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Brno, in Moravia, nel novembre 1951 accadde un evento
inaudito: in piena epoca staliniana, migliaia di operai
scioperarono e scesero in piazza contro un drastico
provvedimento economico del governo che avrebbe tagliato le
tredicesime. Ne parla in modo diffuso lo storico Jiri Pernes
nel suo libro Brno 19511,
che ricostruisce l'episodio sulla base dei (pochi) documenti
a disposizione.Dopo la presa del potere del '48, il regime
comunista cecoslovacco intervenne a più riprese per
regolamentare il mondo del lavoro: gli stipendi furono
livellati secondo l'appartenenza alla classe sociale, senza
tener conto della competenza o della specializzazione del
singolo, e vennero eliminati gli "arrotondamenti in natura"
percepiti ancora dai tempi dell'impero austro-ungarico in
alcuni settori produttivi, dove i dipendenti avevano la
facoltà di trattenere parte dei beni prodotti,
consuetudine che ora violava il principio della retribuzione
secondo il merito. Caddero in disgrazia anche i cosiddetti
"premi giubilari" destinati ai dipendenti che avevano
maturato determinate anzianità lavorative. Nel marzo
1951, inoltre, fu reintrodotto il tesseramento per far
fronte alla penuria di generi di prima necessità
provocata dall'orientamento economico del paese - satellite
dell'URSS - verso l'industria pesante e minerario-estrattiva
per fini militari. L'11 luglio venne approvata la legge
sulla difesa delle frontiere e il giorno dopo una
risoluzione governativa dichiarava guerra all'"insetto
americano", ossia la dorifora delle patate, diffusasi
all'inizio degli anni '50 anche in Cecoslovacchia. Il 26
luglio il governo disponeva il passaggio di 77.500 impiegati
del settore amministrativo all'industria ("azione dei
77.000"). A novembre il governo innescò il casus
belli quando volle limitare il vanocni prispevek,
una sorta di "tredicesima", che fino al 1945 veniva
distribuita a fine anno ad alcune fasce lavorative e che
successivamente fu assegnata a tutti: presto tuttavia questa
"conquista proletaria" - come l'aveva definita il Movimento
rivoluzionario sindacale (ROH) - cominciò a
ripercuotersi negativamente sulla finanza nazionale: nel
solo 1948 le casse statali avevano sborsato oltre 900
milioni di corone per i sussidi. Così nel '51 il
governo stabilì che il sussidio sarebbe stato pagato
solo ad operai e apprendisti che rispondevano a determinate
condizioni2
e, per giustificare il taglio, dissero che da allora in poi
avrebbe avuto carattere esclusivamente sociale. Per le casse
statali l'operazione ebbe indubbiamente effetti positivi ma
provocò l'abbassamento del potere d'acquisto. Era
proprio quel che volevano le autorità comuniste: dato
che non c'era nulla da acquistare nei negozi statali, tanto
valeva non distribuire soldi che poi non sarebbero
rientrati. Lo fece capire tra le righe il premier Zapotocky
nel suo discorso radiofonico del 22 novembre, il giorno
successivo allo sciopero: "Non è la somma che ci crea
dei problemi
Il problema è cosa poter offrire,
una volta erogati i soldi". Già all'inizio di
novembre erano trapelate alcune indiscrezioni sul varo dei
tagli e il 21, dopo che la stampa e la radio ne ebbero dato
la notizia ufficiale, a Brno scoppiò la rivolta
spontanea.
