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Dal dopoguerra alla morte di Gottwald: 1945-47 | Febbraio 48 | 1949 | 1949-II | 1950 | 1950-II | 1951 | 1953

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1949: VERSO LO STATO TOTALITARIO

Il 17 gennaio il Fronte Nazionale convoca la commissione per i problemi religiosi e ecclesiastici, al termine della quale il segretario e ministro della giustizia Cepicka lancia una specie di ultimatum alla Chiesa, chiedendo di esprimere pubblicamente la propria lealtà allo stato cecoslovacco e di reintegrare i sacerdoti implicati con il partito comunista. Di fronte a questo ultimatum la conferenza episcopale si riunisce sui monti Tatra il 22-23 febbraio, ma i lavori vengono interrotti per il ritrovamento di un'apparecchiatura di intercettazione. A nulla valgono le proteste di Beran, mentre gli organi di stampa manipolano la notizia dicendo che si è trattato di una manovra dello spionaggio vaticano e cercano di seminar zizzania risparmiando nelle critiche solo il vescovo Trochta , "amico del proletariato". A marzo il deterioramento delle relazioni si riflette anche nei rapporti con il Vaticano. L'incaricato d'affari vaticano è costretto a lasciare la capitale a luglio e il facente funzioni lo seguirà nel marzo 1950. Alla fine di aprile l'arcivescovo Beran emana una circolare diretta al clero: "Non siamo disposti a ripetere ad ogni momento dichiarazioni di ordine politico. ... Il nostro compito è di salvare le anime".

Il 28 gennaio l'incaricato d'affari vaticano a Praga mons. Segni consegna una lettera al ministro degli esteri Clementis in cui lamenta la persecuzione illegale delle attività della Chiesa da parte dello stato.
Il 23 febbraio entra in vigore la legge che prevede l'unificazione delle cooperative agricole in un'unica Cooperativa agricola unitaria (JZD), in cui confluiscono anche i terreni dei piccoli contadini a cui erano stati distribuiti nuovi appezzamenti nel 1946! Chi si rifiutava di aderire all'JZD era bollato, come in URSS, col marchio di "kulak", "contadino ricco sfruttatore", contro cui si accanivano i provvedimenti statali. Alla fine i loro terreni venivano espropriati, le famiglie esiliate in case di campagna semidiroccate, per lo più nelle zone di confine.


Nasce la "Terza resistenza"
Il 20 febbraio a Washington sorge il Consiglio della Cecoslovacchia libera, una sorta di rappresentanza dell'esilio che avrebbe dovuto preparare la terza resistenza (dopo quella contro gli Asburgo e quella antinazista) per la liberazione del paese dal totalitarismo comunista. Primo responsabile è l'ex presidente del Partito social-nazionale, Petr Zenkl.


