mondo tutto suo e non è
padrone delle proprie azioni". Il presidente della corte,
dr. J. Urbanek dà infine lettura della sentenza: "La
permanenza del paziente in libertà è un
pericolo sociale: l'accusato potrebbe nuovamente ripetere il
crimine già commesso, perciò si decide che sia
sottoposto a una terapia in ospedale". Al termine riusciamo
a conoscere Navratil, che ci consegna un plico con la
documentazione del suo caso; salutiamo anche la moglie, in
lacrime.
A dicembre, grazie alle numerose prese di posizione in suo
favore in patria e all'estero, è dimesso
dall'ospedale su esplicito permesso del ministro della
sanità, e passa le festività natalizie a casa.
Successivamente deve proseguire le cure ambulatoriali. Nel
luglio 1989 promuove il Comitato di solidarietà per i
coniugi Korinek, un'altra famiglia vessata dalle
autorità comuniste, intenzionate a internare i
coniugi in ospedale psichiatrico, costretti alla macchia per
essersi interessati delle illegalità del Comitato
nazionale di Brno.
Dopo il novembre 1989 è membro della presidenza del
Partito popolare cecoslovacco. Nel 1995 bandisce uno
sciopero della fame perchè si concludano le
trattative tra Stato e Chiesa sull'annosa questione della
restituzione delle proprietà alla Chiesa
cattolica.
Muore il 2 maggio 2003. Le esequie sono state celebrate il 9
maggio a Kromeriz alla presenza dei vescovi Jan Graubner e
Dominik Duka, e dell'arcivescovo emerito Karel Otcenasek. E'
stato sepolto a Hradisko, vicino a Kromeriz.
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Da una lettera alla famiglia:
"Non mi è
così difficile portare la croce,... il mio unico
dolore è sapere che voi potreste cedere sotto questo
peso senza che io possa fare qualcosa per aiutarvi.
...Finora ho trascorso il tempo in quelli che potremmo
chiamare esercizi spirituali. Sì, esercizi
spirituali, nella mortificazione, nella meditazione e nella
preghiera, soprattutto del santo rosario. A casa tutto
questo non sarebbe stato possibile. A casa c'è sempre
lavoro, lavoro, lavoro di ogni genere. Qui, invece, comincio
la giornata non solo recitando le mie preghiere di sempre,
ma anche il rosario e solo così le mie giornate
cominciano nella pace, nella tranquillità e
nell'abbandono fiducioso al volere di Dio".

Augustin (al centro) con uno degli specialisti
svizzeri.
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