"Vogliamo la tredicesima!" Furono gli operai degli impianti dell'ex-Zbrojovka3 di Brno a scendere per primi in sciopero. Già al primo turno si fermò il reparto montaggio. Intervennero il presidente della cellula di partito aziendale e altri funzionari, che però non riuscirono a placare gli animi. Le loro argomentazioni ("il provvedimento è stato preso dal governo, il governo dei lavoratori, ed è necessario accettarlo come giusto") raccolsero fischi accompagnati da slogan del tipo "Vogliamo la tredicesima!", "Che fanno i sindacati e il partito?", "Siete tutti una m...!", "Non siete nostri rappresentanti, vergognatevi!". La direzione dell'ex-Zbrojovka allertò allora la Milizia popolare (LM), mentre il presidente del comitato regionale cercò di prendere la parola dal balcone della direzione di fronte ai 3.000 operai in sciopero, nel tentativo vano di riportare la calma: non solo fu sonoramente fischiato, ma addirittura alcuni operai riuscirono a impossessarsi dell'impianto radiofonico interno per invitare i colleghi alla protesta. Lo sciopero continuò e si estese ad altre fabbriche. I manifestanti, dopo aver strappato alle autorità la promessa di aprire immediatamente le trattative con il governo, una volta forzato il portone d'ingresso si diressero verso la piazza principale di Brno. Lungo il percorso si unirono altri operai delle aziende tessili Mosilana e Modeta, e il corteo si ingrossò fino ad arrivare in piazza della Libertà, dove si raccolsero circa 9.000 persone che iniziarono a protestare contro il governo. Presero la parola i funzionari cittadini del partito che, spaventati per quanto stava succedendo, definirono le proteste un'azione orchestrata "dalla reazione contro lo Stato popolare democratico". Contemporaneamente davanti al nuovo municipio, sede del Comitato centrale cittadino, ci fu un'altra manifestazione, di circa 800 persone, soprattutto maestranze delle locali fabbriche Skoda4. Verso le 18 la maggior parte dei manifestanti, che si erano mossi spontaneamente, pian piano si disperse, rimasero solo alcuni capannelli di discussione fino a sera tarda, quando intervennero contro di loro le unità della LM5. Vi furono anche tentativi di bloccare i mezzi pubblici in modo da impedire l'ingresso ai turni di lavoro, e di sera ci fu un altro tentativo, messo in atto da alcune centinaia di persone, di penetrare nella sede centrale della polizia, ma furono respinte e vi furono alcuni arresti. Il partito reagì inizialmente con la propaganda ideologica: era innanzitutto necessario far riprendere al più presto il lavoro, perciò si decise di convocare nottetempo le cosiddette "riunioni politiche operaie" durante le quali gli agitprop avrebbero difeso le disposizioni governative e presentato gli scioperi spontanei come un'azione politica organizzata dall'emigrazione. Qualcuno propose - per "rimediare" allo scandalo - un turno di lavoro straordinario per la domenica successiva "nel segno della fiducia nel compagno Gottwald e nel Comitato centrale, in segno di lotta contro la reazione e per la pace". Le riunioni politiche non si svolsero senza problemi, soprattutto all'ex-Zbrojovka, dove però la mancanza di coordinamento non permise una linea di condotta unitaria da parte degli scioperanti, e le agitazioni pian piano rientrarono. Intanto era giunto a Brno il ministro dell'industria pesante, Gustav Kliment, a strigliare i funzionari locali sulla correttezza delle scelte del governo. Le agitazioni rientrano, cominciano le rappresaglie Il 22 novembre
scioperarono gli operai della MEZ di Brno-Zidenice, ma si
ritrovarono solo in 200 per le vie cittadine, e quando una
loro delegazione fu ammessa all'ex-Zbrojovka, si resero
conto che i loro colleghi avevano ripreso il lavoro
spontaneamente. Le agitazioni continuarono sporadiche e
senza coordinamento anche in altre aziende: nelle Fabbriche
Zapotockydi Brno-Lisen fu mobilitata la LM per sbarrare le
uscite in modo che nessuno potesse lasciare il posto di
lavoro; vi fece visita anche il ministro dell'industria
pesante Gustav Kliment che riuscì a convincere gli
operai a riprendere il lavoro. Nella TOS di Kurim si unirono
invece agli scioperi anche i membri del partito, e qui non
servì nemmeno la visita di Kliment. Dalla Minerva di
Boskovice uscirono in strada 250 operai, ma i funzionari
locali del partito li convinsero a rientrare. Il discorso
radiofonico6
di Zapotocky, diffuso anche dagli altoparlanti stradali,
ribadì la legittimità del decreto, e in
qualche modo riuscì a riportare la calma: dal primo
pomeriggio infatti tutte le agitazioni erano rientrate. I processi in fabbrica Nella seconda metà
del gennaio 1952 si svolsero gli interrogatori di molti
operai che avevano partecipato agli scioperi. Pernes ricorda
come oggi abbiamo a disposizione solo i protocolli delle
fabbriche del complesso "Mosilan 101" di Brno. Le
repressioni culminarono con il processo contro 8 imputati
(il cosiddetto "gruppo del dottor Rejtar") ritenuti gli
organizzatori delle dimostrazioni, celebrato nei giorni 7 e
8 marzo 1952 a Brno. L'imputato principale era Jaroslav
Rejtar. Nato nel '22, laureato in giurisprudenza, dal 1951
lavorava come operaio in una fabbrica di costruzioni a
Kurim, e dato che suo padre possedeva 19 ettari di terreno
fu accusato di essere figlio di kulak. Gli scioperi
di Brno lo colsero per caso e vi aderì
spontaneamente; durante l'interrogatorio non nascose la sua
avversione verso il regime e per questo fu accusato di
essere a capo "dell'organizzazione". Gli altri accusati
erano Josef Zelenka, nato nel 1897, il più anziano
del "gruppo", impiegato alla Fucik; Bohuslav Smerda (n.
