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Estate 2006: viaggio sulle tracce dei campi di lavoro per l'estrazione dell'uranio

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Il cortile d'ingresso con la chiesa dell'Assunta.


Un'ala laterale. Si notano i segni dell'incuria.


Al tramonto, ha un fascino irresistibile.


Il laghetto nel parco.

1. Tepla, da convento a caserma

"Tepla? Deve salire in cima alla collina", mi dice la signora cui chiedo indicazioni in questa frazioncina sperduta fra i boschi della Boemia occidentale. Il convento premostratense di Tepla è a pochi km dall'omonimo centro, immerso in un paesaggio magnifico. Fondato tra il 1193 e il 1197 dal nobile Hroznata di Ovenec, il convento è stato per secoli un centro spirituale, culturale ed economico, con alterni periodi di fioritura e di decadenza. Il suo fondatore, dopo aver partecipato alle crociate, agli inizi del '200 era entrato a Tepla come fratello laico, faceva l'amministratore dei beni della comunità. Nell'estate del 1217 fu preso in ostaggio da una banda di predoni, ma si oppose al pagamento del riscatto per evitare di danneggiare il convento e preferì lasciarsi morire di fame. Dopo la sua morte fu venerato provvidenzialmente come martire per la giustizia. Beatificato nel 1897, è stato scelto come patrono della nuova diocesi di Plzen.
L'enorme complesso rispecchia un po' la situazione della Repubblica ceca, che oscilla tra il vecchio e il nuovo: accanto agli edifici ristrutturati (l'albergo, il ristorante, la chiesa, la biblioteca, i locali dei monaci e un paio di negozi di souvenir) si alternano costruzioni che portano i segni dei tempi e della devastazione totalitaria, qui agevolata dalla permanenza dell'esercito dal 1950 al '78. Scampato alle devastazioni hussite, saccheggiato durante la Guerra dei Trent'anni, dalla seconda metà dell'800 Tepla raggiunse l'apice della crescita: disponeva di una vasta biblioteca di carattere teologico e scientifico, avviò il successo delle stazioni termali della vicina Marianske Lazne (Marienbad), gestiva attività benefiche (l'ospedale per i poveri e la scuola a Tepla, due case di riposo nella zona e il ginnasio a Plzen), aveva il mulino, il birrificio, la farmacia, disponeva di telefono, telegrafo e ufficio postale. Poi venne il diluvio nazista. L'abate Helmer riuscì ad evitare la liquidazione del convento durante l'occupazione, e la struttura dovette ospitare un istituto per ragazze madri e un campo per il lavoro femminile post-scolastico. Il convento, liberato dagli americani nel '45, fu restituito allo Stato cecoslovacco.
Era priore in quegli anni difficili Herman-Josef Tyl (1914-93), già detenuto nei lager nazisti. I suoi tentativi di ripristinare la vita normale della comunità si scontrarono nel 1948 con il nuovo governo comunista, in cui erano presenti politici che aveva conosciuto durante la permanenza in lager. Gli tirarono la giacchetta offrendogli, invano, il posto di ministro della sanità e, dopo la rimozione del cardinal Beran, quello di vicario capitolare a Praga, in cambio dell'appoggio al regime. E fu proprio l'ex compagno di lager e ministro Cepicka a firmare il suo ordine di arresto, avvenuto il 14 febbraio 1950, un paio di mesi prima che le autorità comuniste dessero il via alla famigerata "Azione K" contro le comunità religiose: la polizia entrò in tutti i conventi del paese, ne decretò la statalizzazione e deportò centinaia di religiosi nei campi di lavoro. Tyl fu condannato a 12 anni di carcere. Ne scontò 7 e una volta in libertà lavorò come magazziniere. Riabilitato negli anni '60, ottenne nuovamente il permesso di officiare ma nel '74 fu pensionato. Solo nell'89 potè rientrare a Tepla come abate ma, colpito da sclerosi multipla, morì di lì a poco. C'è la testimonianza di un uomo che dice di esser stato guarito dal cancro nel 2003 tramite la sua intercessione.
La visita guidata al convento si snoda tra corridoi scrostati color pastello e sale devastate dall'esercito, che disponeva di tutti i locali tranne la chiesa e la biblioteca (aperte al pubblico come monumenti dal 1958). Nelle sale visitabili, le cornici vuote e i pavimenti in legno, graffiati, raccontano di scempi e ruberie. Nella sala del capitolo - destinato a deposito - sono rimasti solo gli scranni mentre nel refettorio, decorato con un grande affresco dell'Ultima Cena, i soffitti restaurati da pochi anni soffrono già l'umidità. C'è ancora il pulpito e i due ascensori in legno con cui arrivavano i cibi dalle cucine del piano inferiore. È stato restaurato anche l'interno della chiesa dell'Annunciazione, edificio romanico con due torri protogotiche. La biblioteca, seconda del paese per il fondo librario dopo Strahov a Praga, conserva 100.000 volumi e oltre 800 manoscritti, di cui 45 codici medievali. Nel piccolo museo ci sono alcune teche con suppellettili religiose miste a cimeli della resistenza, qualche statua lignea e parte della collezione di minerali di Goethe, che aveva visitato il convento. Il parco all'inglese, poco curato, è molto esteso; c'è anche la Via Crucis ai bordi di un laghetto e sulla collinetta, seminascosto, ai apre uno spiazzo dove evidentemente scaricano e bruciano materiali di ogni tipo utilizzati durante i lavori di ristrutturazione. Lungo il viale alberato che si snoda dietro gli edifici principali, un cartello con tanto di leone di Boemia avvisa che l'albero lì accanto è un "monumento naturale protetto". Almeno questo!… Mi avvicino, un leprotto scappa spaventato nell'erba. Di sera, nel silenzio assoluto e così piacevole, le rondini la fanno da padroni. Lontano, nei campi che circondano questo antico gioiello, due cerbiatti si rincorrono.
Nel 1990 il convento è stato restituito ai premonstratensi (ma i terreni restano di proprietà statale, un'annosa questione che si trascina dall'89 tra Stato e Chiesa), oggi la comunità è composta da 16 religiosi che seguono anche le parrocchie della zona.
A Tepla, a dire il vero, ero venuto per visitare una "mostra sulla persecuzione della Chiesa". L'ho trovata: l'hanno fatta i vecchietti della Confederazione degli ex-detenuti politici, ma è abbandonata a se stessa in un locale fatiscente, 5 o 6 pannelli su cui sventolano brandelli di fotocopie di documenti che dimostrano le reali intenzioni del regime comunista contro la Chiesa. Nel mezzo, una teca mostra una giubba da prigioniero e qualche foto d'epoca. Le finestrone danno su un cortiletto interno dove in un angolo la statua semidiroccata di un santo sorveglia un orticello che qualcuno s'è ritagliato fra le erbacce. "I monaci e gli altri detenuti li facevano lavorare qui?" - chiedo alla guida Ivana durante la visita. "No, li mandavano a Jachymov, a estrarre l'uranio da inviare in URSS". E' la mia tappa di domani.

ALLOGGIO: HOTEL KLASTER (all'interno del complesso)

>>> continua


L'ingresso principale, in una foto del 1970, dalla teca della mostra sulla persecuzione della Chiesa.


Soldati all'ingresso della chiesa, in una foto del 1972.


Lo stanzino semidiroccato che ospita la mostra sulla persecuzione della Chiesa, "curata" dalla Confederazione degli ex prigionieri politici.


La maggior parte degli edifici necessita di restauri urgenti.


Il "monumento naturale protetto".