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(click
sulle foto per ingrandirle)
Il cortile d'ingresso con la chiesa
dell'Assunta.
Un'ala laterale. Si notano i segni
dell'incuria.
Al tramonto, ha un fascino
irresistibile.
Il laghetto nel parco.
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1. Tepla, da
convento a caserma
"Tepla?
Deve salire in cima alla collina", mi dice la
signora cui chiedo indicazioni in questa
frazioncina sperduta fra i boschi della Boemia
occidentale. Il convento premostratense di Tepla
è a pochi km dall'omonimo centro, immerso in
un paesaggio magnifico. Fondato tra il 1193 e il
1197 dal nobile Hroznata di Ovenec, il convento
è stato per secoli un centro spirituale,
culturale ed economico, con alterni periodi di
fioritura e di decadenza. Il suo fondatore, dopo
aver partecipato alle crociate, agli inizi del '200
era entrato a Tepla come fratello laico, faceva
l'amministratore dei beni della comunità.
Nell'estate del 1217 fu preso in ostaggio da una
banda di predoni, ma si oppose al pagamento del
riscatto per evitare di danneggiare il convento e
preferì lasciarsi morire di fame. Dopo la
sua morte fu venerato provvidenzialmente come
martire per la giustizia. Beatificato nel 1897,
è stato scelto come patrono della nuova
diocesi di Plzen.
L'enorme complesso rispecchia un po' la situazione
della Repubblica ceca, che oscilla tra il vecchio e
il nuovo: accanto agli edifici ristrutturati
(l'albergo, il ristorante, la chiesa, la
biblioteca, i locali dei monaci e un paio di negozi
di souvenir) si alternano costruzioni che portano i
segni dei tempi e della devastazione totalitaria,
qui agevolata dalla permanenza dell'esercito dal
1950 al '78. Scampato alle devastazioni hussite,
saccheggiato durante la Guerra dei Trent'anni,
dalla seconda metà dell'800 Tepla raggiunse
l'apice della crescita: disponeva di una vasta
biblioteca di carattere teologico e scientifico,
avviò il successo delle stazioni termali
della vicina Marianske Lazne (Marienbad), gestiva
attività benefiche (l'ospedale per i poveri
e la scuola a Tepla, due case di riposo nella zona
e il ginnasio a Plzen), aveva il mulino, il
birrificio, la farmacia, disponeva di telefono,
telegrafo e ufficio postale. Poi venne il diluvio
nazista. L'abate Helmer riuscì ad evitare la
liquidazione del convento durante l'occupazione, e
la struttura dovette ospitare un istituto per
ragazze madri e un campo per il lavoro femminile
post-scolastico. Il convento, liberato dagli
americani nel '45, fu restituito allo Stato
cecoslovacco.
Era priore in quegli anni difficili Herman-Josef
Tyl (1914-93), già detenuto nei lager
nazisti. I suoi tentativi di ripristinare la vita
normale della comunità si scontrarono nel
1948 con il nuovo governo comunista, in cui erano
presenti politici che aveva conosciuto durante la
permanenza in lager. Gli tirarono la giacchetta
offrendogli, invano, il posto di ministro della
sanità e, dopo la rimozione del cardinal
Beran, quello di vicario capitolare a Praga, in
cambio dell'appoggio al regime. E fu proprio l'ex
compagno di lager e ministro Cepicka a firmare il
suo ordine di arresto, avvenuto il 14 febbraio
1950, un paio di mesi prima che le autorità
comuniste dessero il via alla famigerata "Azione K"
contro le comunità religiose: la polizia
entrò in tutti i conventi del paese, ne
decretò la statalizzazione e deportò
centinaia di religiosi nei campi di lavoro. Tyl fu
condannato a 12 anni di carcere. Ne scontò 7
e una volta in libertà lavorò come
magazziniere. Riabilitato negli anni '60, ottenne
nuovamente il permesso di officiare ma nel '74 fu
pensionato. Solo nell'89 potè rientrare a
Tepla come abate ma, colpito da sclerosi multipla,
morì di lì a poco. C'è la
testimonianza di un uomo che dice di esser stato
guarito dal cancro nel 2003 tramite la sua
intercessione.
