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Estate 2006: viaggio sulle tracce dei campi di lavoro per l'estrazione dell'uranio

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Jachymov, panorama della valle dall'alto dell'ex-campo "Svornost".


Il Radium Palace all'ingresso della cittadina.


La piazza principale, con l'antica zecca (sulla destra). In primo piano il viale delle rimembranze con le steli che ricordano i campi di lavoro.


La stele che ricorda il campo "L", all'interno del quale c'era la Torre della morte.


La Torre della morte come si intravede dall'area carceraria di Vykmanov.

 

 

2. Jachymov, culla del dollaro e delle miniere di uranio

"Torre della morte?" - Mi guarda con una certa preoccupazione l'impiegata dell'azienda di carbone nel cui cortile termina l'unica strada che sale in cima alla frazione di Vykmanov, dove c'era il famigerato campo "L" (likvidace). "Non ne so nulla, io non abito qui, ci vengo solo per lavorare". Invece la giovane mammina che sta tornando dalla spesa con i suoi due bambini e i due cani fa di tutto per aiutarmi: "Boh, io abito qui solo da 6 anni, ma ora chiamo la signora B., lei e il marito ci vivono da una vita", e si mette a strillare in mezzo alla strada, cosa inusuale per le abitudini locali. Nel frattempo la bimbetta ha rovesciato il cibo per cani in mezzo alla strada, prontamente redarguita dalla mamma. La signora B. dalla finestra dice che il marito sta ancora dormendo - erano almeno le 10 - ma ora ha un buon motivo per tirarlo giù dal letto. Sembra una scena dal teatro di Eduardo. Intanto la mammina se ne va lasciandomi in balia del marito-pittbull della signora B., sceso in canottiera e sigaretta in bocca. La torre è nel perimetro del carcere locale, bofonchia, ma senza permesso posso scordarmela. Mi presento ugualmente all'ingresso del carcere dove ripeto per la terza volta tutta la storia al giovane soldato Svejk di turno che mi squadra come se fossi un marziano: non ne sa nulla, dice, omertà assoluta. Eppure la torre, che serviva da frantoio per il minerale di uranio e dove ci lavoravano i prigionieri politici senza alcuna protezione, è ancora lì, la si intravede svettare con la sua forma tozza in mattoni da sopra le mura dell'area del carcere. Pare si possa visitarla solo a maggio, quando ci vengono gli ex detenuti per le loro commemorazioni.
Pochi km dopo, ecco finalmente Jachymov, la culla del dollaro! Menzionata già nel 1516, in questa cittadina vicina a Karlovy Vary (Karlsbad) furono coniati i primi "talleri", che divennero poi i più famosi "dollari". Nel 1864 fu scoperta una prima fonte con radioattività naturale che venne usata a scopi terapeutici, e per questo fu costruito il grande Radium Palace, che funziona tuttora. Qui nel 1903 vi lavorarono i coniugi Curie, e alla metà del secolo la zona era ormai famosa per i giacimenti di uranio.
Nel settembre 1945 l'Armata Rossa occupò le miniere: l'URSS ne aveva bisogno per stare alla pari con l'Occidente nella corsa all'arma atomica. Il 23 novembre '45 fu sottoscritto l'accordo fra i governi sovietico e cecoslovacco che prevedeva l'estrazione del minerale d'uranio e il suo invio in URSS. Come fare per avere manodopera a buon mercato? Prima impiegando i prigionieri di guerra nazisti, e poi, per far fronte alle esigenze dei fratelli sovietici liberatori, usando la soluzione dei due piccioni con una fava: si sbarazzavano di tutti coloro che avversavano il regime comunista mandandoli qui a lavorare. Dal 1948 al '61 decine di migliaia di innocenti hanno trascorso anni e anni in queste miniere (oltre 20 in tutta la Boemia centro-nord), vessati e trattati in modo disumano da delinquenti comuni ed ex nazisti promossi a sorveglianti. Li chiamavano "m.u.k.l.", "uomini destinati alla liquidazione", estraevano il minerale col piccone e la carriola, lo trituravano e lo lavoravano a mano. Ci passò anche padre Zverina: "Il lavoro forzato consisteva nell'estrarre minerali di uranio che venivano poi trasportati in URSS: partivano due o tre convogli ferroviari al giorno. Durante le operazioni di carico, passavano per le mie mani da 40 a 60 t al giorno… Non c'era nessun sistema di protezione contro le radiazioni, la polvere e il gas di radon". I dati parlano di 8.570 detenuti al 31 dicembre 1950, e nel marzo 1953 erano già 14.996.
Tutto ebbe termine nell'aprile 1961, perchè era ormai troppo dispendioso per il bilancio statale cecoslovacco e l'URSS aveva trovato altre fonti. Non c'erano però fotoreporter e giornalisti del tg3 a documentare lo smantellamento dei campi e l'uscita dei prigionieri macilenti.
Nell'antica zecca oggi trasformata in museo c'è una grande mostra permanente sui minerali e sulla loro lavorazione; al termine si possono persino acquistare per poche corone grossi frammenti di pietre estratte ancor oggi nella zona. Nell'ultima sala si parla anche dei campi di lavoro. Fuori, davanti alla vicina chiesa di San Giacomo, hanno sistemato un viale delle rimembranze composto da 15 steli con incisi i nomi dei campi, e che culmina in un monumento più grande chiamato "Porta della libertà". Vi sono incise le date 1948-89, inizio e fine del regime comunista. Dal museo un sentiero che si inerpica sulla collina porta al vecchio campo "Svornost" (concordia). Fra l'erba alta ecco apparire una lunga scalinata in legno. Un cartello dice trattarsi della "scala di Mauthausen": il richiamo è evidente. "Il 28 settembre 1950 - si legge - i due prigionieri R. Kindl e Ilja S. Chubenov, di 21 e 28 anni, tentarono di scappare ma furono catturati e fucilati sul posto". In cima svetta ancora una vecchia torretta di guardia, tutto quel che resta oggi del campo Svornost, che funzionò dal dicembre 1949 all'ottobre '54. Degli altri campi resta ancora meno, sepolti dal tempo e dalla voglia di dimenticare. Sono zone selvagge, ma c'è una buona presenza di turismo locale e dalla vicinissima Germania; se ci si sa adattare, vitto e alloggio costano poco, ti puoi fare le cure termali e nei negozi dei cinesi trovi ogni ben di Dio e un sacco di souvenir.

ALLOGGIO: HOTEL PANORAMA

 

>>> continua


Un articolo sulla Torre della morte, dalla mostra sulla persecuzione della Chiesa allestita a Tepla dalla Confederazione degli ex prigionieri politici.


Il monumento "Porta della libertà".


Un biglietto scritto da un bambino al padre detenuto. Museo dell'ex zecca.


La "Scala di Mauthausen" presso l'ex campo Svornost.