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1989
Avvenimenti
di gennaio
1
gennaio. Radio Praga,
trasmissioni per l'estero in "italiano". Trasmette brani dal
discorso di capodanno del presidente Husak, il quale "augura
un buon anno 1989 a tutti gli abitanti della repubblica e a
tutti gli amici della Cecoslovacchia. Tanta salute,
soddisfazione nel lavoro e felicità nella vita
personale. Rammenta che l'obiettivo della società
socialista cecoslovacca è lo sviluppo proteiforme
(sic!) dell'uomo e a tal proposito si è
occupato dei principali compiti scaturenti (sic!) dal
processo di ristrutturazione dell'economia e della
società. Ha detto ad esempio che in base alle
risoluzione del XVII Congresso del Partito, in
Cecoslovacchia viene attuato un vasto programma
sociale
Husak ha detto inoltre: 'La realizzazione
della ristrutturazione economica e sociale noi la riteniamo
un processo inevitabile ed irreversibile: essa è il
presupposto fondamentale per raggiungere un livello
qualitativamente più alto di sviluppo della
società socialista, per rendere più intensiva
l'economia, per migliorare su scala generale le relazioni
sociali e per garantire le sempre più alte
necessità materiali e culturali del nostro
popolo
'".
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LA
LEGGE SULL'ABORTO
Il
1 gennaio 1987 entra in vigore la nuova legge
(66/1986) sull'aborto: ora la decisione è
lasciata interamente alla donna. La nuova legge
incontra la forte opposizione non solo della Chiesa
cattolica ma anche di alcuni ambienti della
società. Il cardinal Tomasek si muove
ufficialmente nei confronti del governo, e oltre
13.000 cittadini firmano delle petizioni di
protesta. Lo scontro si riflette anche nell'ambito
del dissenso: Petr Uhl, chartista e membro del
VONS, nel Pamphlet sulla petizione contro
l'aborto pubblicato l'8 ottobre '86, critica la
Chiesa cattolica e le raccolte di firme dei
cattolici, innescando un vero dibattito all'interno
del dissenso. Il teologo Zverina non poteva non far
sentire la propria voce protestando contro il
ruolo-fantoccio del Partito popolare che non si
è mosso per opporsi alla legge: "Nessun
deputato cristiano del Partito popolare ha osato
votare contro la legge. Hanno usato i loro mandati
contro la coscienza e i principi dell'etica
cristiana che sono sostenuti anche da molti non
credenti. Sono anch'essi colpevoli per tutti gli
aborti e le conseguenze che verranno". Zverina
chiede al presidente federale della Pacem in
Terris, Frantisek Vymetal, che è anche
deputato "di non dimenticare i suoi doveri di
sacerdote in simili questioni cruciali per paura o
per calcolo politico". Dalla Slovacchia, Pavol
Carnogursky chiede che il presidente della PiT
slovacca, anch'egli deputato, si dimetta. (Radio
Free Europe, 17/1/87). Nel 1988 uscirà nel
samizdat il dossier di 110 pagine Diritto
alla vita, una raccolta di materiali,
interventi, petizioni e risposte ufficiali sulla
legge e le conseguenze (30% di aborti in più
nel primo anno dall'entrata in vigore)
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2
gennaio. I
rappresentanti delle iniziative informali
, Charta 77, Club John Lennon per la pace (attivo dal
dicembre '88), pacifista indipendente e degli amici degli USA comunicano al Comitato
distrettuale di Praga 1, che il giorno 15 gennaio alle 14 si
terrà in piazza San Venceslao un breve momento per
commemorare i 20 anni dalla morte di Jan
Palach.
6
gennaio. Le
autorità della capitale vietano la
manifestazione.