La visita guidata al convento si snoda tra corridoi
scrostati color pastello e sale devastate
dall'esercito, che disponeva di tutti i locali
tranne la chiesa e la biblioteca (aperte al
pubblico come monumenti dal 1958). Nelle sale
visitabili, le cornici vuote e i pavimenti in
legno, graffiati, raccontano di scempi e ruberie.
Nella sala del capitolo - destinato a deposito -
sono rimasti solo gli scranni mentre nel
refettorio, decorato con un grande affresco
dell'Ultima Cena, i soffitti restaurati da pochi
anni soffrono già l'umidità.
C'è ancora il pulpito e i due ascensori in
legno con cui arrivavano i cibi dalle cucine del
piano inferiore. È stato restaurato anche
l'interno della chiesa dell'Annunciazione, edificio
romanico con due torri protogotiche. La biblioteca,
seconda del paese per il fondo librario dopo
Strahov a Praga, conserva 100.000 volumi e oltre
800 manoscritti, di cui 45 codici medievali. Nel
piccolo museo ci sono alcune teche con
suppellettili religiose miste a cimeli della
resistenza, qualche statua lignea e parte della
collezione di minerali di Goethe, che aveva
visitato il convento. Il parco all'inglese, poco
curato, è molto esteso; c'è anche la
Via Crucis ai bordi di un laghetto e sulla
collinetta, seminascosto, ai apre uno spiazzo dove
evidentemente scaricano e bruciano materiali di
ogni tipo utilizzati durante i lavori di
ristrutturazione. Lungo il viale alberato che si
snoda dietro gli edifici principali, un cartello
con tanto di leone di Boemia avvisa che l'albero
lì accanto è un "monumento naturale
protetto". Almeno questo!
Mi avvicino, un
leprotto scappa spaventato nell'erba. Di sera, nel
silenzio assoluto e così piacevole, le
rondini la fanno da padroni. Lontano, nei campi che
circondano questo antico gioiello, due cerbiatti si
rincorrono.
Nel 1990 il convento è stato restituito ai
premonstratensi (ma i terreni restano di
proprietà statale, un'annosa questione che
si trascina dall'89 tra Stato e Chiesa), oggi la
comunità è composta da 16 religiosi
che seguono anche le parrocchie della zona.
A Tepla, a dire il vero, ero venuto per visitare
una "mostra sulla persecuzione della Chiesa". L'ho
trovata: l'hanno fatta i vecchietti della
Confederazione degli ex-detenuti politici, ma
è abbandonata a se stessa in un locale
fatiscente, 5 o 6 pannelli su cui sventolano
brandelli di fotocopie di documenti che dimostrano
le reali intenzioni del regime comunista contro la
Chiesa. Nel mezzo, una teca mostra una giubba da
prigioniero e qualche foto d'epoca. Le finestrone
danno su un cortiletto interno dove in un angolo la
statua semidiroccata di un santo sorveglia un
orticello che qualcuno s'è ritagliato fra le
erbacce. "I monaci e gli altri detenuti li facevano
lavorare qui?" - chiedo alla guida Ivana durante la
visita. "No, li mandavano a Jachymov, a estrarre
l'uranio da inviare in URSS". E' la mia tappa di
domani.
ALLOGGIO:
HOTEL
KLASTER
(all'interno del complesso)
>>>
continua
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L'ingresso principale, in una foto del 1970,
dalla teca della mostra sulla persecuzione della
Chiesa.
Soldati all'ingresso della chiesa, in una foto
del 1972.
Lo stanzino semidiroccato che ospita la mostra
sulla persecuzione della Chiesa, "curata" dalla
Confederazione degli ex prigionieri
politici.
La maggior parte degli edifici necessita di
restauri urgenti.
Il "monumento naturale protetto".
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