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Brno 1951: quegli scioperi dimenticati…
Recensione al libro di J. Pernes, Brno 1951, USD, Praga 1997

A Brno, in Moravia, nel novembre 1951 accadde un evento inaudito: in piena epoca staliniana, migliaia di operai scioperarono e scesero in piazza contro un drastico provvedimento economico del governo che avrebbe tagliato le tredicesime. Ne parla in modo diffuso lo storico Jiri Pernes nel suo libro Brno 19511, che ricostruisce l'episodio sulla base dei (pochi) documenti a disposizione.Dopo la presa del potere del '48, il regime comunista cecoslovacco intervenne a più riprese per regolamentare il mondo del lavoro: gli stipendi furono livellati secondo l'appartenenza alla classe sociale, senza tener conto della competenza o della specializzazione del singolo, e vennero eliminati gli "arrotondamenti in natura" percepiti ancora dai tempi dell'impero austro-ungarico in alcuni settori produttivi, dove i dipendenti avevano la facoltà di trattenere parte dei beni prodotti, consuetudine che ora violava il principio della retribuzione secondo il merito. Caddero in disgrazia anche i cosiddetti "premi giubilari" destinati ai dipendenti che avevano maturato determinate anzianità lavorative. Nel marzo 1951, inoltre, fu reintrodotto il tesseramento per far fronte alla penuria di generi di prima necessità provocata dall'orientamento economico del paese - satellite dell'URSS - verso l'industria pesante e minerario-estrattiva per fini militari. L'11 luglio venne approvata la legge sulla difesa delle frontiere e il giorno dopo una risoluzione governativa dichiarava guerra all'"insetto americano", ossia la dorifora delle patate, diffusasi all'inizio degli anni '50 anche in Cecoslovacchia. Il 26 luglio il governo disponeva il passaggio di 77.500 impiegati del settore amministrativo all'industria ("azione dei 77.000"). A novembre il governo innescò il casus belli quando volle limitare il vanocni prispevek, una sorta di "tredicesima", che fino al 1945 veniva distribuita a fine anno ad alcune fasce lavorative e che successivamente fu assegnata a tutti: presto tuttavia questa "conquista proletaria" - come l'aveva definita il Movimento rivoluzionario sindacale (ROH) - cominciò a ripercuotersi negativamente sulla finanza nazionale: nel solo 1948 le casse statali avevano sborsato oltre 900 milioni di corone per i sussidi. Così nel '51 il governo stabilì che il sussidio sarebbe stato pagato solo ad operai e apprendisti che rispondevano a determinate condizioni2 e, per giustificare il taglio, dissero che da allora in poi avrebbe avuto carattere esclusivamente sociale. Per le casse statali l'operazione ebbe indubbiamente effetti positivi ma provocò l'abbassamento del potere d'acquisto. Era proprio quel che volevano le autorità comuniste: dato che non c'era nulla da acquistare nei negozi statali, tanto valeva non distribuire soldi che poi non sarebbero rientrati. Lo fece capire tra le righe il premier Zapotocky nel suo discorso radiofonico del 22 novembre, il giorno successivo allo sciopero: "Non è la somma che ci crea dei problemi… Il problema è cosa poter offrire, una volta erogati i soldi". Già all'inizio di novembre erano trapelate alcune indiscrezioni sul varo dei tagli e il 21, dopo che la stampa e la radio ne ebbero dato la notizia ufficiale, a Brno scoppiò la rivolta spontanea.

"Vogliamo la tredicesima!"