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LA
"NUOVA" PIANIFICAZIONE
ECONOMICA
Dal
1 gennaio prende l'avvio il "Programma per la
realizzazione di nuovi standard nella
pianificazione e nel sistema di gestione" voluto
dal XVII Congresso del Partito per risollevare le
sorti economiche del paese. L'8 gennaio il
Presidium e il governo approvano i "Principi di
ristrutturazione economica", che prevedono
l'iniziale coinvolgimento di 120 grosse aziende
statali, a cui saranno indicati gli orientamenti
economici ma a cui verrà data maggiore
autonomia pianificativa sulla base della "piena
responsabilità"... (Ecco il sottobosco da
dove son saltati fuori molti "nuovi" leader della
Repubblica ceca, gli economisti ex-fiancheggiatori
che oggi pestano i piedi e con vocina
adolescenziale fanno la morale all'Europa mentre da
loro la sanità va a catafascio!). Come
rilevava anche l'ex ministro Jiri Hajek, "mentre
Gorbacjov in URSS chiede una ristrutturazione
rivoluzionaria e rapida a tutti i livelli, i nostri
leader stanno introducendo solo un mutamento
graduale del meccanismo economico" ("Frankfurter
Rundschau", 2/1/1987).)
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11
gennaio. I
rappresentanti delle iniziative informali invitano a un
pellegrinaggio nazionale alla tomba di Palach, a Vsetaty, il
21 gennaio alle 14.
12
gennaio. Il "Rude
pravo" pubblica l'articolo Si è trattato di un
gesto azzardato, che esprime il punto di vista ufficiale
del Partito sulla morte di Palach: "A distanza di vent'anni,
le stesse forze - spesso rappresentate dagli stessi nomi di
allora - tentano oggi una nuova provocazione. A metà
gennaio voglio organizzare un'assemblea in memoria dello
studente Palach. Si tratta delle stesse forze che vent'anni
fa hanno condotto il nostro paese sull'orlo della catastrofe
e che hanno provocato la tragedia personale di Palach. Non
c'è da meravigliarsi, dunque, che il Comitato
distrettuale abbia negato il permesso di manifestare. Si
tratta di persone provenienti soprattutto dalle fila dei
cosiddetti dissidenti, che minacciano di ripetere gesti
azzardati come quelli di vent'anni fa. Evidentemente non si
rendono conto di quale grave responsabilità portino
su di sé". Alla campagna contro Charta 77 partecipa
anche il "Vecerni Praha" con l'articolo A cosa miri,
Charta?!: "Ogni persona che abbia a cuore la vita e il
lavoro onesto, capisce che non si possono permettere simili
episodi, poiché sono in contrasto con gli interessi
delle persone oneste e per bene. Sappiamo che queste
manifestazioni sono sponsorizzate molto bene, organizzate e
appoggiate da fuori. Lo scopo è uno solo: distruggere
e annientare la trasformazione, la democratizzazione e
complicare il processo di rinnovamento in atto nei rapporti
internazionali. Ogni cittadino per bene della nostra
repubblica socialista deve rifiutare categoricamente simili
raggiri, palesi e gravi".
15
gennaio (domenica).
Charta 77 prepara il documento 4/89 intitolato In memoria
di Jan Palach, che avrebbe dovuto essere letto
pubblicamente alle 14 in piazza San Venceslao dall'attrice e
chartista Vlasta . Secondo le testimonianze dei primi partecipanti e dei
giornalisti stranieri, la polizia e i membri della Milizia
popolare iniziano a bloccare già di notte e nel corso
della mattinata le vie d'accesso alla piazza. Prima delle
due la piazza è già presidiata. Nonostante i
rappresentanti delle iniziative civili non abbiano potuto
oltrepassare i blocchi, in piazza e nelle vie laterali si
radunano spontaneamente molti cittadini, che vengono
caricati dai 2.000 agenti presenti (a sin., il volantino
di invito).
