LA CHIESA

Card. Frantisek Tomasek, 21.11.1989

Cari concittadini, mi rivolgo a voi dopo essere rientrato da Roma, dove ho partecipato alla canonizzazione della nostra Agnese. Lei, di nobili origini, si è ritirata in convento per amore a Dio e al prossimo, ma non ha cessato di essere con il suo popolo nell'ora della gloria e nell'umiliazione. Anch'io non posso rimanere estraneo al destino del mio popolo e dei cittadini del nostro Stato. Non posso tacere nel momento in cui vi siete uniti in una grande protesta contro le ingiustizie che subiamo da 40 anni. Non ci si può fidare di un'amministrazione statale incapace di dire la verità, e che nega a una terra che ha una tradizione statale millenaria, i diritti e le libertà che in qualsiasi nuovo Stato del terzo mondo sono considerati normali... Le proteste e le richieste della Chiesa cattolica sono state altezzosamente ignorate. Anche quando il popolo cattolico ha alzato la voce, in centinaia di migliaia, a Velehrad nell'85 e con la petizione dell'88, si sono fatti passi insignificanti. Alle mie offerte di dialogo dell'anno scorso, il presidente ha risposto solo sei mesi fa, ma in pratica è stato un risultato irrilevante. La Chiesa rimane ancora alle dipendenze del potere statale secondo il trattamento coatto dell'epoca staliniana... Non si può credere a questa gente. La medesima situazione tragica si ha negli altri ambiti della vita sociale: nella scienza, nella cultura, nei mass media, negli eventi sociali, civili e politici... Anche noi ora non possiamo aspettare, bisogna agire... Oggi siamo tutti chiamati alla responsabilità per il presente e il futuro nostro e dei nostri figli. Siamo con voi, amici, che chiedete giustizia per tutti... Vi esorto solo a continuare a percorrere la via della non violenza. Lottiamo per il bene con metodi buoni... In quest'ora decisiva della nostra storia non deve rimanere da parte nessuno. Alzate nuovamente la voce, questa volta assieme agli altri cittadini, cechi e slovacchi, appartenenti ad altre etnie, credenti e non credenti. Il diritto alla fede non va separato dagli altri diritti democratici. La libertà è indivisibile. Termino con le parole che sono già risuonate nella nostra storia: "Con l'aiuto di Dio, i nostri destini sono nelle nostre mani".

Dichiarazione dei fedeli laici cattolici slovacchi

Riteniamo nostro dovere e questione di coscienza alzare la nostra voce e unirci a tutti coloro che condannano qualsiasi forma di violenza. Abbiamo espresso le nostre posizioni con la manifestazione silenziosa di piazza Hviezdoslav a Bratislava il 25 marzo 1988. La modalità con cui è stata soffocata si è ripetuta con maggior durezza il 17 novembre 1989 a Praga. Perciò anche noi ci uniamo alle richieste dei cittadini e sosteniamo soprattutto quelle che possono garantire i diritti e le libertà a tutti, comprese la libertà di confessione e di opinione. Non riteniamo democratica una società che interviene negli affari interni della Chiesa, e che più o meno apertamente discrimina i cittadini credenti e limita le forme di vita religiosa… Esprimiamo il nostro appoggio completo all'appello del cardinal Tomasek e dell'arcivescovo slovacco Jan Sokol, che hanno fatto proprie le proteste della popolazione e desiderano impegnarsi a favore di un mutamento radicale della nostra società. Appoggiamo anche la petizione degli studenti della Facoltà teologica cirillometodiana del 22 novembre.