Oskar Schindler (1908-1974)
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"Schindler il mascalzone" lo avevano soprannominato gli abitanti di Zwittau (oggi Svitavy), la cittadina, sorta nel Quattrocento tra Boemia e Moravia, che allora faceva parte dell'impero austriaco. Schindler vi era nato cent'anni fa, il 28 aprile 1908. La caduta dell'impero e la creazione nel 1918 della repubblica cecoslovacca non fu accolta con entusiasmo a Zwittau, dove convivevano, non senza problemi, tedeschi della regione dei Sudeti (in maggioranza), cechi ed ebrei. Il padre di Oskar, Hans Schindler, ex-assicuratore e commerciante di origini tedesche, e la madre Franciska abitavano nella casa che oggi si trova al nr. 24 di via Policska. Oskar ha un'infanzia piuttosto turbolenta, e viene persino espulso dalla scuola di secondo grado. Ha la passione per la meccanica (è uno dei pochi europei a possedere una Moto Guzzi 250!) e gli piace la vita mondana. Inizia a lavorare col padre ma il loro rapporto è fonte di continui litigi, e a complicare tutto si aggiunge la crisi economica internazionale che colpisce duramente la neonata repubblica. Il giovane viveur cambia diversi lavori, mentre il matrimonio con Emilie Pelzl, appena contratto (1928), è già in crisi, e il suo carattere impetuoso lo porta ad avere qualche guaio con la giustizia. Intanto nella vicina Germania sta montando minacciosa l'onda del nazionalsocialismo, che si propaga anche nelle regioni ceche di confine, abitate da molti tedeschi. Nel 1935 Oskar diventa membro del Partito dei tedeschi dei Sudeti che nel '38 confluirà nel partito nazista. La Germania di Hitler è pronta a schiacciare a poco a poco la piccola repubblica centroeuropea: l'Abwehr, lo spionaggio tedesco, arruola informatori soprattutto nella regione dei Sudeti. Per poter continuare il tenore di vita cui era abituato, Schindler accetta, facendone partecipe la moglie, di entrare nell'Abwehr e di passare informazioni logistiche e militari su Cecoslovacchia e Polonia. È considerato un confidente coraggioso, guadagna somme elevate ed arriva a tessere contatti molto in alto che gli serviranno negli anni a seguire. Ama il rischio ma finisce nella trappola del controspionaggio cecoslovacco. Arrestato nel luglio 1938, è condannato a morte ma lo salva l'amnistia proclamata dopo l'occupazione nazista delle regioni dei Sudeti: sulla base degli accordi di Monaco, la Cecoslovacchia è stata sacrificata dalle grandi potenze e perde le regioni confinali inglobate nel Terzo Reich. L'agente "Osi" viene così trasferito con la moglie ad Ostrava, al confine polacco.Nell'ottobre 1939, al seguito dell'invasione nazista della Polonia, Schindler è inviato a Cracovia dallo stesso capo dell'Abwehr, Wilhelm Canaris, con il compito delicato e paradossale di sorvegliare l'attività degli altri corpi di polizia del Reich (SS, SD e Gestapo), in competizione e in contrasto fra loro. Nel frattempo fiuta la possibilità di fare business e arricchirsi con facilità. Tramite un confidente conosce il ragioniere Ytzhak Stern, personalità discreta e influente tra gli ebrei di Cracovia, il quale lo consiglia di rilevare la fabbrica di smalti Rekord, ormai in bancarotta, che viene ribattezzata "Deutsche Emailwarenfabrik" ("Emalia"). Grazie agli intrallazzi, alle coperture e al giro di conoscenze, "Emalia" ottiene numerose commesse. A Cracovia il nome di Schindler comincia a diventare famoso, e ben presto arrivano anche i quattrini. Herr Direktor è indifferente verso la questione ebraica, non ha pregiudizi razziali (da ragazzo giocava con i figli del vicino, il rabbino Felix Kanter): "Mio marito &endash; ricorda Emilie &endash; non era un nazista, non aveva nulla a che fare con le SS, lavorava per l'esercito. Dovette iscriversi al partito altrimenti non sarebbe sopravvissuto, ma non ha mai lavorato per loro: era alle dipendenze dell'esercito".