Il 16
gennaio il "Rude
pravo" racconta la versione ufficiale dell'episodio di
domenica: "In piazza San Venceslao alcuni gruppi di elementi
antistatali hanno tentato una provocazione lungamente
preparata dai centri occidentali e da alcune stazioni radio
occidentali, fra cui Europa Libera e la Voce dell'America,
in collaborazione soprattutto con i capi della cosiddetta
Charta 77. Hanno tentato di approfittare dell'anniversario
del suicidio insensato dello studente J. Palach per
suscitare emozioni antisocialiste e violare l'ordine nella
capitale, nonostante gli organi statali avessero vietato
tale azione. I funzionari delle forze dell'ordine sono
intervenuti energicamente contro i provocatori bloccando le
loro azioni... Su richiesta dei collettivi di lavoro, i
membri delle Milizie popolari delle fabbriche della capitale
hanno partecipato al mantenimento dell'ordine e della calma
nel centro cittadino". Nel pomeriggio vi sono state altre
manifestazioni spontanee in piazza San Venceslao, represse
brutalmente dalla polizia intervenuta non solo contro i
rappresentanti delle iniziative informali venuti per deporre
fiori davanti al monumento, ma anche contro semplici
passanti. "Vecerni Praha" pubblica con il titolo Stop ai
provocatori una "lettera aperta" in cui 313 fra studenti
e insegnanti della facoltà di Pedagogia
dell'Università di Praga protestano contro le
"attività dei provocatori".
17
gennaio. Charta 77 con
il documento 6/89 rende noto che il collettivo dei portavoce
e altri attivisti indice per domenica 22 uno sciopero della
fame "per protestare contro l'incarcerazione illegale di
alcuni cittadini per motivi politici e religiosi, e contro
l'arresto di rappresentanti di Charta 77 e degli altri
gruppi informali e di singoli cittadini che volevano deporre
fiori in memoria di Jan Palach il 15 e il 16 gennaio".
"Vecerni Praha", in contrasto con la legislazione vigente,
pubblica nomi e indirizzi delle persone arrestate il 16
gennaio: Stanislav Penc, Jana Petrova, Alexandr Vondra, Jana
Sternova, David Nemec, Josef Zacek, Marek Ptacek, Danuska
Nemcova, Vaclav Kratochvil, Otakar Veverka, Jitka Vavrikova,
Petr Placak, Jiri Fiala, Vaclav Havel".
18
gennaio. Tra le 4 e le
5 del pomeriggio in piazza San Venceslao si ripete la
manifestazione spontanea, ma stavolta la polizia non
interviene. La gente scandisce diversi slogan, vi sono
discorsi improvvisati e Martin Palous riesce a leggere la
lettera di Charta 77 indirizzata alla riunione dei paesi
dell'OSCE a Vienna.
19
gennaio. Il parlamento
europeo approva una risoluzione che condanna la repressione
della polizia contro i cittadini e l'internamento coatto di
Augustin Navratil.
Nel pomeriggio in piazza ancora una manifestazione spontanea
cui partecipano circa 5000 persone. Nonostante si tratti di
una manifestazione pacifica, la polizia interviene ancor
più duramente del 15 gennaio.
20
gennaio. Il "Rude
pravo" esce con l'articolo Non permetteremo il
sovvertimento della repubblica, riprendendo nel titolo
gli attacchi della stampa contro gli inizi di Charta 77: "La
nostra società socialista, il nostro sistema politico
concede ampio spazio per la realizzazione del pluralismo
democratico di tutti i rami sociali e dei gruppi di
interesse e politici dei cittadini lavoratori. Il socialismo
pluralista, tuttavia, non ha e non avrà nulla in
comune con la formazione e l'azione delle strutture
antisocialiste. Il potere in questa nazione appartiene al
popolo lavoratore, che se l'è conquistato lottando
duramente e il socialismo è stato la sua scelta. Il
ritorno alle condizioni dell'epoca borghese è
inaccettabile. E' del tutto escluso. Lo affermiamo senza
mezzi termini, anche se ciò a qualcuno può non
piacere".