Il programma di Karlovy Vary
Nel mese di marzo viene elaborato dai funzionari per gli affari religiosi il Programma di Karlovy Vary, presentato il 25 aprile al governo. Il piano proibisce le associazioni cattoliche, la stampa periodica, rende necessaria l'introduzione del permesso per svolgere assemblee religiose al di fuori delle chiese, ecc. Viene approvato un progetto per creare all'interno della Chiesa un movimento di sacerdoti e laici cattolici "progressisti" (o "patrioti") che appoggi i principi dell'ordinamento statale sulla base di tre impegni fondamentali: rafforzare il culto cirillometodiano in contrapposizione al cristianesimo occidentale, eliminare l'uso del latino durante le celebrazioni e smascherare il ruolo reazionario del Vaticano senza toccarne il significato religioso. Gottwald dichiara: "Dobbiamo considerare la Chiesa un nemico... Non vogliamo condurre la lotta formale fino alla rottura, a una specie di 'febbraio' della Chiesa, questo ancora non lo vogliamo, ma dobbiamo crearne le premesse". Va detto che dopo il febbraio del '48 alcuni sacerdoti cattolici iscritti al PC si dichiarano disposti a collaborare più strettamente con la sezione Chiesa del Comitato centrale del Fronte Nazionale. Per non correre il rischio di giudizi antistorici o di cadere nella facile retorica, occorre notare che vi erano diversi sacerdoti che, dopo le esperienze della seconda guerra mondiale, non erano contrari al sistema della democrazia popolare, anche se mancando di giudizio politico, finivano poi inevitabilmente per essere strumentalizzati da chi deteneva il potere. Viene costituito un gruppo di sei responsabili del programma: Cepicka (ministro della giustizia), Kopecky (min. dell'informazione), Siroky (vicepremier), Fierlinger (vicepremier), Clementis (min. degli esteri) e Nejedly (min. dell'istruzione). I 6 decidono che per lanciare la lotta anticattolica (30 aprile) è necessario dare spazio ai "cattolici progressisti" ("pokrokove katoliky") come se si trattasse di un'iniziativa spontanea a livello popolare e capillare. Ecco allora le risoluzioni "spontanee" inviate ai vescovi dai "credenti" delle fabbriche e dei quartieri contro il "clero reazionario", perchè si giunga all'accordo con le autorità comuniste. 

In aprile viene istituita l'Unione cecoslovacca della gioventù (CSM) e l'organizzazione dei pionieri (PO). Nel 1950 la CSM aveva 1 milione di iscritti. Le vecchie organizzazioni giovanili (Junak, Orel, Sokol) furono liquidate. Rifiutarsi di entrare nei pionieri significava emarginarsi dagli studi superiori. Nelle superiori operava la CSM (successivamente Unione socialista della gioventù).

Nel mese di maggio le massime autorità ecclesiastiche invitano alla vigilanza, e alla fine della conferenza tenutasi a Trnava il 16-17 maggio stilano una lettera pastorale in cui richiamano i fedeli all'unità con i vescovi e il papa:

ŠtĚpán Trochta

Nato il 26 marzo 1905, sacerdote cattolico salesiano ordinato nel 1932 a Torino. Durante la seconda guerra mondiale, parteggiando per la resistenza, è arrestato ed internato nei campi di contentramento nazisti di Terezin, Mauthausen e Dachau. Dal 1947 è vescovo di Litomerice. Negli anni 1948-49 è portavoce della conferenza episcopale cecoslovacca alle trattative con il regime comunista. Internato negli anni 1949-53, in carcere dal 1953 al 1960. Nel 1968 viene riabilitato ma successivamente con la "normalizzazione" è nuovamente sottoposto alle vessazioni del regime, riesce tuttavia a ordinare segretamente 29 sacerdoti; creato cardinale in pectore nel 1969 (reso noto nel 1973), muore il 6 aprile 1974.

Vladimir Clementis

Nato nel 1902. Politico e diplomatico slovacco, avvocato. Combatte nell'armata cecoslovacca all'estero (Francia e Gran Bretagna) durante la Seconda guerra mondiale. Nel '39 espulso dal Partito comunista per la sua critica al patto di non aggressione sovietico-tedesco, riammesso nel 1945. Nel periodo 1948-50 ministro degli esteri cecoslovacco, nel 1950 viene accusato di "nazionalismo borghese", arrestato nel '51 e nel 1952 condannato alla pena di morte durante il processo a Slansky. Riabilitato nel 1963.

Il vicario capitolare di Spis, Andrej Scheffer, firma la promessa di fedeltà al governo, 1.11.1950.

Slovacchia: giuramento dei pionieri, 1975.

