IL COLPO DI STATO DEL FEBBRAIO 1948
Il 12 febbraio 1948 il ministro degli interni Nosek, comunista, decide di propria iniziativa di sostituire 8 funzionari di Pubblica sicurezza di Praga, non comunisti, con persone di fiducia. Il 13 alcuni ministri non comunisti chiedono ufficialmente al governo il ritiro di questa disposizione, senza ottenere però garanzie. Il 20 rimettono il proprio mandato al presidente della repubblica i ministri del Partito socialista nazionale (Zenkl, Ripka, Drtina, Stransky), del Partito popolare (Sramek, Hala, Prochazka, Kopecky) e del Partito democratico slovacco (Kocvara, Pietor, Franek, Lichner), sperando ingenuamente che la situazione creatasi si possa risolvere per vie democratiche e che i comunisti rispettino il normale iter politico democratico. La leadership comunista guidata da Gottwald, Zapotocky, Slansky e Kopecky sfrutta demagogicamente la situazione suscitando una campagna contro i ministri dimissionari definiti "reazionari sovversivi", chiedendo a Benes di accoglierne le dimissioni suggerendo nomi alternativi fiancheggiatori del PC. Il 21 vengono mobilitati i comunisti di Praga, i comitati di fabbrica (22), viene indetta un'ora di sciopero generale (24 febbraio, con lo spauracchio del licenziamento per i non partecipanti) e, agitando la minaccia della guerra civile e dell'intervento sovietico i comunisti costringono Benes a nominare un nuovo governo (25). Nelle città compaiono le ronde armate della Milizia popolare. Il cambiamento del clima politico si fa sentire subito: il 23 il PC decide di creare un Comitato centrale d'azione del Fronte Nazionale e arma la Milizia popolare; viene repressa dalla polizia a Praga una manifestazione di studenti che esprimono solidarietà ai ministri dimissionari, appoggiano Benes e respingono la campagna fomentata dai comunisti. Il 25 febbraio in piazza San Venceslao una manifestazione comunista "popolare" appoggia la linea di Gottwald.
Avvio della statalizzazione
Su esempio sovietico, il PC ceco nel maggio 1945 crea la Milizia popolare: gruppi di operai e tesserati comunisti armati col compito di "difendere" le fabbriche contro il "nemico di classe".
Rudolf SlánskÝ
Nato nel 1901, membro e funzionario del PC dal 1921. Negli anni 1945-51 segretario del PC, membro della presidenza del Comitato centrale e del parlamento. Responsabile dell'attuazione pratica del terrore staliniano in Cecoslovacchia, di cui sarà poi vittima. Vicepremier nel 1951, viene arrestato il 23/11 e accusato di tradimento. Condannato a morte il 3/12/1952.
LA STORIA IDEOLOGIZZATA
"La storia moderna dei popoli ceco e slovacco è stata caratterizzata da due fattori fondamentali: la lotta per la liberazione sociale dei lavoratori e quella per l'esistenza dei nostri popoli e per la loro libertà". Al termine della seconda guerra mondiale crebbe l'autorità del Partito, "che si era dimostrato, nella lotta contro il fascismo e per la difesa della repubblica, l'unica forza coerente capace di battersi per gli interessi di classe, sociali e nazionali dei lavoratori... Dopo la liberazione della nostra patria grazie all'Armata rossa, alla classe operaia e agli altri lavoratori si offrì la possibilità di vincere la lotta per la liberazione sociale e nazionale del popolo cecoslovacco". "Il Partito, con rapidità ed efficacia, organizzò il contrattacco guidando la classe operaia, i contadini e i rimanenti ceti lavoratori... La vittoria di febbraio rappresentò l'apice della rivoluzione nazionale e democratica, il compiersi della lotta rivoluzionaria della classe operaia nell'introduzione definitiva alla via socialista".
Conclusioni tratte dallo sviluppo della crisi nel Partito e nella società dopo il XIII congresso del PCC, marzo 1971
ANTONÍN ZÁPOTOCKÝ
Nato nel 1884. Esponente marxista della socialdemocrazia, membro del PC dal 1921, membro del politburo negli anni 1925-38. Imprigionato dai nazisti e in lager (1940-45) a Sachsenhausen. Dopo la liberazione, membro del politburo del PC e vicepremier dal febbraio al giugno 1948. Premier negli anni 1948-53. Dal 21/3/1953 al 1957 presidente della repubblica. Ha scritto tre romanzi autobiografici e un romanzo storico.
