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Tomas Halik, 1998
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Al
termine della seconda guerra mondiale, l'URSS si
accorse di non avere uranio proprio da utilizzare nella
corsa all'atomica. All'indomani degli incontri di Jalta e
con la spartizione dell'Europa in due zone di influenza
politico-militare, la Cecoslovacchia fu attratta nell'orbita
sovietica, sia per il ruolo avuto dall'Armata Rossa nella
"liberazione" del paese, sia per la presenza, nel governo,
di forze politiche filosovietiche. Già alcuni mesi
prima del maggio '45, a febbraio, l'agente del KGB Merkulov
informò Berija della presenza di giacimenti di
minerale d'uranio nella zona di Jachymov, fra i territori
tra la Boemia settentrionale e la Germania.
Nell'agosto del '45 si svolsero i primi incontri segreti sovietico-cecoslovacchi per varare il progetto "Chalupa" che prevedeva lo sfruttamento delle miniere di uranio della zona di Jachymov a favore dell'URSS. Già l'11 settembre, ossia a colloqui ancora aperti, i soldati dell'Armata rossa occuparono le tre miniere di Jachymov. Da parte cecoslovacca non vi furono proteste perchè c'era piena fiducia che l'URSS avrebbe mantenuto i patti. L'Accordo fu firmato il 23 novembre, dal ministro del commercio estero cecoslovacco Hubert Ripka (partito social-nazionale) e dal vice ministro del commercio estero sovietico Bakulin. Il testo, con validità ventennale, prevedeva l'istituzione da parte cecoslovacca di un'impresa statale unica per la ricerca e l'estrazione del minerale, gestita da una commissione mista di 4 persone con sede a Praga (che avrebbe stabilito anche il prezzo di vendita del minerale, pagato in merce o in valuta), avviando così la statalizzazione di questa attività ancor prima del colpo di stato comunista del 1948; i sovietici avrebbero coperto tutte le spese tecniche, mentre parte del minerale necessario per le necessità economiche e scientifiche cecoslovacche sarebbe rimasto in patria. Il 1° gennaio 1946 fu avviata l'attività estrattiva a Jachymov, sotto la direzione dell'ingegner Bohuslav Hegner, che poi sarebbe stato coinvolto in un processo-farsa, condannato a 25 anni di carcere e rimesso in libertà nel 1960. L'URSS non calcò la mano in questo primo accordo proprio per agevolare il passaggio definitivo della Cecoslovacchia nell'orbita sovietica. Per la mancanza critica di forza lavoro si utilizzarono i prigionieri di guerra nazisti e successivamente gli avversari politici del regime comunista. Il 22 aprile 1949 e successivamente il 18 aprile 1952 l'Accordo fu modificato a vantaggio dell'URSS (minori costi di esercizio). Nella seconda metà degli anni '50 i prezzi sul mercato internazionale scesero perchè si erano ormai accumulate quantità sufficienti di materiale strategico per agli armamenti atomici e d'altra parte l'utilizzo pacifico dell'energia atomica era solo agli inizi. Nel '59 prima gli USA poi l'URSS annunciano di non voler acquisire altro uranio a scopi militari. L'Accordo viene nuovamente ritoccato nel gennaio 1959; inoltre, se fino al 1960 l'URSS pagò tutte le spese per le ricerche geologiche, nel ventennio successivo ne avrebbe pagato solo la metà. L'interesse principale sovietico era impedire che l'uranio cecoslovacco come materiale strategico finisse sul mercato e in mano ad altri paesi. Nel corso degli anni '50, quando l'URSS divenne sempre più indipendente dall'uranio cecoslovacco e la sua estrazione non fu più vantaggiosa, Mosca cercò di sganciarsi finanziariamente dall'impresa. Ma in Cecoslovacchia esisteva ormai una lobby dell'uranio capace di difendere politicamente i propri interessi, nonostante le perdite, i problemi ambientali e l'inadeguatezza agli standard internazionali. Nel 1968, con la Primavera di Praga, la Cecoslovacchia valutò la possibilità di vendere l'uranio sul mercato internazionale ma poi tutto viene fermato dall'avvio della "normalizzazione". Nel 1980 furono annullati tutti gli accordi precedenti e siglati con l'URSS nuovi protocolli basati su standard internazionali. Nonostante in quegli anni l'industria estrattiva fosse ormai in perdita cronica, lo stato continuava a finanziarla (nel 1989 stanziò 1.705 miliardi di corone). Infine, con la caduta del regime comunista, venne meno la sottomissione allo sfruttamento sovietico. Complessivamente nel periodo 1945-90 furono esportate in URSS 96.660 t di uranio (38.745 t sotto forma di minerale, 57.925 come lavorato); nella sola zona di Pribram furono estratte 41.527 t di minerale di uranio negli anni nel periodo 1950-90.
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