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17 novembre: la giornata praghese |
![]() Di
mattina, presso il senato si è svolta la
commemorazione ufficiale dei 20 anni di libertà dal
giogo totalitario comunista, alla presenza di vari
rappresentanti dei paesi dell'ex blocco sovietico. Il
presidente del senato, Sobotka, ha ben riassunto la
devastazione materiale e sociale compiuta dal comunismo
(diritti umani, libertà di stampa, libertà
religiosa), anche a beneficio dei nostri sinistrati che sul
posto cercano invano di abbeverarsi all'acqua stagnante del
paleocomunismo leggendo Pravo e cercando Repubblica in tutte
le edicole del paese, a cominciare da
Ostrava-Opava.
![]() Sobotka ha concluso il suo breve e lucido intervento invitando al microfono Havel (premiato con una medaglia), e ricordando che "i dissidenti, gli studenti e gli attori furono i protagonisti dell'89". Messaggio chiaro, sia per il presidente Klaus che è ancora convinto che in fondo il sistema sarebbe crollato da sè, sia per i paleocomunisti di cui sopra. Havel nel suo intervento ha preferito ricordare tutti coloro che, pur non essendo saliti alla ribalta delle cronache, hanno operato per la libertà propria e del proprio paese; bellissima l'idea di una sorta di "litania" con la quale ha ricordato i nomi di molti personaggi più o meno famosi e ormai scomparsi, da V. Benda a I. Dejmal, dalla moglie Olga a B. Hrabal, J. Palach, il professor Patocka, J. Seifert, J. Pelikan, il cardinal Tomasek, V. Vasko, P. Wonka, J. Zverina... Fra gli altri oratori, S. Vondra ha sottolineato come purtroppo la storia contemporanea non sia ancora studiata nelle scuole, e che siano necessari altri anni per arrivare a un'"emancipazione culturale" in questo senso. Del tutto vuoto invece l'intervento del premier Fischer. ![]() In mattinata c'era stato anche un noioso discorsetto di Klaus, che successivamente si è recato sulla Narodni trida a deporre dei fiori, col sindaco della capitale, al monumento che ricorda gli avvenimenti del novembre '89. Qui è stato accolto e accompagnato da bordate di sonori fischi e striscioni. Klaus se l'è presa poi con i manifestanti durante l'intervista alla tv ceca, ma forse questo episodio gli è servito per capire meglio il significato dell'89, e che - come ha detto una manifestante di allora, alla tv - mentre Havel fu eletto dal popolo, lui è solo un gregario venuto dai palazzi della politica. ![]() In giornata c'è stato spazio anche per momenti di festa: come la "corsa della spesa" vecchio stile, dove i giovanissimi partecipanti - lungo la Narodni tr. - inseguivano una banana in bicicletta, simbolo - come un enorme rotolo di carta igienica - dei beni introvabili durante l'epoca comunista (agli italici paleocomunisti citati sopra consigliamo una profonda riflessione: ringrazino l'imperialismo americano che ci ha forniti di carta igienica: se fossero vissuti qui davvero al tempo del loro sognato comunismo, il culo se lo sarebbero puliti col dito).
Altro
momento di festa i fuochi artificiali e il concerto con J.
Baez alla presenza di Havel, in serata. Nel pomeriggio, migliaia di persone hanno ripercorso il tragitto dall'area di Albertov fino alla Narodni tr., ricordando la manifestazione studentesca del 17 novembre '89, repressa dalla polizia comunista (va notato che in alcune belle sequenze storiche in onda sulla tv ceca, si sono visti i volti smarriti di giovanissimi poliziotti). ![]() Il pomeriggio è stato turbato in parte da un gruppo di facinorosi del Partito Operaio, in sigla DS; quando si dice il caso... ![]() Non va dimenticata inoltre la messa celebrata in San Vito dal vescovo Maly, ai tempi uno dei leader del Forum Civico (fu lui a intonare il Padre Nostro alla spianata di Letna, davanti a centinaia di migliaia di persone). ![]() Infine il messaggio di Havel del 14.11, riproposto in tv e rivolto soprattutto ai politici cechi attuali: necessità di una nuova Costituzione basata sui diritti umani fondamentali e in sintonia con la legislazione europea; la necessità di agevolare il processo di formazione della società civile, in modo che partecipi attivamente alla gestione della res publica; il ruolo dei partiti politici che siano più di aiuto allo Stato e meno centrati sui propri interessi particolaristici; il bivio davanti a due tradizoni: quella di Masaryk che sottolinea la responsabilità di uno Stato verso i destini degli altri popoli, oppure quella del filisteismo ceco sospettoso dell'altro; la responsabilità verso tutti coloro che oggi lottano per i diritti umani nel mondo; infine, un richiamo al rispetto verso l'ambiente. Insomma, i temi a cui ha dedicato la propria vita di dissidente e politico. |