1923), lavorava anch'egli alla Skoda e per sua disgrazia dal
1945 al '48 era stato membro del Partito nazionalsocialista,
poi era entrato nel PC ma ne era uscito nel '51. Miroslav
Kolek, nato nel '25, operaio alla MEZ, la fabbrica che aveva
continuato le agitazioni anche il 22 novembre; Kolek era
stato un anno nel PC ma poi ne era stato espulso. Anche
Zdenek Kracmar era operaio alla MEZ: nato nel '22, era
entrato nel Partito nel '45 ma ne era stato espulso due anni
dopo. Bohumil Strnka, nato nel 1920, dal 1945 al '49 era
stato segretario della gioventù nazionalsocialista di
Brno, era fresatore alla MEZ, e fu arrestato nonostante il
suo nominativo comparisse fra i collaboratori dei servizi di
sicurezza. Il manovale della ex-Zbrojovka Stanislav Svoboda
fu uno dei "70.000" impiegati trasferiti in fabbrica,
proveniva da una famiglia di piccoli imprenditori, fu nel
partito dal '45 al '47. L'ultimo imputato era Rupert Cermak,
nato nel 1916, lavorava nella Fabbrica nazionale del vetro e
della porcellana, e nel passato era già stato
condannato per furto e frode. Restò negli armadi della storia Nella storia del "movimento operaio" all'Est questi scioperi furono il primo momento di protesta spontanea dal putsch comunista, e non erano motivate politicamente. Vi presero parte sia operai apartitici che tesserati. Interessante è anche che il partito non usò subito la forza per reprimere le proteste e, dove fu possibile, tentò prima la carta politica, senza usato la Milizia popolare che allora era percepita ancora come uno strumento del "potere operaio". Un altro aspetto interessante è che davanti al giudice non comparvero gli operai che avevano guidato - sia pur confusamente - le manifestazioni anche se i loro nomi erano noti alle autorità ma, godendo di autorevolezza fra gli altri operai, non vollero innescare altri disordini. Così furono puniti degli sconosciuti colpevoli di appartenere alla "classe sociale sbagliata", e i loro casi si inserirono nell'elenco dei processi politici tipici dell'epoca tardo-staliniana. Dopo la riforma monetaria del 1953, la tredicesima mancata fu definitivamente abrogata. Gli scioperi di Brno, che si inserirono nella tradizione delle lotte operaie in Moravia, finirono nel dimenticatoio. Anche oggi il materiale d'archivio reperibile è scarno: l'Archivio del ministero degli interni ceco non ha nulla sul caso, perciò probabilmente tutti i protocolli degli interrogatori sono stati distrutti. Nell'Archivio centrale del Partito comunista ci sono solo notizie frammentarie, nemmeno la stampa del 1951, dal Rudé pravo alla Rovnost locale diede notizia sulle manifestazioni, e solo nel febbraio 1952 su Rovnost apparve la notizia della fine del processo, ma si tratta di righe stilate nel tipico gergo politico del tempo, quindi inutilizzabili ai fini della ricostruzione storica. Solo l'accesso agli archivi dell'attività della sede locale del partito e contenuti nell'Archivio moravo di Brno ha permesso di ricostruire le vicende, comprese quelle interni al partito.
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