"Si cerca in tutti i modi di estrometterci dal nostro ufficio pastorale e uomini che non credono, uomini rinnegati dalla Chiesa, si arrogano il diritto di governarla. Noi non vogliamo che la Chiesa diventi un semplice elemento della compagine statale... E se a un accordo non è più possibile arrivare perchè ormai si è deciso di procedere con tutti i modi a distruggere la Chiesa di Cristo e di usarla occultamente per scopi empi, allora per i cattolici in Cecoslovacchia è giunta l'ora della prova". Al IX congresso del PC tenutosi il 25 maggio, Kopecky afferma: "... rispetteremo sempre l'attività della Chiesa e la piena libertà della vita religiosa... E' naturale che pur riconoscendo le libertà religiose garantiamo allo Stato... il mandato di svolgere qualsiasi educazione scolare ed extrascolare nello spirito della nostra ideologia, nello spirito della nostra verità scientifica, nello spirito delle scienze del marxismo-leninismo". Le parole di Kopecky mettono in allarme anche diversi "cattolici progressisti".

Nella prima metà di giugno la campagna contro la Chiesa culmina con il progetto di costituire un'Azione Cattolica statale. Si decide di usare questa denominazione per far sì che la vecchia Azione Cattolica assuma un nuovo contenuto e svolga un ruolo di collaborazione con il Fronte Nazionale. I vescovi in una lettera del 7 giugno mettono in guardia da queste manovre e definiscono l'AC statale un movimento "scismatico", condannano la pubblicazione del "Messaggero del clero cattolico" e la nomina da parte statale di Josef Fiala a capo della Caritas nazionale: "In questo modo la Caritas ha perso il diritto di essere definita cattolica".

Nonostante le prese di posizione dei vescovi, il 10 giugno viene fondata a Praga ufficialmente l'Azione Cattolica ("Katolicka akce") alla presenza di una settantina di "preti progressisti" e alcuni laici. A capo dell'AC di stato sono eletti 6 laici, sotto la presidenza del drammaturgo Pujman. L'AC cura la pubblicazione del "Notiziario cattolico" ("Katolicke noviny") e organizzerà a breve una serie di pellegrinaggi collegati alla tradizione cirillometodiana: a Devin, Velehrad, Sazava, con la partecipazione del premier Zapotocky, del ministro Plojhar, e di ospiti stranieri "progressisti", quali l'abbé Boulier, docente a Parigi e amico dell'URSS, e il decano anglicano di Canterbury Johnson, presidente della Società dell'amicizia anglo-sovietica. Il presidente Gottwald così si rivolge alla delegazione in visita: "La vostra Azione cattolica per me rappresenta l'espressione del desiderio del clero cattolico e di tutti i fedeli per una comprensione onesta e una collaborazione diretta fra lo stato e la Chiesa". Inizia la campagna di adesione forzata, parrocchia per parrocchia. La resistenza più dura alla raccolta di firme si ha in Slovacchia, tradizionalmente più cattolica, con forti reazioni antistatali che in alcune località sfociano in conflitto aperto. Nelle zone di Banska Bystrica, nella valle di Kysuc, a Orava e a Spis gli abitanti, temendo l'arresto del parroco, fanno la guardia alle canoniche e cacciano a sassate i funzionari distrettuali.

LA STORIA IDEOLOGIZZATA

"Nel febbraio 1948 nel nostro paese si è spalancata la strada alla costruzione del socialismo. Premessa fondamentale per l'edificazione socialista fu assicurare il potere del popolo lavoratore con a capo la classe operaia e il partito comunista, affinchè il nuovo potere potesse realizzare la dittatura del proletariato. Ciò implicava la liquidazione delle rimanenti posizioni di potere della borghesia e la creazione di un nuovo tipo di stato e di un nuovo tipo di democrazia socialista". In questo modo "anche in Cecoslovacchia si è realizzato l'antico sogno dei lavoratori: l'eliminazione dello sfruttamento dell'uomo sull'uomo. Il nostro popolo, sotto la guida del Partito, è diventato creatore consapevole del proprio destino... Nella Costituzione, in tutti i congressi ufficiali del Partito, negli statuti del Partito e nelle dichiarazioni programmatiche del governo cecoslovacco dopo il febbraio 1948, si afferma chiaramente ed inequivocabilmente che la nostra amicizia e l'alleanza con l'URSS... è il baluardo principale della stessa esistenza del popolo ceco e slovacco e la garanzia maggiore del successo della nostra via al socialismo".

