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Estate 2008: Zeliv - Svitavy - Bautzen...

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Zeliv.

 

 

 

 

1. Zeliv, ex-campo di internamento per religiosi

Ceske Budejovice... ma sì, ce la facciamo... Breve sosta, una foto alla targa sulle mura del carcere, che ricorda gli abusi perpetrati dal regime comunista fino all'89, due passi lungo la Malse, e via verso i boschi di Zeliv! Avevo chiesto se fosse possibile visitare questo convento, ex campo di lavoro per religiosi negli anni '50, speravo fosse qualcosa come Tepla (v. itinerario 2006), che ci si potesse pernottare. Sì, ma devi arrivare non dopo le 17, perchè la perpetua di turno poi chiude e va per i fatti suoi. E difatti non ce la facciamo, come mi aspettavo, qualche lavoro stradale ("musime to opravit"...), e sei lì per le 17.30. Ma il signor Kocanda ha una locanda accogliente anche per noi due pellegrini. Dal convento mi avevano risposto pochi giorni prima della partenza, dopo un mese - non ci contavo più -: il 13 agosto alle 18 c'è una messa solenne per ricordare quella che, esattamente 40 anni prima, avevano celebrato i religiosi ex-detenuti. Troppo per essere un caso, troppo per essere una banale coincidenza.
Come Tepla, anche il convento di Zeliv è piuttosto conciato: parti ristrutturate si alternano ad aree più cadenti, l'interno della chiesa è piuttosto spoglio, ma c'è molta gente per l'occasione. Alla messa presieduta dall'abate Bronislav Kramar partecipano anche il primo vicepremier ceco Jiri Cunek e il primo vicepresidente del parlamento Jan Kasal, oltre al sindaco di questo paesino e altre autorità della regione. La verità non è qualcosa da sfuggire - dice l'abate nell'omelia, letta in un ceco terribile - ma da prendere sulle nostre spalle, non limitandosi a guardarci attorno. Non possiamo fuggire dalla sofferenza richiesta dalla verità. L'uomo di oggi invece preferisce scappare davanti alle difficoltà e così patisce ancora di più. L'abate ricorda come oltre alla sofferenza fisica molti ex-detenuti dovettero subire poi l'onta di essere stati iscritti arbitrariamente negli elenchi della polizia politica, sopportando anche questo con la preghiera.

Le cassandre meteorologiche hanno sbagliato tutto: fuori il cielo è ancora terso e il sole aspetta paziente la fine della messa per regalarci il primo di questi limpidi tramonti.

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L'ex-convento di internamento

Il convento fu costruito alla metà del XII secolo dai benedettini, cui seguirono i premonstratensi. Nella notte tra il 13 e il 14 aprile 1950 il complesso fu occupato dalla polizia e trasformato in campo di internamento. Furono 67 i primi religiosi ad esservi rinchiusi, e a loro se ne aggiunsero altri da tutto il territorio nazionale. Nel corso dei quattro anni di esistenza, dal campo di Zeliv passarono 464 religiosi. Era un campo a regime duro, coordinato da 10 funzionari della StB, amministrato da Alois Pokorny, e vigilato da 35 agenti armati che venivano sostituiti ogni due mesi in modo che non si creassero contatti stabili tra gli internati e le guardie (ciononostante, soprattutto tra i giovani poliziotti slovacchi, si trovò chi cercò di aiutare i detenuti per l'invio di lettere all'esterno). I religiosi internati erano dislocati in gruppi da 20-30 in un'unica camerata, durante le frequenti ispezioni veniva sequestrato qualsiasi tipo di letteratura religiosa, anche i minimi errori erano puniti duramente (razionamento del rancio, limitazione del riposo, cella di rigore). I religiosi erano impiegati in lavori anche all'esterno del convento, nelle fattorie statali, nei campi, nei boschi, come muratori ecc. Nonostante il regime duro, i più giovani avevano la possibilità di imparare da docenti di filosofia e teologia che tenevano lezioni clandestine. Il contatto con l'esterno era limitato (visite ammesse solo in casi particolari come la morte di parenti prossimi, e sempre dietro accompagnamento di un agente), la corrispondenza era limitata a una-due lettere al mese, i pacchi venivano regolarmente saccheggiati dalle guardie, le visite dei parenti si svolgevano sempre alla presenza di un agente. Grazie ad alcuni dipendenti civili esterni che lavoravano al convento, i religiosi riuscirono a comunicare regolarmente con l'esterno per un breve periodo, poi la polizia smantellò la "rete" di collegamento e anche i civili furono condannati a pene esemplari, dai 12 ai 21 anni di carcere per tradimento e spionaggio.
Un ex-detenuto ricorda come in occasione delle festività principali arrivavano numerosi pacchi e questo infastidiva l'amministrazione del campo che ordinava di confiscarli. Riguardo alle visite dei parenti decideva l'arbitrio del direttore: se c'era una punizione di gruppo, visite e corrispondenza erano sospese, e se arrivavano parenti anche da lontano senza saper nulla, venivano rimandati indietro: "Che soffrano con loro". Ai religiosi veniva offerta la libertà in cambio della rinuncia all'abito. Inizialmente non ricevevano alcun salario, poi fu stabilita una paga di 50-70 corone al mese. Inizialmente non era possibile nemmeno dire messa, poi fu permesso a un solo religioso celebrare per tutti, non nella chiesa però, ma nell'oratorio.
Oltre ai religiosi, a Zeliv furono rinchiusi il vescovo Tomasek di Olomouc (per 3 anni, dal 23.7.1951) e Karel Otcenasek di di Hradec Králové (dall'11 luglio 1951). Tomasek nei momenti liberi lavorava ai suoi scritti sul catechismo. Dal 1954 la gestione del campo di Zeliv cominciò a pesare molto sui bilanci statali, perciò il Partito decise (20.9.1954) di liquidare il campo e diede disposizione all'Ufficio affari religiosi che dal dicembre fossero rimessi in libertà i religiosi abili ai lavori e senza "vedute reazionarie", in gruppi di una decina al mese. Nel febbraio 1956, sull'onda del mutamento della situazione politica in URSS, il campo fu chiuso; solo un'ottantina di religiosi venne trasferito nel campo di Kralík e a Moravec.

(1 - continua)

 


Zeliv.