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1950: L’EPOCA STALINIANA    

Il primo gennaio 1950 entrano in vigore nuove disposizioni in materia di famiglia, secondo le quali l'unico matrimonio legalmente riconosciuto è quello civile, celebrato davanti alle autorità statali. Si dissuadono i promessi sposi dal partecipare a qualsiasi cerimonia in chiesa, ritenuta "la benedizione clericale al matrimonio civile"; il sacerdote, rivolgendosi ai due promessi, è tenuto ad esprimersi parlando "al signor e alla signora X ". In segno di protesta i sacerdoti pronunceranno solo il nome di battesimo, e molte coppie si recheranno all'ufficio statale con i testimoni ma senza abiti da cerimonia né fiori. Dal primo gennaio 1950 la legge 268/49 stabilisce che tutti i registri parrocchiali, tenuti dalla Chiesa cattolica dal XVI secolo, diventano di proprietà dello Stato.

Il 16 marzo la Cecoslovacchia espelle il rappresentante vaticano Ottavio de Liva perché "la gerarchia ecclesiastica utilizza la Chiesa romano-cattolica cecoslovacca e le sue chiese per attività antistatale sovversiva".

Il 20 maggio viene creato il Ministero della sicurezza nazionale, con a capo Ladislav Kopriva.

Ladislav Kopriva

Nato nel 1897, politico comunista. Durante la seconda guerra mondiale è internato nel lager nazista di Dachau. Dal 1946 al '52 è membro della presidenza del Comitato centrale del Partito comunista cecoslovacco. Dal 1950 al '52 è ministro della sicurezza nazionale, fautore della politica repressiva filostalinista. Nel 1963 è espulso dal partito.

Milada Horakova

Nata il 25 dicembre 1901, giurista e politica social-nazionale; attiva negli 1939-40 nella resistenza antinazista, incarcerata negli anni 1942-44 nella fortezza di Terezin e poi presso Monaco. Dal 1945 al '48 è deputata del partito social-nazionale, poi si ritira dalla vita politica mantenendo contatti con l'opposizione anticomunista. Arrestata il 27 settembre 1949, nel giugno 1950 viene accusata di alto tradimento e spionaggio e condannata a morte il 27 giugno (con O. Pecl, Z. Kalandra e J. Buchal) tramite fucilazione nel cortile della prigione di Praga-Pankrac, nonostante le proteste dell'opinione pubblica internazionale. Il processo viene trasmesso via radio, così che tutti possano sentire dal vivo la giustizia comunista: "Chiedo per tutti gli accusati la pena di morte. Che il vostro giudizio cada come un pugno di ferro senza tentennamenti". Nel 1968 la sentenza viene annullata post-mortem. Riabilitata solo dal 1990, anno in cui ai parenti sono state restituite le lettere scritte durante la prigionia.

Momenti del processo-farsa

contro la Horáková,

uno dei momenti-chiave dell’epoca.

CENSIMENTO 1950

Al 1 marzo 1950 la repubblica cecoslovacca conta 12.338.450 abitanti, di cui 8.896.133 cechi e 3.442.317 slovacchi. Il 76,42% della popolazione, ossia 8.948.275 abitanti, si riconosce cattolico. Il numero complessivo di sacerdoti, religiosi e religiose è di 21.937.

