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L’epoca Novotný: 1961-64 | 1965-67

 

1965

L'anno nuovo inizia con l'introduzione di nuove linee economiche fondate su una maggiore autonomia delle imprese e sulla riduzione dei piani previsti (1 gennaio).
Il 18 febbraio il cardinal Beran, nominato il giorno prima, viene esiliato a Roma. Nomina e promessa di lealtà del nuovo amministratore apostolico, F. Tomasek.
Il 31 agosto l'economista O.Sik, durante il Comitato centrale, si permette di criticare duramente i metodi dirigisti in ambito economico.
10 novembre: nel governo entrano Smrkovsky e J. Hajek. Il 21 il generale L. Svoboda è nominato eroe della CSSR.
Continuano i "getti" della cultura semiufficiale. Escono opere di Seifert, Holar, Hrabal, Suchy; nel teatro, "L'avviso" di Havel; nel cinema, M. Forman, J. Menzel.

1966

Il 20 gennaio Novotny e Breznev ribadiscono l'amicizia fraterna e la collaborazione fra URSS e CSSR.
Dal 7 marzo i passaporti possono essere custoditi anche nel proprio domicilio.
16 marzo. Nuova legge sull'istruzione superiore. Il ministro Hajek abolisce la discriminazione di classe o di confessione religiosa per l'ammissione agli studi superiori.
Dal 31 maggio al 4 giugno si svolge il XIII Congresso del Partito, atteso dai riformisti con speranza e temuto dai conservatori. Tuttavia non si decide nulla.
A ottobre, quarto Piano quinquennale. Il 25, nuova legge sulla stampa (81/1966), con cui si abolisce l'Ufficio di sorveglianza sulla stampa, sostituito dalla Direzione centrale delle pubblicazioni.

Il IV Congresso degli scrittori. Di fianco, da sinistra: Vaculik, Kundera e Klima (ctk).

A destra:

l’intervento di Havel (kvh).

1967

27-29 giugno: Nel corso del IV congresso dell'Unione scrittori a Praga alcuni artisti criticano la politica interna ed estera del governo, sottolineando soprattutto che "nel paese manca la libertà di stampa". "Ritengo che nel nostro paese - afferma lo scrittore Ludvik Vaculik - sia morta la persona, che non esista più. Ci unisce un unico vile sentimento: il crollo della speranza". Hendrych, l'ideologo del partito, chiede l'espulsione dall'Unione degli scrittori Havel, Vaculik e Kohout. A. Kliment propone addirittura la lettura dell'appello di Solzenicyn agli scrittori sovietici, letto da P. Kohout. L'organo dell'Unione "Literarni noviny" passa sotto il diretto controllo del ministero della cultura.

30 giugno: Novotny si scaglia contro l'"eccessiva liberalizzazione".

30-31 ottobre: Al plenum del CC del PCCS si verifica una situazione di aperta conflittualità tra Dubcek e Novotny. Quest'ultimo accusa l'ala slovacca del partito di "rallentare lo sviluppo economico del paese", di non aver preso "le misure previste dal plenum di settembre" contro gli scrittori, e definisce Dubcek "nazionalista borghese". Dubcek replica dicendo che "l'atteggiamento di Novotny verso le riforme economiche varate all'inizio del '67 minaccia l'intera economia del paese". Il plenum termina senza risoluzioni. Si comincia a parlare della distinzione tra le funzioni di primo segretario di partito e di presidente della repubblica.


31 ottobre: Durante la notte scoppia il malcontento tra gli studenti del convitto universitario di Praga-Strahov a causa dell'interruzione della corrente. Alcune centinaia di studenti, con fiaccole e candele in mano, si dirigono verso il centro scandendo "Dateci la luce!". La polizia reagisce duramente perchè il corteo avrebbe "carattere politico".