Conclusioni tratte dallo sviluppo della crisi nel Partito e nella società dopo il XIII congresso del PCC, marzo 1971


L’Azione Cattolica statale

Intanto il 15 giugno la conferenza episcopale riunita a Praga elabora la lettera pastorale intitolata "I vescovi ai credenti nell'ora della grande prova", da leggersi in tutte le chiese in occasione delle imminenti festività del Corpus Domini nonostante la proibizione delle autorità comuniste. Durante la riunione, alcuni funzionari della polizia politica si presentano per arrestare il cancelliere Dörner. I sacerdoti si trovano ora di fronte al bivio: leggere la lettera pastorale o rischiare sanzioni penali. Alla fine il documento viene letto da tutti i vescovi e da un terzo dei sacerdoti. La situazione più drammatica si ha a Praga. Il 18 giugno, alla vigilia della festa, l'arcivescovo Beran si reca a celebrare nel monastero di Strahov, colmo di fedeli, e l'abate Jarolimek legge il documento. Al termine una gran folla accompagna Beran alla residenza con canti e ovazioni. La mattina dopo la polizia blocca l'accesso dei fedeli alla cattedrale di San Vito, e ai pochi fedeli entrati di buon mattino, Beran si rivolge dicendo di non cedere ai provocatori che riempiono l'edificio sacro (alcuni cercano persino di intonare l'Internazionale, ma vengono sopraffatti dalla corale), e ribadisce: "Vi distribuiranno il Notiziario cattolico, ma non sono notizie cattoliche come non è cattolica l'Azione cattolica". La messa termina in un'atmosfera di tensione. Beran riesce a rientrare nella residenza in mezzo a un cordone di religiosi, ma qui lo aspetta la polizia politica. Il funzionario incaricato lo prende in consegna dicendogli che per la sua incolumità non è più autorizzato a lasciare la residenza.

Il 20 giugno il Vaticano rende noto il decreto di scomunica dell'Azione cattolica cecoslovacca. La conferenza episcopale riunita segretamente emana una nuova lettera pastorale, diffusa questa volta clandestinamente da decine di fedeli che, finiti più o meno volontariamente nelle fila dell'AC, di fronte all'evidenza brutale dei fatti ritornano sui propri passi boicottando i piani statali. Buona parte dei sacerdoti che avevano firmato a sostegno dell'AC ritira la firma e giura nuovamente fedeltà al vescovo e alla Chiesa; abbandonano l'AC persino cattolici membri del PC.

Il 28 giugno papa Pio XII firma il decreto di scomunica, valido per tutta la Chiesa, nei confronti dei cattolici iscritti ai partiti comunisti. Il decreto viene accolto dall'episcopato cecoslovacco con un certo imbarazzo, data la portata universale della scomunica, e alla fine sono costretti a mediare l'applicazione. Le autorità cecoslovacche reagiscono negando la validità del provvedimento e ne proibiscono la diffusione, mentre riprendono gli attacchi della stampa contro Beran e il Vaticano. Facendo ricorso a una vecchissima legge dell'impero austro-ungarico (la n. 50 del maggio 1874) le autorità comuniste applicano il paragrafo 16 imponendo la censura preventiva su tutte le circolari e le lettere pastorali; in base al par. 60 della medesima legge ogni adunanza di sacerdoti, le consulte vicariali e decanali, gli esercizi spirituali, devono essere denunciati come riunioni almeno con tre settimane d'anticipo al comitato nazionale distrettuale del popolo, chiedendo il relativo permesso. Il comitato nazionale ha il diritto di inviare un suo rappresentante a ogni riunione. Un'ulteriore disposizione dichiara invalide le pene ecclesiastiche comminate ai sacerdoti per motivi politici.

Funzione celebrata da mons. Beran in onore di s. Venceslao.