Furono gli operai degli impianti dell'ex-Zbrojovka3 di Brno a scendere per primi in sciopero. Già al primo turno si fermò il reparto montaggio. Intervennero il presidente della cellula di partito aziendale e altri funzionari, che però non riuscirono a placare gli animi. Le loro argomentazioni ("il provvedimento è stato preso dal governo, il governo dei lavoratori, ed è necessario accettarlo come giusto") raccolsero fischi accompagnati da slogan del tipo "Vogliamo la tredicesima!", "Che fanno i sindacati e il partito?", "Siete tutti una m...!", "Non siete nostri rappresentanti, vergognatevi!". La direzione dell'ex-Zbrojovka allertò allora la Milizia popolare (LM), mentre il presidente del comitato regionale cercò di prendere la parola dal balcone della direzione di fronte ai 3.000 operai in sciopero, nel tentativo vano di riportare la calma: non solo fu sonoramente fischiato, ma addirittura alcuni operai riuscirono a impossessarsi dell'impianto radiofonico interno per invitare i colleghi alla protesta. Lo sciopero continuò e si estese ad altre fabbriche. I manifestanti, dopo aver strappato alle autorità la promessa di aprire immediatamente le trattative con il governo, una volta forzato il portone d'ingresso si diressero verso la piazza principale di Brno. Lungo il percorso si unirono altri operai delle aziende tessili Mosilana e Modeta, e il corteo si ingrossò fino ad arrivare in piazza della Libertà, dove si raccolsero circa 9.000 persone che iniziarono a protestare contro il governo. Presero la parola i funzionari cittadini del partito che, spaventati per quanto stava succedendo, definirono le proteste un'azione orchestrata "dalla reazione contro lo Stato popolare democratico". Contemporaneamente davanti al nuovo municipio, sede del Comitato centrale cittadino, ci fu un'altra manifestazione, di circa 800 persone, soprattutto maestranze delle locali fabbriche Skoda4. Verso le 18 la maggior parte dei manifestanti, che si erano mossi spontaneamente, pian piano si disperse, rimasero solo alcuni capannelli di discussione fino a sera tarda, quando intervennero contro di loro le unità della LM5. Vi furono anche tentativi di bloccare i mezzi pubblici in modo da impedire l'ingresso ai turni di lavoro, e di sera ci fu un altro tentativo, messo in atto da alcune centinaia di persone, di penetrare nella sede centrale della polizia, ma furono respinte e vi furono alcuni arresti. Il partito reagì inizialmente con la propaganda ideologica: era innanzitutto necessario far riprendere al più presto il lavoro, perciò si decise di convocare nottetempo le cosiddette "riunioni politiche operaie" durante le quali gli agitprop avrebbero difeso le disposizioni governative e presentato gli scioperi spontanei come un'azione politica organizzata dall'emigrazione. Qualcuno propose - per "rimediare" allo scandalo - un turno di lavoro straordinario per la domenica successiva "nel segno della fiducia nel compagno Gottwald e nel Comitato centrale, in segno di lotta contro la reazione e per la pace". Le riunioni politiche non si svolsero senza problemi, soprattutto all'ex-Zbrojovka, dove però la mancanza di coordinamento non permise una linea di condotta unitaria da parte degli scioperanti, e le agitazioni pian piano rientrarono. Intanto era giunto a Brno il ministro dell'industria pesante, Gustav Kliment, a strigliare i funzionari locali sulla correttezza delle scelte del governo.