LA MANIFESTAZIONE DI STRAHOV

Fu molto semplice: lo studentato universitario era stato originariamente pensato per ospitare gli atleti delle spartachiadi, ma spesso mancava l’acqua e soprattutto saltava la corrente. Gli studenti si lamentavano invano di non poter studiare, e quando il 31 ottobre 1967 rimasero nuovamente al buio, alcune centinaia di giovani uscirono in strada, oltrepassarono il Castello e si diressero verso il centro cittadino, ma furono fermati dalla polizia che li disperse con i manganelli e li inseguì fin dentro lo studentato. «Vogliamo la luce» scandivano i dimostranti, e nell’atmosfera tesa di quell’autunno era uno slogan che suonava molto politico, anche se quella manifestazione fu solo il culmine delle proteste per le condizioni degli alloggi e per le disposizioni rigide che limitavano anche le visite… Il Comitato centrale del Partito aveva approvato l’intervento e disse anzi che sarebbero stati puniti gli «istigatori»… Ma era il segno dell’epoca: negli anni ‘50 nessuno si sarebbe permesso una cosa del genere.

P. Sustrová, «Lidové Noviny», 31.10.2007

Otokar (Ota) Šik

Nato a Plzen l'11 settembre 1919. Economista e uomo politico. Nel 1940 entra nel Partito comunista. Catturato dai nazisti, negli anni 1941-45 è internato nel lager di Mauthausen. Dal 1945 al '51 è nel CC del Partito a Praga; dal 1957 insegna all'Alta scuola di partito del CC. Membro corrispondente e (1989-92) accademico delle scienze; negli anni 1961-69 è direttore dell'Istituto di economia dell'Accademia delle scienze cecoslovacca. Membro del CC del Partito, è ideatore delle riforme economiche degli anni '60, alla ricerca di una sintesi tra economia pianificata ed economia di mercato. Durante la Primavera appoggia i riformisti, ed è vicepremier incaricato delle questioni economiche; durante l'invasione di agosto si trova in Jugoslavia; costretto a lasciare l'incarico politico pubblico, ripara all'estero (Svizzera, Scandinavia); nel 1969 viene espulso dal Partito e nel febbraio 1970 gli viene tolta la cittadinanza cecoslovacca; dal 1983 insegna economia comparata in Svizzera. Negli anni 1990-92 fa parte dei consiglieri della presidenza cecoslovacca. Muore il 22 agosto 2004.

JIŘí Hájek

Nato il 6/6/1913 a Krhanice, diplomatico, giurista e uomo politico. Negli anni 1939-45 rinchiuso nei lager nazisti. Rappresentante della socialdemocrazia, dal 1948 al '69 membro del comitato centrale del pc. Docente universitario a Praga, dal 1955 al '58 è ambasciatore in Gran Bretagna, e rappresentante presso l'ONU. Negli anni 1965-68 ministro dell'istruzione e successivamente degli esteri. Per essersi opposto all'invasione della Cecoslovacchia nel '68 viene espulso dal pc e sollevato da ogni incarico pubblico. Nel 1977 firma Charta 77, ne è portavoce nel 1977-78 e nel '79. Nel 1988-92 è presidente del Comitato Helsinki cecoslovacco. Collabora attivamente alla rivoluzione del 1989. Muore a Praga il 22/10/1993.

8-10 dicembre: Nonostante la tensione politico-sociale, si svolge la visita di Breznev, primo segretario del CC del PCUS. Lo scarno comunicato ufficiale si limita alle solite frasi sulla cooperazione sovietico-cecoslovacca. Breznev dichiara che "non intende immischiarsi negli affari interni di un partito fratello".

11-13 dicembre: La riunione della presidenza del Comitato Centrale si svolge nel segno di un'aspra critica contro Novotny, soprattutto da parte di Kolder, Dubcek, Cernik, Hendrych e Dolansky.

19 dicembre: Durante il plenum del CC è sempre più evidente la spaccatura tra un'ala "liberale" che propone la candidatura di Dubcek a primo segretario, e un'ala di "conservatori". Viene creata una commissione incaricata di ri-organizzare il partito e gli apparati dello stato. Novotny, visto che non è più in grado di gestire la situazione, cerca di mobilitare, invano, le forze di sicurezza.