I processi-farsa contro i religiosi

Il 26 febbraio Gottwald annuncia la decisione di liquidare gli ordini maschili, e il giorno successivo l'Ufficio per gli affari religiosi e la polizia approvano un piano per concentrare i religiosi e trasferirli in varie località e prigioni. Viene deciso anche di inscenare processi contro i rappresentanti degli ordini religiosi per cercare di comprometterli e facilitare l'azione contro i conventi. Il 15 marzo vengono arrestati i rappresentanti degli ordini religioni in Boemia e Moravia con contemporanea perquisizione dei loro conventi. Di fronte al tribunale di Praga, presieduto dal giudice Jaroslav Novak, compaiono: Augustin Machalka, (n. 1906), abate premonstratese di Nove Risi; Vit Tajovsky (n. 1912), abate premonstratese di Zeliv; Frantisek Silhan (n. 1905), provinciale dei gesuiti boemi e docente a Benesov; Adolf Kajpr (n. 1902), gesuita, direttore del "Katolik", già nei lager nazisti per 4 anni; Frantisek Mikulasek (n. 1913), gesuita, direttore del mensile "Dorost", direttore spirituale di associazioni giovanili; J. Evangelista Urban (n. 1901), francescano, professore e membro di spicco dell'intelligencija cattolica; J. Silvestr Braito (n. 1898), domenicano, direttore della rivista "Na hlubinu", professore; J. Ivan Mastiliak (n. 1911), redentorista, greco-cattolico; J. Blesik (n. 1909), redentorista; Stanislav Bartak (n. 1915), sacerdote. Durante il dibattito, si accusa il Vaticano di svolgere la propria politica "attraverso la gerarchia, i conventi e gli ordini religiosi. Gli ordini e i conventi rappresentano l'esercito servile del Vaticano". I 10, tranne Bartak e Mikulasek, sono accusati di alto tradimento e spionaggio; non esistono registrazioni magnetiche o stenografiche dei dibattimenti, i protocolli vengono redatti dal presidente "a memoria", tramite interpretazione e lettura "politica" delle dichiarazioni dell'imputato. Così, se l'imputato conferma di aver inviato una lettera ai propri superiori in Vaticano, nel verbale si legge una risposta del tipo: "Riconosco di aver inviato notizie di contenuto spionistico ad una potenza straniera". Ad avere la peggio saranno i gesuiti: "Fra gli accusati in questo processo - si legge in un resoconto ufficiale - c'erano ovviamente anche i gesuiti che già da diversi secoli (il riferimento ci pare si riferisca alla ricattolicizzazione asburgica - ndr) lottano contro il nostro popolo, e anche oggi rappresentano il nemico peggiore, il nemico della Cecoslovacchia democratica popolare". Il 4 aprile 1950 viene letta la sentenza, specchio fedele della giustizia comunista: "Tranne nel caso di Bartak, tutti gli accusati, dal 1944 al momento dell'arresto, fra di loro o assieme ad altri hanno tentato di sovvertire l'ordine democratico popolare. Tutti gli imputati erano collegati e agivano assieme a forze nemiche...A tutti i condannati vengono tolti i diritti civili per un periodo di anni 10.

L'arredo ecclesiastico e gli altri paramenti degli ordini, sequestrati agli imputati durante le perquisizioni domiciliari, saranno devoluti a scopi religiosi". Le condanne: Mastiliak all'ergastolo. Machalka e Silhan a 25 anni di carcere duro, Tajovsky a 20 anni, Braito a 15, J.E. Urban a 14 anni, A. Kajpr a 12, Blesik a 10, Mikulasek a 9 e Bartak a 2 anni. Quindici giorni dopo il verdetto i religiosi, detenuti nel carcere di Praga-Pankrac vengono trasferiti prima a Mirov, in Moravia, e successivamente nel famigerato carcere a regime duro di Valdice, ironia della sorte un ex-convento cistercense. Machalka, Tajovsky, Braito e Urban usciranno con l'amnistia del 1960, Silhan e Mastiliak con l'amnistia del 1965. Kajpr morirà nel carcere di Leopoldov nel 1959.