Le agitazioni rientrano, cominciano le rappresaglie

Il 22 novembre scioperarono gli operai della MEZ di Brno-Zidenice, ma si ritrovarono solo in 200 per le vie cittadine, e quando una loro delegazione fu ammessa all'ex-Zbrojovka, si resero conto che i loro colleghi avevano ripreso il lavoro spontaneamente. Le agitazioni continuarono sporadiche e senza coordinamento anche in altre aziende: nelle Fabbriche Zapotockydi Brno-Lisen fu mobilitata la LM per sbarrare le uscite in modo che nessuno potesse lasciare il posto di lavoro; vi fece visita anche il ministro dell'industria pesante Gustav Kliment che riuscì a convincere gli operai a riprendere il lavoro. Nella TOS di Kurim si unirono invece agli scioperi anche i membri del partito, e qui non servì nemmeno la visita di Kliment. Dalla Minerva di Boskovice uscirono in strada 250 operai, ma i funzionari locali del partito li convinsero a rientrare. Il discorso radiofonico6 di Zapotocky, diffuso anche dagli altoparlanti stradali, ribadì la legittimità del decreto, e in qualche modo riuscì a riportare la calma: dal primo pomeriggio infatti tutte le agitazioni erano rientrate.
La polizia non stette a guardare. Fermò e interrogò 87 persone, la maggior parte delle quali venne subito rilasciata, mentre contro altre 20 si procedette all'arresto: si trattava di appartenenti a classi sociali "sospette". A livello politico locale si aprì il dibattito presso la presidenza del Comitato regionale alla presenza di Novotny, che propose alcuni provvedimenti, il monitoraggio generale delle strutture locali del partito, una sorta di epurazione interna dall'Unione della gioventù al ROH e poi, nei confronti degli organizzatori, suggerì comunisticamente di "tener conto - nel valutare la pena - della loro classe di origine e del loro passato". Novotny propose anche di celebrare un grande processo in uno degli opifici - proposta questa che, benchè accolta in un primo momento, si dimostrò poi irrealizzabile. Gli organizzatori più giovani (definiti "i teppistelli") furono richiamati nell'esercito, gli altri si suggerì o di metterli a disposizione dell'ufficio personale, cercare di persuaderli, allontanare gli "elementi ostili" dall'apparato statale e dalle funzioni di maggior responsabilità, espropriarne le abitazioni e trasferire gli ex appartenenti ai partiti nazionalsocialista e popolare
7; infine, escludere gli "elementi inaffidabili" dal partito e sceglierne alcuni che avrebbero fatto autocritica. La domenica successiva, 25 novembre, si organizzò in tutte le fabbriche di Brno un turno straordinario di lavoro detto "turno dei costruttori della pace" o "turno Gottwald", per dimostrare "la propria manifestazione d spontanea di affetto e gratitudine al compagno Gottwald".Il 1° dicembre ci fu una riunione straordinaria del Comitato regionale a Brno a cui parteciparono Novotnye Bruno Köhler. Molti si chiesero come fosse stato possibile che in tutta la Cecoslovacchia solo le fabbriche della zona di Brno fossero scese in sciopero, ma a questo punto l'ideologia superò l'analisi dei fatti e fu preso a pretesto il recente arresto del segretario del Comitato di Brno, Ota Sling e del segretario generale Rudolf Slansky: erano i capri espiatori responsabili di tutti i mali che affliggevano la repubblica, comprese ora le sommosse di Brno. "La cosa più triste - affermò un certo Juran durante la riunione - è che l'iniziativa è partita da provocatori che hanno sfruttato il malcontento di alcuni lavoratori riguardo la tredicesima. Il partito si è lasciato sorprendere: ha dimenticato che stiamo vivendo un'epoca di grande lotta per il socialismo, di lotta di classe. Molti membri del partito e forse anche alcuni funzionari non si sono resi conto che si è trattato di un attacco al partito e al nostro governo… E' necessario riconoscere che non siamo stati in grado neanche di eliminare le conseguenze delle vicende legate a Sling…". Sulla domanda del perchè sia potuto succedere, si rispose con slogan ideologici: "La reazione non sarebbe stata in grado di agire se la nostra militanza di fabbrica e regionale fossero