Le elezioni di maggio
Il 30 maggio 1948 si svolgono le elezioni politiche. Per essere sicuri di vincere, i comunisti accorpano tutte le candidature proprie e dei partiti satelliti. Esiste un'unica lista con i loro candidati oppure la lista bianca, presentata come un appoggio indiscriminato alla "reazione".
La Chiesa nel mirino
L'arcivescovo Josef Beran tramite un volantino invita alla prudenza, esprimendo la preoccupazione della Chiesa cattolica: "Non dubitiamo delle buone intenzioni di molti membri del popolo e dei loro rappresentanti. Tuttavia come cristiani sappiamo che le buone intenzioni da sole non bastano. Molti hanno abbandonato la via della fede e della moralità. È necessaria la preghiera, la penitenza, è necessario un cambiamento di mentalità".
Nei confronti della Chiesa il PC usa il metodo del bastone e della carota, sperando di poterla utilizzare come elemento di facciata (come aveva fatto con altre formazioni politiche), di supporto per il nuovo regime, indebolendola dall'interno. Già il 27 febbraio il ministero dell'informazione blocca la pubblicazione di molti periodici cattolici cechi e slovacchi "per mancanza di carta" e propone la stampa a tiratura limitata di un unico organo di stampa al posto dei tre settimanali nazionali. Le prove generali delle successive azioni repressive si svolgono in Slovacchia, dove la polizia confisca un convento greco-cattolico e ferma il padre redentorista Augustin Krajcik. Lo stesso metodo viene usato nei colloqui con le massime autorità ecclesiali. Alcuni giorni dopo il colpo di stato, il segretario generale del Comitato centrale d'Azione del Fronte Nazionale e neoministro della giustizia, Alexej Cepicka, chiede personalmente al cardinal Beran che la Chiesa cattolica esprima pubblicamente il proprio appoggio al regime. La conferenza episcopale cecoslovacca riunita a Brno diffonde un comunicato di risposta in cui si legge: "Non abbiamo ritenuto e non riteniamo indispensabile pubblicare una dichiarazione apposita o una nostra lettera pastorale sugli avvenimenti politici in corso, perché la Chiesa cattolica non considera se stessa una forma politica o statale, in quanto con la missione che le è propria vuole unicamente servire ai supremi interessi del suo popolo".
Il 18 marzo il Comitato centrale d'Azione del Fronte Nazionale nella Dichiarazione sulla libertà religiosa promette con il tipico linguaggio comunista la massima tolleranza verso i credenti e contemporaneamente afferma di voler colpire qualsiasi strumentalizzazione della religione a fini politici "contro il governo e il regime democratico popolare". Il 21 marzo il parlamento approva sei leggi agrarie che introducono la parcellizzazione delle proprietà, che colpisce anche la Chiesa.
Ancor più delle leggi agrarie la Chiesa viene colpita dalla Legge 95/48 sull'unificazione scolastica (21 aprile), con la relativa statalizzazione (comprese le scuole materne, da novembre) nonostante le proteste anche da parte del Vaticano. Vengono soppressi i collegi cattolici e ne vengono sequestrati i beni. L'intero sistema educativo deve fondarsi "sulla base della dottrina marxista-leninista". "La scuola è in senso assoluto una istituzione dello stato".
Nelle settimane successive si arriva, tramite la persecuzione degli avversari politici e le epurazioni, alla costruzione del regime totalitario (Costituzione del 9 maggio) e alla liquidazione della democrazia.
Nella Dichiarazione del 18 marzo si auspicava la creazione di una Commissione statale per le questioni religiose ed ecclesiali, avente il compito di monitorare tutti i religiosi del paese. La prima riunione della Commissione si svolge il 15 aprile. I sacerdoti invitati dalle autorità non godono dell'appoggio dell'episcopato, soprattutto due di essi, l'esponente politico filocomunista e già ministro della sanità Josef Plojhar (che verrà sospeso a divinis per la sua candidatura alle imminenti elezioni) e Josef Benes, insegnante. Ma mentre continuano le trattative tra lo stato e la Chiesa a livello ufficiale (maggio), a livello di "base" le ingerenze statali si fanno sempre più minacciose. Così si rivolge il vescovo Trochta al ministro Cepicka durante una riunione: "Signor ministro, quando qui ci riuniamo e stiamo ad ascoltare lei e gli altri, abbiamo l'impressione che sia realmente un gesto di buona volontà... Ma quando osserviamo lo sviluppo delle cose, notiamo che stiamo andando in una direzione opposta a quella di cui si parla".
