Nell'aprile 1950, il segretario del partito Slansky, dà ordine ai segretari locali di iniziare l'azione "K" (da "klaster", convento) a suo dire quella più incisiva contro la gerarchia ecclesiastica "e i suoi dissidenti imperialisti". La prima fase, rivolta solo contro i conventi maschili, viene condotta in due riprese nel giro di quindici giorni, nelle notti tra il 13-14 aprile, e tra il 27-28 aprile. La polizia entra senza preavviso nei conventi, concentra i religiosi nel refettorio o nei corridoi, e rende nota la statalizzazione degli edifici sulla base di un decreto governativo inesistente; i religiosi sono costretti a prendere con sé gli oggetti strettamente necessari, per essere trasferiti altrove. La maggioranza degli edifici passa al ministero degli interni e all'esercito.
L'agenzia stampa governativa CTK riferisce cinicamente il 18 aprile che "si è accertato che gli ordini religiosi cattolici sono lo strumento utilizzato dalle potenze straniere ostili alla repubblica... Per neutralizzare questa attività ostile sono state introdotte misure che riporteranno gli ordini religiosi alla loro missione originaria". Secondo lo storico Kaplan sono 2.192 i religiosi internati: "La liquidazione degli ordini ebbe anche un risvolto economico e culturale. Fierlinger la definì il maggior trasferimento di proprietà dalla nazionalizzazione delle industrie e dei terreni. Gli ordini maschili possedevano infatti 429 edifici, e quelli femminili 670. Le autorità sequestrarono inoltre alcune decine di milioni di corone depositate sui libretti di risparmio. Solo in Boemia-Moravia erano conservati nei conventi 1.800.000 libri. La Galleria nazionale ricevette 629 dipinti e 247 sculture, il Museo artistico-industriale oltre un migliaio di oggetti".
Státní BezpeČnost - StB
La polizia politica ("Sicurezza di Stato"), creata il 1 gennaio 1938, quando la Divisione informtiva della questura di Praga prese il nome di Presidium e successivamente di Sicurezza di Stato. Dalla fine della Seconda guerra mondiale, la StB fa parte del Corpo di sicurezza nazionale (SNB); il suo compito è quello di indagare e perseguire reati contro lo Stato nell'ambito politico ed economico, di assicurare la difesa dei funzionari statali e di cooperare nelle questioni relative a stranieri e passaporti. Dal 1945 la StB si è trasformata nella mano operativa del potere comunista. Come il KGB, disponeva di una rete capillare di informatori e collaboratori, e la sua sfera di influenza era illimitata. Dopo il 1989 molti collaboratori e funzionari hanno cavalcato l'onda della rivoluzione per potersi accomodare nell'ambito economico e amministrativo, pubblico e privato, nonostante il processo di epurazione ("lustrace") compiuto dal nuovo governo.
"I vespri in una qualunque abbazia: 'E non indurci in tentazione, ma liberaci dal male, amen' ".
La vignetta antireligiosa descrive gli ordini religiosi come depositi di armi e fucine di spie vaticane.
CAMPIONI DEL MONDO DI HOCKEY IN GALERA
Nel febbraio 1949 la nazionale di hockej vince il campionato del mondo. Nel marzo del '50 la squadra avrebbe dovuto recarsi a Londra per difendere il titolo. Nel timore che qualcuno dei giocatori cogliesse l'occasione per scappare in Occidente, le autorità cecoslovacche inscenano congiura e processo contro 10 atleti campioni del mondo. Il "capo" dei "congiurati", il portiere Modry, viene condannato a 15 anni, Bubnik a 14, Konopasek a 12, Rozinak e Kobranov a 10, Jirka a 6, Cerveny a 3, Macelis a 2, Spaninger e Hajny a 1 anno, Stock a 8 mesi. Nel 1955 Zapotocky concede la grazia e vengono poi rimessi in libertà, ma ormai i campi di lavoro hanno compromesso la loro forma fisica. Modry morirà nel 1963 a soli 37 anni.
Un processo contro alcuni religiosi.
Il 14 luglio la delibera statale sulle facoltà teologiche (112/1950) definisce le due uniche istituzioni aventi diritto di insegnamento teologico nel paese: la facoltà cirillometodiana di Praga e quella di Bratislava (soppresse: facoltà teologica, istituto diocesano e religioso di Olomouc, gli istituti diocesani di Hradec Kralove, Litomerice, Brno e Cs. Budejovice). Viene introdotto l'insegnamento di marxismo-leninismo (scienze sociali): "L'amministrazione statale, assieme alle Chiese, garantisce che l'educazione dei religiosi avvenga in uno spirito popolare democratico e in conformità con i principi religiosi". Presso le due facoltà teologiche vengono istituiti anche gli unici due seminari generali, con la relativa chiusura dei seminari diocesani. Gli studenti che si rifiutano di sottostare alle nuove disposizioni ricevono la "cartolina" con la chiamata alle armi entro 24 ore.