Tomasek il
picconatore
Il cardinal Tomasek invia al premier Adamec una lettera in
cui esprime ferma preoccupazione per le violazioni dei patti
di Helsinki e invita il governo a un immediato dialogo con
la Chiesa e con i cittadini: "Non si può soffocare
con la brutalità il giusto desiderio dei cittadini di
vivere in spazi di libertà come quelli che si sono
venuti a creare nel XX secolo. Credo che reprimere questo
dialogo tra cittadini ed autorità provocherà
un confronto che danneggerà tutti. Nel nome del
Vangelo di Cristo, dal quale è sorta la nostra e la
cultura europee, Le chiedo di avviare un dialogo diretto fra
Stato e Chiesa e con tutti i cittadini, e subito!".
Segue una seconda durissima missiva di Tomasek ad Adamec
sulle manifestazioni: "Se gli organi di sicurezza hanno
usato la forza bruta contro i cittadini amanti della
libertà, hanno agito non solo contro il nostro ordine
costituito, ma anche contro l'umanità. Gli organi di
sicurezza hanno così superato la propria competenza e
hanno messo a repentaglio la posizione del nostro Stato
all'interno e all'estero
Il superamento dei problemi
economici nel nostro Stato presuppone un'ampia
partecipazione dei cittadini alla cosa pubblica, ed è
impensabile senza certezza sociale e garanzia di
legalità, e senza il miglioramento generale della
situazione del paese. Ritengo, come rappresentante di una
Chiesa che già da quasi duemila anni ha acquisito
esperienza in questi problemi e ha conosciuto la
mentalità del popolo e delle persone, ch'io abbia una
certa competenza nel descrivere quale sia la situazione
oggettiva".
Al pellegrinaggio popolare alla tomba di Palach a Vsetaty
partecipano molte persone, soprattutto giovani. Il gesto
è impedito dai controlli e dai soprusi della polizia.
Ciò nonostante il chartista Stanislav Devaty riesce a
oltrepassare il cordone di polizia e a deporre un mazzo di
fiori sulla tomba.
23
gennaio. Charta 77 con
il documento 9/89 diffonde l'elenco dei detenuti politici,
inclusi gli arrestati per gli avvenimenti recenti.
24
gennaio. Dieci operai
indirizzano una lettera al Comitato centrale del Partito in
cui chiedono piena informazione non solo sugli avvenimenti
recenti, ma anche sulla storia del paese nell'ultimo secolo:
"Noi giovani cittadini ci rendiamo conto di quanto poco
concretamente conosciamo per esempio sugli anni '50, sul
1968, su Jan Palach e ovviamente sull'attività delle
persone che gravitano attorno a Charta 77. Chi fosse T.G.
Masaryk non lo sappiamo dalla scuola, e la nascita della
repubblica l'abbiamo celebrata solo quand'eravamo ormai
adulti. Non è poco quel che vogliamo sapere. Non
intendiamo certo essere informati alla vecchia maniera,
quanto piuttosto avere la possibilità di essere
informati correttamente".
Qualche crepa nel muro
di gomma
25
gennaio. Il "Rude
pravo" nella rubrica dedicata alle "domande dei lettori"
inizia a rispondere a numerose domande aperte in cui si
chiede perché le manifestazioni fossero state
proibite in piazza San Venceslao, perché fosse stata
permessa quella del 10 dicembre '88 in piazza Skroupova ma
le altre no, cosa sia esattamente Charta 77, ecc. Il
tribunale rimette in libertà D. Nemcova, S. Vondra,
J. Sternova, D. Nemec, P. Placak e S. Penc, fermati e
accusati di "teppismo" per aver tentato di deporre dei fiori
alla base della statua di san Venceslao; J. Petrova e O.
Veverka, come Havel, restano invece in carcere.