state all'altezza politica richiesta". "Il compagno Gottwald ci insegna da sempre che il metodo fondamentale del nostro lavoro politico è illustrare e convincere, e che la forza, l'autorità, l'influsso politico del partito si basano proprio sul collegamento interno e sul contatto quotidiano con le masse". "La militanza delle fabbriche di Brno non dimostra ancora sufficiente vigilanza rivoluzionaria. Sottovaluta l'attività del nemico di classe e il suo sforzo di penetrare nelle fila della classe lavoratrice… Si dimentica che i governi imperialisti sono preoccupati per la rapida crescita della nostra industria che si sta sviluppando contro i loro interessi e porta all'indipendenza da loro… Si è sottovalutata anche la questione che le forze ostili, soprattutto gli USA, cercano di frenare lo sviluppo soprattutto della nostra industria pesante". Un vero assalto al campo socialista per la pace: "Qui agiscono anche i socialdemocratici di destra, i liquidatori, i nazionalsocialisti di Zenkl8, e nelle fabbriche sono penetrati fascisti di ogni tipo, soprattutto i crumiri del movimento operaio, i provocatori che non vedono l'occasione per danneggiare il nostro regime popolare democratico e la costruzione del socialismo". Queste le conclusioni: "Tutti, dal comitato regionale fino alle organizzazioni di base, abbiamo sottovalutato l'attività degli agenti dell'imperialismo; non è stato sufficientemente spiegato nelle fabbriche che la lotta contro l'attività sovversiva del nemico è la lotta contro gli Zenkl, i Ripka e i Majer9 che a servizio dei miliardari americani aspirano al ritorno del capitalismo, e cercano di impossessarsi delle fabbriche, di imporre una dittatura fascista sanguinaria e mettere gli operai ai ceppi dello sfruttamento e della schiavitù. I compagni presenti nelle fabbriche non hanno ancora capito il principio fondamentale della nostra vigilanza politica, ossia che è necessario - come dice il compagno Gottwald - conservare la purezza del partito come la pupilla dei nostri occhi, e proteggerla di fronte ai tentativi dei provocatori e dei doppiogiochisti che sono penetrati nella militanza e l'hanno annientata dall'interno". "Ci si è concentrati soprattutto sui problemi della produzione e si è ritenuto erroneamente che bastava raggiungere i piani di produzione, senza rendersi conto che non si possono separare l'attività economica dal lavoro politico". "Verranno presi provvedimenti contro chi ha partecipato direttamente uscendo in strada, ecc. Non vogliamo fare alcuna persecuzione di massa, questo sarebbe ingiusto, ma vogliamo allontanare dalle fabbriche chi ha lanciato e diffuso simili espressioni ostili". Il compagno Barsa se la prese invece con la scuola e la famiglia: "La nostra educazione sociale e scolastica in genere non si occupa a sufficienza del dovuto rispetto che i giovani devono agli anziani… Un altro problema è l'azione negativa della militanza familiare: certi difetti provengono proprio dall'educazione familiare, il collettivo primo in cui uno vive". Rammentò all'assemblea lo slogan leniniano secondo il quale "il comunista è un modello sul posto di lavoro, mentre un'intera fila di nostri compagni e membri di partito ha dimostrato di non essere tale". Alla fine intervenne Novotny: "La verità è che nelle fabbriche il partito non era pronto mercoledì, e nemmeno lo è stato giovedì mattina… Nell'URSS hanno affrontato innanzitutto lo sviluppo della produzione, si sono messi a costruire l'industria pesante e poi quella leggera, e i cittadini, il popolo sovietico ha dovuto tirare la cinghia per 29 anni perchè stavano costruendo l'industria pesante. Nel '41, quando l'URSS è stata attaccata, come avrebbero fatto senza l'industria pesante? Oggi ci troviamo in una situazione analoga. Noi, come membri importanti del campo sovietico della pace, dobbiamo sostenere con forza la nostra industria per aiutare così la difesa della pace… L'Unione sovietica e le democrazie popolari si devono preparare alla difesa… Ora è stata la volta della tredicesima, ma cosa succederebbe se arrivassero tempi ancor più difficili?".

