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(click
sulle foto per ingrandirle)
Jachymov, panorama della valle dall'alto
dell'ex-campo "Svornost".
Il Radium Palace all'ingresso della
cittadina.
La piazza principale, con l'antica zecca (sulla
destra). In primo piano il viale delle rimembranze
con le steli che ricordano i campi di
lavoro.
La stele che ricorda il campo "L", all'interno
del quale c'era la Torre della
morte.
La Torre della morte come si intravede dall'area
carceraria di Vykmanov.
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2. Jachymov,
culla del dollaro e delle miniere di
uranio
"Torre
della morte?" - Mi guarda con una certa
preoccupazione l'impiegata dell'azienda di carbone
nel cui cortile termina l'unica strada che sale in
cima alla frazione di Vykmanov, dove c'era il
famigerato campo "L" (likvidace). "Non ne so nulla,
io non abito qui, ci vengo solo per lavorare".
Invece la giovane mammina che sta tornando dalla
spesa con i suoi due bambini e i due cani fa di
tutto per aiutarmi: "Boh, io abito qui solo da 6
anni, ma ora chiamo la signora B., lei e il marito
ci vivono da una vita", e si mette a strillare in
mezzo alla strada, cosa inusuale per le abitudini
locali. Nel frattempo la bimbetta ha rovesciato il
cibo per cani in mezzo alla strada, prontamente
redarguita dalla mamma. La signora B. dalla
finestra dice che il marito sta ancora dormendo -
erano almeno le 10 - ma ora ha un buon motivo per
tirarlo giù dal letto. Sembra una scena dal
teatro di Eduardo. Intanto la mammina se ne va
lasciandomi in balia del marito-pittbull della
signora B., sceso in canottiera e sigaretta in
bocca. La torre è nel perimetro del carcere
locale, bofonchia, ma senza permesso posso
scordarmela. Mi presento ugualmente all'ingresso
del carcere dove ripeto per la terza volta tutta la
storia al giovane soldato Svejk di turno che mi
squadra come se fossi un marziano: non ne sa nulla,
dice, omertà assoluta. Eppure la torre, che
serviva da frantoio per il minerale di uranio e
dove ci lavoravano i prigionieri politici senza
alcuna protezione, è ancora lì, la si
intravede svettare con la sua forma tozza in
mattoni da sopra le mura dell'area del carcere.
Pare si possa visitarla solo a maggio, quando ci
vengono gli ex detenuti per le loro
commemorazioni.
Pochi km dopo, ecco finalmente Jachymov, la culla
del dollaro! Menzionata già nel 1516, in
questa cittadina vicina a Karlovy Vary (Karlsbad)
furono coniati i primi "talleri", che divennero poi
i più famosi "dollari". Nel 1864 fu scoperta
una prima fonte con radioattività naturale
che venne usata a scopi terapeutici, e per questo
fu costruito il grande Radium Palace, che funziona
tuttora. Qui nel 1903 vi lavorarono i coniugi
Curie, e alla metà del secolo la zona era
ormai famosa per i giacimenti di uranio.
Nel settembre 1945 l'Armata Rossa occupò le
miniere: l'URSS ne aveva bisogno per stare alla
pari con l'Occidente nella corsa all'arma atomica.
Il 23 novembre '45 fu sottoscritto l'accordo fra i
governi sovietico e cecoslovacco che prevedeva
l'estrazione del minerale d'uranio e il suo invio
in URSS. Come fare per avere manodopera a buon
mercato? Prima impiegando i prigionieri di guerra
nazisti, e poi, per far fronte alle esigenze dei
fratelli sovietici liberatori, usando la soluzione
dei due piccioni con una fava: si sbarazzavano di
tutti coloro che avversavano il regime comunista
mandandoli qui a lavorare. Dal 1948 al '61 decine
di migliaia di innocenti hanno trascorso anni e
anni in queste miniere (oltre 20 in tutta la Boemia
centro-nord), vessati e trattati in modo disumano
da delinquenti comuni ed ex nazisti promossi a
sorveglianti. Li chiamavano "m.u.k.l.", "uomini
destinati alla liquidazione", estraevano il
minerale col piccone e la carriola, lo trituravano
e lo lavoravano a mano. Ci passò anche padre
Zverina: "Il lavoro forzato consisteva
nell'estrarre minerali di uranio che venivano poi
trasportati in URSS: partivano due o tre convogli
ferroviari al giorno. Durante le operazioni di
carico, passavano per le mie mani da 40 a 60 t al
giorno
Non c'era nessun sistema di protezione
contro le radiazioni, la polvere e il gas di
radon". I dati parlano di 8.570 detenuti al 31
dicembre 1950, e nel marzo 1953 erano già
14.996.
Tutto ebbe termine nell'aprile 1961, perchè
era ormai troppo dispendioso per il bilancio
statale cecoslovacco e l'URSS aveva trovato altre
fonti. Non c'erano però fotoreporter e
giornalisti del tg3 a documentare lo smantellamento
dei campi e l'uscita dei prigionieri macilenti.
Nell'antica zecca oggi trasformata in museo
c'è una grande mostra permanente sui
minerali e sulla loro lavorazione; al termine si
possono persino acquistare per poche corone grossi
frammenti di pietre estratte ancor oggi nella zona.
Nell'ultima sala si parla anche dei campi di
lavoro. Fuori, davanti alla vicina chiesa di San
Giacomo, hanno sistemato un viale delle rimembranze
composto da 15 steli con incisi i nomi dei campi, e
che culmina in un monumento più grande
chiamato "Porta della libertà". Vi sono
incise le date 1948-89, inizio e fine del regime
comunista. Dal museo un sentiero che si inerpica
sulla collina porta al vecchio campo "Svornost"
(concordia). Fra l'erba alta ecco apparire una
lunga scalinata in legno. Un cartello dice
trattarsi della "scala di Mauthausen": il richiamo
è evidente. "Il 28 settembre 1950 - si legge
- i due prigionieri R. Kindl e Ilja S. Chubenov, di
21 e 28 anni, tentarono di scappare ma furono
catturati e fucilati sul posto". In cima svetta
ancora una vecchia torretta di guardia, tutto quel
che resta oggi del campo Svornost, che
funzionò dal dicembre 1949 all'ottobre '54.
Degli altri campi resta ancora meno, sepolti dal
tempo e dalla voglia di dimenticare. Sono zone
selvagge, ma c'è una buona presenza di
turismo locale e dalla vicinissima Germania; se ci
si sa adattare, vitto e alloggio costano poco, ti
puoi fare le cure termali e nei negozi dei cinesi
trovi ogni ben di Dio e un sacco di
souvenir.
ALLOGGIO:
HOTEL
PANORAMA
>>>
continua
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Un articolo sulla Torre della morte, dalla
mostra sulla persecuzione della Chiesa allestita a
Tepla dalla Confederazione degli ex prigionieri
politici.
Il monumento "Porta della
libertà".
Un biglietto scritto da un bambino al padre
detenuto. Museo dell'ex zecca.
La "Scala di Mauthausen" presso l'ex campo
Svornost.
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