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L'uranio nel dopoguerra

L'utilizzo dei prigionieri

Il campo di Vojna

Condizioni di vita

Il bunker

Il Museo-memoriale

Visita al Museo-memoriale

Bibliografia


La cosa essenziale per una nazione è la pace dello spirito e il discernimento del male. Se il male viene allontanato, sfumato, giustificato , esso può generare solo altro male. Non si tratta tanto di punire i colpevoli, ma che si sappia cosa sia l'infamia... E' la lotta per l'anima della nazione..

F. Peroutka.


:: IL CAMPO DI VOJNA


Foto dell'area del campo di Vojna
(Museo III Resistenza).

In mezzo ai boschi a 5 km a sud-est di Pribram, in una zona famosa per i giacimenti di ferro, argento e uranio, negli anni 1947-49 fu costruito dai prigionieri di guerra nazisti un campo di lavoro (denominato Vojna dal nome della collina vicina, alta 666 m) presso due miniere scavate nel 1948, successivamente a Lesetice e Kamenna. Simili campi esistevano anche nella zona di Jachymov e Slavkov ed erano utilizzati anch'essi per l'estrazione del minerale di uranio, divenuto di importanza strategica. All'inizio degli anni '50 i detenuti tedeschi, secondo gli accordi internazionali, furono rimpatriati in Germania, e il campo si trovò senza forza lavoro. Alla mancanza si supplì utilizzando, dopo il putsch comunista del 1948, dalla metà del 1949, i condannati alla "rieducazione" politica tramite lavoro coatto. Si trattava di persone che erano state condannate senza motivo e senza processo, solo per questioni politiche.
Al 3 marzo 1950 erano già 530 i detenuti e un anno dopo 761, utilizzati sia per l'estrazione dei minerali sia per l'allargamento del campo, gestito dal maggio 1950 dall'unità speciale autonoma "Jeráb III" del Corpo della sicurezza nazionale.
Nel 1951 il TNP di Vojna fu ribattezzato Campo di lavoro correzionale (NPT, sigla U), e vi fu introdotto il regime carcerario per i "criminali più pericolosi", ossia avversari politici condannati a pene detentive superiori a 10 anni (specialmente secondo le leggi 231/1948 e 86/1950), internati assieme a delinquenti comuni.
Dall'archivio centrale carcerario di Praga si sa che il NPT di Vojna al 1.9.1952 ospitava 719 detenuti, al 1.3.1953 erano già 964 e al 1° luglio 1956 se ne contavano 1517.
In concomitanza con l'amnistia del 1960 e a causa di altri motivi gestionali, il campo fu chiuso il 1° giugno 1961; i detenuti ancora rinchiusi vennero trasferiti nel vicino NPT Bytíz (NPT-Z), dove esiste ancora una struttura carceraria, ovviamente con un regime democratico. Dal 1961 al 2000 la zona attorno alla collina di Vojna fu utilizzata dall'esercito. Per ironia della storia qui furono detenuti molti antifascisti e con essi i loro antichi avversari, i criminali di guerra nazisti, collaboratori e traditori, ai quali spesso la direzione del campo dava incarichi di sorveglianza sugli altri detenuti.
Negli anni 1948-1991 a Vojna hanno lavorato circa 100.000 persone, delle quali 65.000 impiegati civili e 35.000 detenuti.
Il governo della Repubblica ceca, dato che si tratta dell'ultimo luogo dove si sono conservati alcuni oggetti autentici dell'epoca totalitaria comunista, con la risoluzione 609 del 16.6.1999 (confermata il 15.3.2000.) ha deciso la costruzione del
museo-memoriale.

 

 


Foto dell'area del campo di Bytíz (Museo III Resistenza).