Scriverà Schindler a Ball-Kaduri, direttore dello Yad Vashem, nel settembre 1956: "Fondamentalmente sono un tedesco. Ma quando i prussiani hanno occupato i Sudeti, le mie zone, quando ne hanno fatto una colonia saccheggiandola come un territorio nemico e usandone gli abitanti come carne da cannone, quando l'ultimo dei miei amici di scuola ebrei è emigrato in fretta e furia, ho cominciato a riflettere. Mi è bastato vivere qualche mese di occupazione tedesca nel protettorato e in Polonia per capire che io e tanti altri tedeschi indifferenti al Reich eravamo stati reclutati dalla propaganda che voleva venderci una "nuova" Europa in cui avremmo avuto vantaggi nazionali ed economici. Non intendevo sottomettermi a un branco di assassini sadici e di impostori… Molti l'avevano capito, ma spesso per la paura di finire in rovina sono rimasti tranquilli, nonostante i loro dubbi, e sono andati avanti come nulla fosse perché era più semplice e più sicuro".
Durante il primo anno di attività all'"Emalia" lavorano una settantina di operai polacchi e solo 7 ebrei, ma nei mesi successivi Schindler preferisce assumere solo ebrei perché gli conviene: è manodopera a basso costo e lavorano bene. Anche agli ebrei conviene: sarà sempre più questione di vita o di morte poter lavorare in un'azienda "indispensabile allo sforzo bellico". Le condizioni di vita degli ebrei di Cracovia infatti vanno peggiorando di giorno in giorno: leggi razziali restrittive, lavoro coatto biennale per uomini dai 12 ai 60 anni, poi l'invito all'"esilio volontario" entro la metà dell'agosto 1940 con un bagaglio massimo di 50 kg a testa. Per chi resta, dal 21 marzo del '41 è previsto il trasferimento definitivo nel ghetto. Nella primavera dello stesso anno Schindler è a Svitavy, a visitare il padre, malato, e a riconciliarsi con lui; farà un salto anche a Ostrava a rivedere la moglie, anche se a Cracovia vive con un'altra. "Era un uomo che amava le donne &endash; ricorda Emilie. &endash; Amava tutte le donne. Puoi lottare contro una, ma non contro decine. Perciò non ho lottato contro nessuna. Oskar era così e non l'ho mai potuto cambiare". Curiosamente, tra le mura domestiche si ripresenta il conflitto tra agenzie: vive con Viktoria Klonowska, referente della Gestapo, e mantiene un'amante, "Amelia" (o "Ingrid"), collega dell'Abwehr. Al suo rientro lo attende una brutta notizia: l'Ispettorato armamenti ha deciso che "Emalia" dovrà avviare anche la produzione di materiale bellico, e gli stipendi agli operai ebrei verranno versati direttamente alle SS: 7,50 Reichsmark (RM) al giorno per gli operai specializzati, 5 RM per le donne e tutti gli altri, l'equivalente di un pacchetto di sigarette. Per sopravvivere, gli operai di "Emalia" dovranno affidarsi a Herr Direktor, che per loro compra al mercato nero generi di prima necessità e altrettanto in nero vende grandi quantità di oggetti smaltati. Schindler non è l'unico Direktor delle fabbriche "arianizzate" di Cracovia a considerare gli ebrei normali esseri umani: con lui, anche Julius Madritsch cerca di barcamenarsi tra il profitto e la coscienza.