I processi in fabbrica

Nella seconda metà del gennaio 1952 si svolsero gli interrogatori di molti operai che avevano partecipato agli scioperi. Pernes ricorda come oggi abbiamo a disposizione solo i protocolli delle fabbriche del complesso "Mosilan 101" di Brno. Le repressioni culminarono con il processo contro 8 imputati (il cosiddetto "gruppo del dottor Rejtar") ritenuti gli organizzatori delle dimostrazioni, celebrato nei giorni 7 e 8 marzo 1952 a Brno. L'imputato principale era Jaroslav Rejtar. Nato nel '22, laureato in giurisprudenza, dal 1951 lavorava come operaio in una fabbrica di costruzioni a Kurim, e dato che suo padre possedeva 19 ettari di terreno fu accusato di essere figlio di kulak. Gli scioperi di Brno lo colsero per caso e vi aderì spontaneamente; durante l'interrogatorio non nascose la sua avversione verso il regime e per questo fu accusato di essere a capo "dell'organizzazione". Gli altri accusati erano Josef Zelenka, nato nel 1897, il più anziano del "gruppo", impiegato alla Fucik; Bohuslav Smerda (n. 1923), lavorava anch'egli alla Skoda e per sua disgrazia dal 1945 al '48 era stato membro del Partito nazionalsocialista, poi era entrato nel PC ma ne era uscito nel '51. Miroslav Kolek, nato nel '25, operaio alla MEZ, la fabbrica che aveva continuato le agitazioni anche il 22 novembre; Kolek era stato un anno nel PC ma poi ne era stato espulso. Anche Zdenek Kracmar era operaio alla MEZ: nato nel '22, era entrato nel Partito nel '45 ma ne era stato espulso due anni dopo. Bohumil Strnka, nato nel 1920, dal 1945 al '49 era stato segretario della gioventù nazionalsocialista di Brno, era fresatore alla MEZ, e fu arrestato nonostante il suo nominativo comparisse fra i collaboratori dei servizi di sicurezza. Il manovale della ex-Zbrojovka Stanislav Svoboda fu uno dei "70.000" impiegati trasferiti in fabbrica, proveniva da una famiglia di piccoli imprenditori, fu nel partito dal '45 al '47. L'ultimo imputato era Rupert Cermak, nato nel 1916, lavorava nella Fabbrica nazionale del vetro e della porcellana, e nel passato era già stato condannato per furto e frode.
Gli imputati, tranne quelli che lavoravano nella stessa azienda, neppure si conoscevano di vista e nonostante avessero ammesso di aver partecipato alla manifestazione, negarono decisamente, tranne Rejtar , di aver avuto un ruolo organizzativo. Il tribunale tuttavia li ritenne colpevoli: Rejtar di alto tradimento (ebbe 12 anni: "[Ha] elogiato gli Stati capitalisti occidentali e la Jugoslavia fascista, ha calunniato la nostra alleanza con l'Unione sovietica e ha offeso il presidente della repubblica… Con il suo comportamento ha tentato di sovvertire il governo popolare democratico e l'ordine sociale della repubblica"), Zelenka (4 anni) e Smerda (3 anni) di associazione contro la repubblica, Kolek (10 mesi), Kracmar (18 mesi), Strnka (14 mesi), Svoboda (8 mesi) e Cermak (6 mesi)di sobillazione, Strnka anche di oltraggio e di provocato allarme. Persero i diritti civili, dovettero pagare una pena pecuniaria e ai primi tre confiscarono anche i beni. Nella sentenza, pronunciata il 23 febbraio 1952, si legge: "Uno dei programmi fondamentali del nostro governo è quello di occuparsi delle necessità quotidiane, sociali e culturali del popolo… I contrasti sociali più stridenti del capitalismo sono stati eliminati e il livello di vita del popolo aumenta a ritmo veloce". Negli anni successivi furono tutti rilasciati, tranne Rejtar, che da "irriducibile" ebbe vita travagliata nei campi di lavoro (Leopoldov, Jachymov) e, uscito nel 1960, si suicidò.

Restò negli armadi della storia

Nella storia del "movimento operaio" all'Est questi scioperi furono il primo momento di protesta spontanea dal putsch comunista, e non erano motivate politicamente. Vi presero parte sia operai apartitici che tesserati. Interessante è anche che il partito non usò subito la forza per reprimere le proteste e, dove fu possibile, tentò prima la carta politica, senza usato la Milizia popolare che allora era percepita ancora come uno strumento del "potere operaio". Un altro aspetto interessante è che davanti al giudice non comparvero gli operai che avevano guidato - sia pur confusamente - le manifestazioni anche se i loro nomi erano noti alle autorità ma, godendo di autorevolezza fra gli altri operai, non vollero innescare altri disordini. Così furono puniti degli sconosciuti colpevoli di appartenere alla "classe sociale sbagliata", e i loro casi si inserirono nell'elenco dei processi politici tipici dell'epoca tardo-staliniana. Dopo la riforma monetaria del 1953, la tredicesima mancata fu definitivamente abrogata. Gli scioperi di Brno, che si inserirono nella tradizione delle lotte operaie in Moravia, finirono nel dimenticatoio. Anche oggi il materiale d'archivio reperibile è scarno: l'Archivio del ministero degli interni ceco non ha nulla sul caso, perciò probabilmente tutti i protocolli degli interrogatori sono stati distrutti. Nell'Archivio centrale del Partito comunista ci sono solo notizie frammentarie, nemmeno la stampa del 1951, dal Rudé pravo alla Rovnost locale diede notizia sulle manifestazioni, e solo nel febbraio 1952 su Rovnost apparve la notizia della fine del processo, ma si tratta di righe stilate nel tipico gergo politico del tempo, quindi inutilizzabili ai fini della ricostruzione storica. Solo l'accesso agli archivi dell'attività della sede locale del partito e contenuti nell'Archivio moravo di Brno ha permesso di ricostruire le vicende, comprese quelle interni al partito.

