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Zeliv.
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1. Zeliv,
ex-campo di internamento per
religiosi
 Ceske
Budejovice... ma sì, ce la facciamo... Breve
sosta, una foto alla targa sulle mura del carcere,
che ricorda gli abusi perpetrati dal regime
comunista fino all'89, due passi lungo la Malse, e
via verso i boschi di Zeliv! Avevo chiesto se fosse
possibile visitare questo convento, ex campo di
lavoro per religiosi negli anni '50, speravo fosse
qualcosa come Tepla (v. itinerario 2006), che ci si
potesse pernottare. Sì, ma devi arrivare non
dopo le 17, perchè la perpetua di turno poi
chiude e va per i fatti suoi. E difatti non ce la
facciamo, come mi aspettavo, qualche lavoro
stradale ("musime to opravit"...), e sei lì
per le 17.30. Ma il signor Kocanda ha una locanda
accogliente anche per noi due pellegrini. Dal
convento mi avevano risposto pochi giorni prima
della partenza, dopo un mese - non ci contavo
più -: il 13 agosto alle 18 c'è una
messa solenne per ricordare quella che, esattamente
40 anni prima, avevano celebrato i religiosi
ex-detenuti. Troppo per essere un caso, troppo per
essere una banale coincidenza.
Come Tepla, anche il convento di Zeliv è
piuttosto conciato: parti ristrutturate si
alternano ad aree più cadenti, l'interno
della chiesa è piuttosto spoglio, ma
c'è molta gente per l'occasione. Alla messa
presieduta dall'abate Bronislav Kramar partecipano
anche il primo vicepremier ceco Jiri Cunek e il
primo vicepresidente del parlamento Jan Kasal,
oltre al sindaco di questo paesino e altre
autorità della regione. La verità non
è qualcosa da sfuggire - dice l'abate
nell'omelia, letta in un ceco terribile - ma da
prendere sulle nostre spalle, non limitandosi a
guardarci attorno. Non possiamo fuggire dalla
sofferenza richiesta dalla verità. L'uomo di
oggi invece preferisce scappare davanti alle
difficoltà e così patisce ancora di
più. L'abate ricorda come oltre alla
sofferenza fisica molti ex-detenuti dovettero
subire poi l'onta di essere stati iscritti
arbitrariamente negli elenchi della polizia
politica, sopportando anche questo con la
preghiera.
Le cassandre
meteorologiche hanno sbagliato tutto: fuori il
cielo è ancora terso e il sole aspetta
paziente la fine della messa per regalarci il primo
di questi limpidi tramonti.
ALLOGGIO:
HOTEL
NA KOCANDE
L'ex-convento
di internamento
Il
convento fu costruito alla metà del XII
secolo dai benedettini, cui seguirono i
premonstratensi. Nella notte tra il 13 e il 14
aprile 1950 il complesso fu occupato dalla polizia
e trasformato in campo di internamento. Furono 67 i
primi religiosi ad esservi rinchiusi, e a loro se
ne aggiunsero altri da tutto il territorio
nazionale. Nel corso dei quattro anni di esistenza,
dal campo di Zeliv passarono 464 religiosi. Era un
campo a regime duro, coordinato da 10 funzionari
della StB, amministrato da Alois Pokorny, e
vigilato da 35 agenti armati che venivano
sostituiti ogni due mesi in modo che non si
creassero contatti stabili tra gli internati e le
guardie (ciononostante, soprattutto tra i giovani
poliziotti slovacchi, si trovò chi
cercò di aiutare i detenuti per l'invio di
lettere all'esterno). I religiosi internati erano
dislocati in gruppi da 20-30 in un'unica camerata,
durante le frequenti ispezioni veniva sequestrato
qualsiasi tipo di letteratura religiosa, anche i
minimi errori erano puniti duramente (razionamento
del rancio, limitazione del riposo, cella di
rigore). I religiosi erano impiegati in lavori
anche all'esterno del convento, nelle fattorie
statali, nei campi, nei boschi, come muratori ecc.
Nonostante il regime duro, i più giovani
avevano la possibilità di imparare da
docenti di filosofia e teologia che tenevano
lezioni clandestine. Il contatto con l'esterno era
limitato (visite ammesse solo in casi particolari
come la morte di parenti prossimi, e sempre dietro
accompagnamento di un agente), la corrispondenza
era limitata a una-due lettere al mese, i pacchi
venivano regolarmente saccheggiati dalle guardie,
le visite dei parenti si svolgevano sempre alla
presenza di un agente. Grazie ad alcuni dipendenti
civili esterni che lavoravano al convento, i
religiosi riuscirono a comunicare regolarmente con
l'esterno per un breve periodo, poi la polizia
smantellò la "rete" di collegamento e anche
i civili furono condannati a pene esemplari, dai 12
ai 21 anni di carcere per tradimento e
spionaggio.
Un ex-detenuto ricorda come in occasione delle
festività principali arrivavano numerosi
pacchi e questo infastidiva l'amministrazione del
campo che ordinava di confiscarli. Riguardo alle
visite dei parenti decideva l'arbitrio del
direttore: se c'era una punizione di gruppo, visite
e corrispondenza erano sospese, e se arrivavano
parenti anche da lontano senza saper nulla,
venivano rimandati indietro: "Che soffrano con
loro". Ai religiosi veniva offerta la
libertà in cambio della rinuncia all'abito.
Inizialmente non ricevevano alcun salario, poi fu
stabilita una paga di 50-70 corone al mese.
Inizialmente non era possibile nemmeno dire messa,
poi fu permesso a un solo religioso celebrare per
tutti, non nella chiesa però, ma
nell'oratorio.
Oltre ai religiosi, a Zeliv furono rinchiusi il
vescovo Tomasek di Olomouc (per 3 anni, dal
23.7.1951) e Karel Otcenasek di di Hradec
Králové (dall'11 luglio 1951).
Tomasek nei momenti liberi lavorava ai suoi scritti
sul catechismo. Dal 1954 la gestione del campo di
Zeliv cominciò a pesare molto sui bilanci
statali, perciò il Partito decise
(20.9.1954) di liquidare il campo e diede
disposizione all'Ufficio affari religiosi che dal
dicembre fossero rimessi in libertà i
religiosi abili ai lavori e senza "vedute
reazionarie", in gruppi di una decina al mese. Nel
febbraio 1956, sull'onda del mutamento della
situazione politica in URSS, il campo fu chiuso;
solo un'ottantina di religiosi venne trasferito nel
campo di Kralík e a
Moravec.
(1
- continua)
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Zeliv.
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