Endlösung, la "soluzione finale"
Nel 1942, per sostenere lo sforzo bellico, i gerarchi nazisti decidono di spostare la produzione di armamenti nei campi di concentramento utilizzando i prigionieri ebrei, che successivamente sarebbbero stati sostituiti dai polacchi. Himmler ammonisce che verranno prese misure severe nei confronti di chi avesse boicottato il progetto o cercato di proteggere gli ebrei pensando solo al proprio profitto. Nel giugno 1942 le SS iniziano la prima "selezione" del ghetto: 7.000 fra donne, anziani e bambini vengono inviati al campo di sterminio di Belzec, dove non ci saranno sopravvissuti. Schindler è testimone della brutalità dell'intervento delle SS, e ne resta turbato. Con Madritsch e i rappresentanti del Consiglio ebraico del ghetto decidono di prendere alcune misure minime per proteggere gli operai. Dall'autunno del '42 si accellera l'Endlösung: a ottobre c'è una nuova "selezione" e a dicembre il ghetto (in cui restano 14.000 persone) viene suddiviso in due zone, l'una che ospita abili e l'altra inabili al lavoro. Altri ancora vengono trasferiti al campo di lavoro in costruzione a Plaszow, alla periferia della città, previsto per 25.000 persone. Nel febbraio del '43 l'Hauptsturmführer Amon Göth arriva a Cracovia con l'ordine di liquidare il ghetto e di completare la costruzione di Plaszow. Schindler, da buon pragmatico, sa che l'amicizia e l'appoggio di Göth, personaggio spregevole, sono essenziali per la sopravvivenza di "Emalia". Il 14 marzo del '43 con inaudita ferocia viene liquidato il ghetto, compresa la Kinderheim, l'alloggio che ospita i bambini fino a 14 anni e che vengono uccisi sul posto. Il massacro non fa che confermare i propositi di Schindler: in cambio di diamanti e cognac ottiene da Göth il permesso di costruire &endash; a proprie spese &endash; un campo di internamento nei pressi della fabbrica (Zablocie, maggio 1943), ribattezzato "arca di Schindler", un luogo relativamente sicuro rispetto al montante inferno di Plaszow. "Amici che la pensavano come me e la visione delle sofferenze quotidiane mi hanno aiutato a superare tutti i miei conflitti interiori. Sono ben lontano dall'essere un credente, sono preda degli eccessi, ho molte più colpe della gente comune che fa una vita normale", scriverà ancora nella lettera a Ball-Kaduri.Gli Schindlerjuden, anche se non ne capiscono le ragioni, intuiscono che Herr Direktor li sta proteggendo, e tramite Stern cercano di far entrare parenti e amici ad "Emalia". Schindler lascia che Stern falsifichi i registri: anziani vengono assunti come fossero ventenni, bambini iscritti come adulti, avvocati, dottori e ingegneri assunti come operai specializzati e indispensabili per la produzione militare. Nel frattempo Schindler passa le sue serate in compagnia degli ufficiali delle SS e della Wehrmacht coltivandosi amicizie e rafforzando la propria influenza. Ricorda Stern: "Quasi ogni giorno arrivavano ufficiali e altri visitatori e ciò mi rendeva nervoso. Schindler li riceveva intrattenendosi amabilmente con loro. Quando se ne andavano, mi chiamava e a porte chiuse mi riferiva il motivo della loro visita. Lui li convinceva che era in grado di farci lavorare tutti e che voleva altri ebrei. Così riuscimmo a portar qui intere famiglie e salvarle dalla deportazione". Stern, il negoziatore che sa chiudere i discorsi ricorrendo alle storielle ebraiche, riesce a penetrare l'animo di Schindler e ne fa emergere la compassione nascosta sotto la patina di spregiudicatezza che l'accompagna: la sua tenerezza verso i bambini, il suo apprezzamento per la semplicità delle buone azioni, il suo disgusto per la crudeltà. Herr Direktor, il trentenne opportunista amante della bella vita, decide di intavolare con il regime una difficile partita a scacchi in cui la posta in gioco non sono più milioni di RM, ma la vita sua e dei suoi operai.
Verso la fine del 1943 Schindler e Stern raccolgono testimonianze e fotografie sulla politica di sterminio a livello locale, che l'agente dell'Abwehr riesce a consegnare a Budapest ai rappresentanti della Jewish Relief Organization, un'associazione americana di assistenza agli ebrei.