26
gennaio. Il portavoce
del governo Miroslav Pavel alla conferenza stampa ufficiale
rende conto delle persone identificate, fermate, messe sotto
accusa e ferite durante le manifestazioni. L'agenzia
informale VIA completa i dati: "Sono state identificate 1406
persone, i fermati 516, 13 multati, 130 persone sono state
denunciate per vari reati (con pene previste fino a 3 mesi
di carcere e ammende fino a 5000 corone), 79 sono accusate
di teppismo e 3 sono in carcere: Vaclav Havel, Jana Petrova
(Associazione pacifista indipendente) e Ota Veverka (Club
per la pace "John Lennon"). Altre 16 persone si sono dovute
rivolgere a cure sanitarie, 2 hanno riportato ferite gravi.
Per fermati si intendono tutti coloro che sono stati fermati
preventivamente per almeno un giorno. Se si escludono fermi
di ore, solo nelle giornate di domenica 15 e giovedì
19 vi sono stati 397 fermi". Lo HOS diffonde una
dichiarazione in cui condanna "l'incomprensibile lotta
condotta dai corpi di sicurezza contro i cittadini pacifici"
e sottolinea la necessità di trattative e del dialogo
come unica via sensata per uscire dalla crisi generale della
società cecoslovacca. L'associazione informale
Iniziativa degli operatori culturali invia al presidente del
governo Adamec una dichiarazione sottoscritta da 692 persone
del mondo della cultura ufficiale e informale, che
protestano contro la detenzione di Havel e degli altri
cittadini e invitano le autorità al
dialogo:
- Il 16 gennaio 1989
Vaclav Havel e altri partecipanti alla celebrazione
commemorativa per Jan Palach sono stati arrestati in
piazza San Venceslao. Noi, che conosciamo Havel come un
eminente drammaturgo e un uomo onesto, siamo disturbati e
insultati dalla falsità con cui la stampa ha
riportato l'evento. Come operatori culturali siamo
convinti che gli attuali problemi sociali non possono
essere ignorati né risolti con calunnie, arresti e
violenze. Chiediamo perciò che le autorità
cecoslovacche accettino il dialogo, di cui loro stesse
proclamano l'importanza. Premessa per tale dialogo
è, naturalmente, la liberazione di Havel e di
tutti coloro che sono detenuti illegalmente, e una
politica di informazione più onesta".
Nei giorni successivi
molti altri uomini di cultura si aggiungono e si arriva ad
alcune migliaia di firme. A questa iniziativa si aggiunge
anche la Petizione dei cittadini sugli avvenimenti del 15-21
gennaio, che al 15 febbraio raccoglie già 3367
firmatari.
"Per la nostra e la
vostra libertà" - 20 anni dopo
27
gennaio. Sedici
cittadini si rivolgono ad Andrej Sacharov affinché
informi l'opinione pubblica sovietica di quanto sta
accadendo in Cecoslovacchia. Un gruppo, inizialmente di 17
cittadini, ringrazia con una lettera il cardinal Tomasek per
la sua posizione in merito agli avvenimenti di gennaio.
Nella sua risposta al cardinale, Adamec scrive:" Il governo
cecoslovacco vuole stabilire buoni rapporti con la Chiesa
cattolica. Ma io ho l'impressione che Lei non sia stato ben
informato sul reale svolgimento dei fatti in piazza San
Venceslao. Secondo me un giudizio oggettivo e non di
parte... sarebbe molto utile alla convivenza tra Chiesa e
Stato... che si può raggiungere solo per mezzo di un
dialogo costante in uno spirito di buona
volontà".
29
gennaio. Gli attivisti
sovietici per i diritti umani Elena Bonner, Larisa Bogoraz
(scomparsa il 6 aprile 2004), Andrej Sacharov e Lev Timofeev
inviano ai capi di Stato riuniti all'incontro dell'OSCE a
Vienna una protesta contro le violazioni dei diritti umani
in Cecoslovacchia.
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