Preoccupati per le garanzie di libertà che vengono meno giorno dopo giorno, i vescovi decidono di creare una struttura ecclesiastica di supporto, composta anche da vescovi consacrati in clandestinità. Il 17 settembre 1949 il vescovo ausiliare di Praga Eltschkner consacra il parroco Kajetan Matousek vescovo ausiliare della capitale. Il 14 ottobre l'arcivescovo di Olomouc Matocha consacra Frantisek Tomasek, professore di pedagogia e catechesi alla facoltà teologica locale, a vescovo ausiliare di Olomouc. Il 5 novembre il vescovo di Spis, Vojtassak, consacra segretamente nella cappella episcopale il professor Stefan Barnas a vescovo ausiliare di Spis. Il 26 marzo 1950 il parroco Ladislav Hlad viene consacrato clandestinamente vescovo ausiliare di Praga dal vescovo di Litomerice, Trochta. Infine il 30 aprile 1950 viene consacrato clandestinamente vescovo anche il trentenne sacerdote Karel Otcenasek per la diocesi di Hradec Kralove.

Il primo pastore che subisce l'internamento è l'arcivescovo di Praga, Josef Beran, in isolamento nella sua residenza dal 19 giugno del '49, e assegnato, il 7 marzo 1951, al domicilio coatto fuori dalla diocesi praghese con pagamento di una multa di 50.000 corone per aver respinto le leggi sulla Chiesa. Con lui anche i vescovi Skoupy e Hlouch rimangono internati in località segrete fino al 1963. Trochta, arcivescovo di Litomerice, viene condannato per tradimento; sarà amnistiato nel 1960 e riabilitato nel 1968. L'arcivescovo di Olomouc, Josef Matocha, resta segregato nella sua residenza ed esposto alle angherie dei carcerieri fino al 1961, anno della sua morte. Le autorità preparano i processi-farsa contro le autorità ecclesiastiche e i loro collaboratori alla fine dell'agosto 1950; il 20 settembre Fierlinger presenta al Comitato centrale del partito il progetto relativo a 3 processi, ma ne verranno istruiti solo due, uno ceco e uno slovacco; per quello ceco sono coinvolte 9 persone, collaboratori dei vescovi; per quello slovacco verranno coinvolti i vescovi Buzalka, Gojdic e Vojtassak. Il 4 luglio, dopo altri incontri ecumenici "per la pace", si tiene a Velehrad, in Moravia, un'assemblea di tre giorni del clero cattolico organizzata dallo Stato, in concomitanza con le tradizionali celebrazioni cirillometodiane. Fra i principali protagonisti della tre giorni ci sono il ministro Plojhar e il vicepremier Fierlinger.

Il 31 maggio 1950 si apre il processo contro un gruppo di social-nazionali, popolari e socialdemocratici, fra cui Milada Horakova. Nonostante lo scalpore suscitato a livello internazionale per la pesantezza delle condanne (interviene anche Albert Einstein a chiedere la grazia per la Horakova), le 4 esecuzioni capitali fissate sono eseguite.

La risoluzione finale diventerà il modello di altri documenti successivi. Vi si legge: "Vogliamo proteggere la nostra santa dottrina cattolica romana per le generazioni future... Nessuno dei precedenti regimi ci ha concesso una tale possibilità di mettere in pratica il Vangelo di Cristo come il nostro governo democratico popolare". Plojhar afferma che nel mondo esistono due schieramenti opposti: l'uno si sforza di mantenere il capitalismo, mentre il secondo, lo schieramento della pace, è guidato dall'URSS e vi fanno parte, accanto ai popoli delle democrazie popolari, milioni di lavoratori di tutto il pianeta. Un altro relatore: "Ciò che si è cantato ed annunziato nelle nostre chiese lungo i secoli, oggi diventa realtà. Lo sta compiendo il nostro governo democratico popolare... Il grande programma di edificazione del primo quinquennio ci dà una prospettiva lieta per il prossimo futuro... Per tutto ciò che oggi abbiamo e stiamo realizzando dobbiamo essere grati al primo lavoratore del nostro Stato, il presidente Klement Gottwald".

Velehrad, 4 luglio 1950.

(Sopra: "Il tradimento del Vaticano e dei vescovi", libretto che riporta gli interventi della

riunione del luglio 1949)