 Le liste per Brünnlitz
Nel '44 il fronte intanto avanza a sfavore della Germania; le nuove direttive prevedono l'arrivo a Plaszow di 10.000 ebrei dall'Ungheria, che si sarebbero aggiunti ai 30.000 già presenti, rendendo la situazione insostenibile. Si rende perciò necessaria una grossa selezione. Ai primi di maggio del '44 inizia una drammatica selezione dei detenuti. Ad agosto 1944 la Direzione armamenti ordina di liquidare "Emalia" e il campo di Zablocie: 300 operai sarebbero rimasti a smantellare la fabbrica, il resto, circa 700, sarebbero stati trasferiti a Plaszow e Groß-Rosen (Rogoznica). Schindler ha accumulato ormai molto denaro, ma di fronte all'opportunità di riparare in Svizzera, decide di giocare fino in fondo la partita: si reca a Berlino dove corrompe vari funzionari e riesce ad ottenere il permesso di trasferire gli impianti a Brünnlitz (Brne˙nec), un paesino a circa 30 km a sud di Zwittau, dove avrebbe iniziato a produrre armamenti. Occorre compilare un elenco di nomi di cui chiedere il trasferimento. Propone il progetto anche a Madritsch, il quale è piuttosto riluttante ma alla fine consegna una sessantina di nomi. C'è ancora spazio sotto il foglio, pensa Herr Direktor osservando l'elenco striminzito di Madritsch, e aggiunge altri 30 nomi, anche se Madritsch non la prende bene. Seguono i nomi dei 300 incaricati di smantellare "Emalia". Schindler, occupato a tempo pieno con il trasferimento della fabbrica, affida la compilazione definitiva della lista a Marcel Goldberg dell'ufficio ebraico del lavoro di Plaszow, il quale non esita a chiedere il pizzo agli altri 700 Schindlerjuden per essere inclusi nell'elenco. Il 15 ottobre 1944 da Plaszow escono i prigionieri destinati a Brünnlitz, le donne finiscono invece erroneamente ad Auschwitz, da dove potranno ripartire solo il 10 novembre dopo l'intervento di Schindler e non senza problemi.
A Brünnlitz il campo e la fabbrica sono controllati dalle SS, ma si tratta di una trentina di guardie definite "inadatte" alla guerra e alle quali Schindler proibisce di entrare in fabbrica senza autorizzazione. L'unico problema è rappresentato dal comandante, Leipold, ma Schindler saprà come sbarazzarsene a tempo debito. A Brünnlitz si lavora in tre turni di 9 ore, ma la produzione di componenti per le bombe V2 non supera i controlli qualità… Al 18 aprile 1945 sono 1.136 gli internati a Brünnlitz, avendo raccolto anche altri detenuti da carceri della zona: Schindler chiede alla polizia locale di mandare da lui gli ebrei arrestati invece di consegnarli alle SS. Nei primi tempi gli operai ricevono 400 g di pane al giorno, zucchero, marmellata e margarina, in più ogni settimana una pagnotta. Brünnlitz offre a Schindler anche l'opportunità di ricongiungersi con la moglie: Emilie si prodiga nell'acquistare le medicine al mercato nero e ad occuparsi &endash; per quanto possibile &endash; dei malati. Gli operai deceduti vengono sepolti segretamente rispettando i riti, e le feste ebraiche sono osservate clandestinamente e celebrate con razioni extra di cibo comprato al mercato nero. Ma nella primavera del '45 arriva l'ordine di liquidare il campo e smantellare gli impianti. Schindler non sembra preoccupato, ma il problema principale è sbarazzarsi di Leipold. In combutta con un chimico ebreo fa ubriacare il capo delle SS, lo convince che è proprio il tipo giusto per il fronte e si mette a giocare con lui "a chi è più bravo a lanciare le bombe a mano". Emilie accorre spaventata ma l'"agente Osi" ha calcolato tutto, e sa che il vento avrebbe portato il rumore delle esplosioni a poca distanza dal luogo dove sono stanziate le truppe del generale Schöner. La mattina dopo Leipold è pronto a lasciare Brünnlitz per il fronte, agli ordini di Schöner… Ormai la guerra è agli sgoccioli: dagli altoparlanti del campo risuona la voce di Churchill che annuncia la capitolazione della Germania nazista. Schindler, a cui gli operai donano un anello d'oro con inciso "grazie", improvvisa un discorso di cui rimane lo stenografico delle segretarie: "Sapete tutti come fossi preoccupato e inquieto quando vi prelevavano pretestuosamente dal lavoro, in alcuni casi anche per settimane. È un miracolo avercela fatta… Mi sono attenuto alla decisione di dimostrarvi che sono un essere umano e difendo l'umanità… Per la vostra sopravvivenza non ringraziate me, ma la vostra gente, coloro che hanno lavorato giorno e notte per proteggervi dalla morte. Ringraziate l'intrepido Stern, e Pemper, e altri ancora, che hanno combattuto contro la morte per difendervi… Ora vi chiedo di osservare tre minuti di silenzio in ricordo di tutti i vostri morti, deceduti in questi anni crudeli".
Il 9 maggio, dopo mezzanotte, i coniugi Schindler con una scorta di ex-detenuti si dirigono in auto verso le linee americane. Nei pressi di Eleanorenhain (Lenora) si imbattono in un avamposto alleato, vengono fermati e sospettati di essere nazisti in fuga. Nel gruppetto di ufficiali che presenziano all'interrogatorio vi sono alcuni ebrei e un rabbino: l'incredibile storia si dipana, l'incubo è finito.Nel dopoguerra gli Schindler vivono inizialmente in Germania occidentale e poi si trasferiscono in Argentina dove però Oskar non avrà fortuna. Nel 1957 si divide definitivamente da Emilie (che morirà nell'ottobre 2001). Rientrato in Germania, dovrà costantemente dipendere dal sostegno finanziario dei "suoi" ebrei. Ottiene numerosi riconoscimenti, nel '67 è insignito del titolo di "giusto tra le nazioni" (esteso ad Emilie nel '93), ed è l'unico ex-membro del partito nazista ad aver potuto piantare un albero nel giardino dello Yad Vashem. Muore il 9 ottobre 1974, e per volontà di Ryszard Rechen, uno della scorta durante la fuga, viene sepolto nel cimitero cattolico del Monte Sion a Gerusalemme.

Fotografie dalla mostra del Museo civico di Svitavy


L'ingresso alla mostra allestita al museo di Svitavy.
 


Da piccolo con la madre e la sorella Elfrieda.
 


La scheda del controspionaggio cecoslovacco con la foto segnaletica di Oskar.
 


La Deutsche Emailwarenfabrik.


Schindler con alcuni operai.


A Cracovia.


Emilie.


A Brnenec (Brunnlitz).


Con Emilie, a Brnenec.


Alcuni fogli delle liste di prigionieri condotti da Plaszow a Brnenec.


Con Stern e Pfefferbeg.


Nel 1946, con amici ebrei sopravvissuti (fam. Rosner, Horowitz e Pfefferberg).


Negli USA, 1971.


La sepoltura, 1974.


Emilie ricevuta da Giovanni Paolo II.