CHARTA 77


La polizia politica (StB) non stette a guardare: a fine dicembre ‘76 uno degli agenti infiltrati tra i dissidenti avvisò i superiori che si stava facendo un’ampia raccolta di firme in calce a una «petizione per i diritti umani». Ma gli stessi dissidenti non erano sprovveduti: la raccolta di firme avvenne appositamente durante le festività natalizie, quando la sorveglianza sarebbe stata più blanda, e chi firmava poteva leggere solo la dichiarazione programmatica, poi doveva apporre i propri dati su un foglietto. Il testo gli sarebbe stato inviato successivamente, in contemporanea all’invio «ufficiale» alle autorità statali. In questo modo nessuno degli infiltrati fu in grado di avere il testo della Charta.

La mattina del 6 gennaio 1977 nel quartiere di Dejvice a Praga accadde un fatto inaudito: in piena stagnazione, come in un film, un’auto della polizia si mise a inseguire una Saab con a bordo lo scrittore L. Vaculík, Havel e l'attore P. Landovsky, che intendevano spedire alle autorità il documento n. 1 di «Charta 77» (il nome l’aveva proposto Kohout). Uno di loro era riuscito a scendere e – dettaglio ancor più surreale – a imbucare una quarantina di lettere poco prima che venissero tutti acciuffati dagli agenti. Anche i diplomatici e i giornalisti occidentali furono informati in anticipo che qualcosa stava per succedere, e alcuni ebbero in mano anche la dichiarazione, la cui pubblicazione oltrecortina era vincolata dal fatto che il testo doveva arrivare prima al regime. La prima notizia sull’iniziativa informale fu diffusa in Europa da «Le Monde».


La risposta isterica del regime

«Le autorità – come disse Vaculík – reagirono secondo il loro folclore». Iniziò la campagna mediatica contro Charta 77: la TV imbastì in fretta e furia il programma «Non taceremo, ovvero il controspionaggio americano si dichiara», seguirono le consuete «dichiarazioni spontanee» di collettivi operai. Il 12 gennaio fu lo stesso «Rudé Právo» a scendere nell’arena con il famigerato Falliti e usurpatori: «La cosiddetta Charta 77 è stata consegnata ad alcune agenzie stampa occidentali da un gruppo di persone composto da falliti rappresentanti della borghesia reazionaria cecoslovacca e della controrivoluzione del 1968, su ordine delle centrali anticomuniste e sioniste. Si tratta di uno scritto sobillatore, antistatale, antisocialista e demagogico che si scaglia contro il popolo, e calunnia in modo grossolano e menzognero la repubblica socialista cecoslovacca e le conquiste popolari».

Ricorda mons. Maly, uno dei primi firmatari: «Charta 77 fu la prima forma di resistenza organizzata contro il regime… Anche se si trattava di un’iniziativa civile spontanea, dava l’impressione di un gruppo organizzato, e questo spaventava il potere. Tuttavia va detto che la reazione del regime in un certo senso aiutò l’iniziativa facendola conoscere alla popolazione». I documenti di Charta 77 però non furono mai pubblicati dalla stampa di regime.

Il 28 gennaio 1977 le autorità cecoslovacche chiamarono a raccolta il mondo della cultura ufficiale al Teatro nazionale di Praga, e imposero la firma della cosiddetta «Anticharta», un lungo documento di condanna. Nel testo (Per nuove azioni creative nel nome del socialismo e della pace) si faceva un bilancio dei «successi» ottenuti nel dopoguerra nell’ambito della cultura, si condannava «chi con prosopopea, superbia e egoismo, chi per il vile denaro in qualunque parte del mondo – anche da noi c’è un gruppo di simili rinnegati e traditori – si isola dal proprio popolo… e diventa strumento delle forze antiumanistiche dell’imperialismo, servo dei profeti della rovina e della discordia fra i popoli…». Il 4 febbraio fu il mondo dello spettacolo a firmare l’Anticharta, compreso il popolare cantante Karel Gott. Seguirono fermi, perquisizioni e arresti tra i primi firmatari: Havel rimase in carcere fino al 20 maggio, furono interrogati gli altri due portavoce, J. Hájek e J. Patocka. Quest’ultimo aveva avuto un incontro informale con il ministro degli esteri olandese Max van der Stoel, in visita ufficiale a Praga: fu un evento fuori programma che ebbe da un lato ripercussioni diplomatiche, e finì tragicamente per lo stesso Patocka il quale, dopo un estenuante interrogatorio, fu ricoverato in ospedale e morì il 13 marzo.

Dall’altra parte della barricata

Dalla delibera della presidenza del Comitato centrale del Partito, 7.1.1977

-Charta 77 è un documento antistatale e controrivoluzionario; una piattaforma per la creazione di un partito borghese.
- I firmatari sono oppositori del socialismo, da Prokop Drtina [box a fianco] ai rappresentanti della borghesia fino ai rinnegati della classe operaia;
- Charta è stata preparata in combutta con l'estero, dove è stata anche pubblicata.

Sulla base della delibera summenzionata sono state approvate le seguenti misure:
– avviare un procedimento penale per i reati contemplati dai parr. 112 e 98 c. 1 del codice penale [danneggiamento degli interessi statali all’estero e sovvertimento della re­pubblica];
– applicare nei confronti dei firmatari tutte le misure necessarie di carattere amministrativo;
– con tutti i firmatari saranno condotti colloqui, ed eventualmente interrogatori secondo il loro coinvolgimento.

Gli organi istituzionali e legislativi furono incaricati di rispondere a domande precise sulla forma giuridica di Charta 77, «se sia possibile ritenere questa attività un tentativo di creare un’organizzazione illegale», se la dichiarazione programmatica fosse un libello illegale e se tale fosse da ritenersi la sua divulgazione. Secondo l’interpretazione governativa, l’attività della Charta era da considerarsi incostituzionale.

La firma dell’Anticharta, 28.1.1977