Il problema del rapporto stato-Chiesa rimaneva ancora sul tavolo dei dirigenti comunisti. Gottwald ha le idee chiare: Penso - dichiara il 9 giugno - che dovremmo fare in modo di sganciare la Chiesa dal Vaticano. Bisognerà fare in modo di staccarla dal Vaticano e farne una Chiesa nazionale... E' necessario neutralizzare la Chiesa e manipolarla affinchè serva al regime" (Archivio CC PCCS, F02/1). Con Slansky e Cepicka progettano la liquidazione della Chiesa in varie tappe: inizialmente si sarebbe dovuto convincere i credenti dell'atteggiamento favorevole del regime verso la religione, denunciare la gerarchia cattolica come espressione di una potenza straniera, il Vaticano, preparare leggi che garantissero il controllo dello stato sulla Chiesa e perseguire penalmente ogni tentativo di abuso della religione contro la politica del governo. La seconda tappa avrebbe dovuto comprendere l'isolamento della gerarchia e la creazione di un nuovo portavoce del cattolicesimo ceco e slovacco: un'Unione dei cattolici cechi e un'Unione dei cattolici slovacchi composta da credenti e sacerdoti, che il governo avrebbe considerato i rappresentanti ufficiali della Chiesa. Nella terza fase le due Unioni avrebbero dichiarato l'indipendenza della Chiesa cattolica nazionale da Roma, prendendo possesso delle proprietà ecclesiastiche e provvedendo alla consacrazione di propri vescovi. Queste indicazioni vengono riportate da Slansky alle riunioni dei partiti comunisti svoltesi nel giugno 1948 con la delegazione sovietica composta da Zdanov, Malenkov e Suslov. "Si sono congratulati con noi", dice Slansky.
L'11 giugno inizia una nuova tappa del rapporto Chiesa-stato. La Chiesa accetta un compromesso nell'ambito dell'istruzione scolastica: in cambio dell'autorizzazione alle iscrizioni nelle scuole religiose, la Chiesa offre la propria partecipazione all'elezione del nuovo presidente della repubblica: un solenne Te Deum nella cattedrale di San Vito a Praga il giorno dell'elezione e in tutte le chiese del paese la settimana successiva, e un'udienza del nuovo presidente ai vescovi. La Chiesa acconsente anche che i preti partecipino alle commissioni dei comitati d'azione regionali del Fronte Nazionale e permette ai fedeli di lavorare nelle brigate domenicali.
Da film di regime sulla “ricostruzione” socialista del paese, anni ’50.
Si trattava in sostanza di una forza armata illegale parallela con un notevole influsso psicologico sulla popolazione. Uniformi e armi erano conservate direttamente in fabbrica. Gli interventi più famigerati furono le repressioni delle manifestazioni operaie a Brno (1951), a Plzen (1953, contro gli operai della Skoda), nell'agosto 1969 e nel novembre '89. Nel dicembre 1989 la MP è stata sciolta, le armi consegnate all'esercito. Nessuno dei suoi 84.821 membri è finito sotto processo.
Giuramento del Miliziano
Io, appartenente alle MP, giuro che servirò sempre con dedizione e fedeltà il Partito comunista cecoslovacco, la classe operaia e il suo potere socialista, e mi impegnerò al fine di consolidare i legami internazionali con l'Unione sovietica e con gli altri paesi socialisti. Coltiverò responsabilmente e scrupolosamente la mia preparazione politica e militare, e compirò consapevolmente le decisioni degli organi di partito, gli ordini dei superiori e tutti i compiti che derivano dall'appartenenza alle MP. Sono pronto a difendere con le armi gli interessi del Partito, le conquiste rivoluzionarie della classe operaia e lo Stato socialista contro i nemici interni ed esterni, e se fosse necessario alla loro difesa, non mi sottrarrò a sacrificare anche la vita.
Lo giuro!
il candidato unico è garanzia di pane, casa e lavoro, a confronto con la lista bianca.
Josef Beran
Alexej ČepiČka
Nato nel 1910, politico comunista, genero di Gottwald. In lager nazista negli anni 1942-45. Ministro del commercio interno dal 1947 al '48, negli anni 1948-50 ministro della giustizia, e 1950-56 ministro della difesa. Vicepremier negli anni 1953-56. Attivo negli anni '50 nelle epurazioni dell'esercito e degli organi di giustizia. Espulso dal PC nel 1963. Muore nel 1990.