Il processo-farsa del novembre-dicembre 1950
Il 27 novembre 1950 inizia il processo farsa contro il gruppo "dell'alta gerarchia ecclesiastica" accusato di "tradimento e spionaggio", deciso dal Comitato centrale del Partito comunista il 20 settembre. Al processo, presieduto dal giudice Novak, siedono come imputati: Stanislav Zela (n. 12/7/1893), vescovo ausiliario e vicario generale dell'arcidiocesi di Olomouc; Jan Anastaz Opasek (n. 20/4/1913), abate del convento benedettino di Brevnov (Praga); Bohuslav S. Jarolimek (n. 14/11/1900), abate del convento premonstratese di Strahov (Praga); Josef Cihak (n. 11/9/1880), arcidiacono del capitolo metropolitano di San Vito (Praga), Otakar Svec (n. 27/8/1888), canonico di San Vito; Jaroslav Kulac (n. 29/5/1887), canonico di San Vito e direttore dell'Unione missionaria del clero; Antonin Mandl (n. 27/3/1917), direttore del Centro pastorale arcidiocesano praghese; Jan Boukal (n. 8/5/1906), primo segretario dell'arcivescovo di Praga; Vaclav Mrtvy (n. 1/10/1907), salesiano. La scelta degli imputati era stata fatta per gettare il massimo discredito sulla Chiesa. L'accusa infatti incalzava: "La storia delle lotte di liberazione dei nostri popoli dimostra che la gerarchia della Chiesa cattolica romana ha sempre mantenuto nel nostro paese una situazione di oppressione e di sfruttamento delle masse; contro questo regime i popoli ceco e slovacco hanno condotto la loro lotta per la liberazione nazionale e sociale".
Il 2 dicembre il tribunale di Praga legge la sentenza, che riconosce gli imputati "colpevoli di essersi riuniti fra di loro e con altri, a volte a Praga, a volte ad Olomouc e ripetutamente dal momento della liberazione nel 1945, nel tentativo di annientare l'istituzione democratica popolare, il sistema economico e quello sociale della repubblica, garantiti dalla costituzione, e a questo scopo hanno avuto contatti diretti con potenze straniere". Per questo condanna tutti gli imputati alla confisca dei beni, a sanzioni pecuniarie variabili tra le 10.000 e le 150.000 corone (cifre enormi per l'epoca; ancora nel 1988 lo stipendio medio mensile di un operaio qualificato era di 5000 corone), alla perdita dei diritti civili e rispettivamente:
Stanislav Zela a 20 anni di carcere;
Jan A. Opasek all'ergastolo;
Stanislav Jarolimek, a 20 anni (muore poco dopo la sentenza per i maltrattamenti nel carcere di Pankrac);
Josef Cihak a 10 anni;
Otakar Svec a 20 anni;
Jaroslav Kulac a 17 anni;
Antonin Mandl a 25 anni;
Jan Boukal a 18 anni;
Vaclav Mrtvy a 15 anni.
Vent'anni dopo, nel giugno 1969 si svolse il procedimento di riabilitazione del gruppo, durante il quale emerse che ognuno di essi era stato costretto ad imparare a memoria le proprie risposte da dare durante il dibattimento in aula. Fra i testimoni era presente uno dei giudici istruttori, il quale ammise che secondo la prassi di quegli anni era procedura normale inserire nei verbali degli imputati termini quali "spionaggio", "attività illegale", ecc. Scrive la storica Jaroslava Radouchova: "Scopo del processo era dimostrare la responsabilità politica dei vescovi per gli atti degli accusati e aprire così la possibilità di un eventuale procedimento futuro contro i vescovi... Le prove dell'accusa furono simili a quelle dei processi precedenti ai rappresentanti degli ordini religiosi... Dopo le esperienze dei processi contro i membri degli ordini religiosi nei quali alcuni accusati respinsero e ribatterono le accuse, la sceneggiatura di questo processo fu accuratamente preparata. L'unico difetto nella regia fu semplicemente l'ignoranza della problematica e dell'ambiente ecclesiastico, nel quale gli accusati si erano mossi per tutta la vita... Nel corso del processo i vescovi cecoslovacchi furono presentati al pubblico come nemici capitali dell'ordinamento democratico popolare e come l'ostacolo principale allo sviluppo di rapporti di amicizia tra la Chiesa cattolica e lo Stato".
Propaganda di regime: la lettera del partito agli operai