 

NOTE
1 . J. Pernes, Brno 1951. Prispevek k dejinam protikomunistickèho odporu na Morave (Brno 1951. Contributo alla storia della resistenza anticomunista in Moravia), edito dall'Istituto di storia contemporanea dell'Accademia delle Scienze ceca.
2. Le condizioni erano che la paga media dal 1° giugno al 30 novembre dell'anno in corso non doveva superare al netto le 3.500 Kcs e in ogni caso non oltrepassare le 5.000 Kcs. L'importo era identico agli anni precedenti: coloro che avevano maturato 20 anni di anzianità percepivano 1.200 Kcs, da 18 a 20 anni 900 Kcs, da 16 a 18 anni 450 Kcs e i lavoratori con meno di 16 anni di anzianità ne prendevano 300; inoltre i padri di famiglia ricevevano altre 150 Kcs per ogni figlio a carico. Il sussidio era mantenuto alle categorie disagiate, orfani, pensionati, invalidi di guerra, ecc.
3. Fabbrica meccanotecnica storica della capitale morava dal 1918, inizialmente produceva armi e munizioni, a cui si aggiunsero vagoni, auto, motori e trattori. In epoca comunista era stata ribattezzata Fabbriche Jan Sverm in onore dell'omonimo giornalista e politico comunista morto nel '44.
4. In questa circostanza vi fu un episodio curioso: i due rappresentanti del partito che presero la parola, Matula e Unr, non biasimarono le proteste e anzi, ricordando la figura di Josef Hybes, famoso rappresentante del proletariato di Brno nell'ultimo periodo dell'impero, affermarono che era necessario "un nuovo Hybes" e che loro erano pronti ad assumersene il ruolo. Il comitato provinciale del partito avrebbe poi valutato questo loro intervento come "populistico", e il loro esempio negativo sarebbe stato ripreso anche nel 1956 durante la campagna contro il culto della personalità!
5.Dalla relazione della direzione locale della LM di Brno centro: "Abbiamo avuto l'ordine di difendere le fabbriche e di occupare la piazza della stazione". "Le unità della Milizia hanno approfittato del tempo libero per l'educazione politica e per eseguire canti rivoluzionari". La mobilitazione richiese "60 litri di benzina, 3 kg di olio, 65 kg di carne, 43 di pane e 9,75 di zucchero".
6. "Ho sottolineato chiaramente che l'aumento del livello di vita dipende solo dalla coerente costruzione del socialismo, dall'eliminazione dei relitti del passato ordine capitalista, dalla diffusione pianificata dei prodotti e dall'aumento della produttività… Non è la somma che ci crea dei problemi. La difficoltà non sta nel reperire i soldi per i sussidi: il problema è cosa poter offrire, una volta erogati. Devo ribadire lo slogan che ripetiamo dall'inizio della costruzione del socialismo: quanto più produrremo, tanto meglio vivremo… Non interveniamo contro gli scioperi che da noi sono un fenomeno sporadico. Lasciamo che siano i nostri lavoratori a decidere, e a riportare ordine e tranquillità per continuare il lavoro… Non ci può essere alcun dubbio che, contando sull'appoggio della nostra classe operaia, troveremo le forze sufficienti per fare i conti con i provocatori" .
7. Ad esempio, nella Risoluzione del partito di Bohata Malkovice (Znojmo)del 22 novembre si chiese la riduzione delle pensioni per gli ex-funzionari statali "della vecchia Austria e della prima repubblica", e che "le famiglie borghesi siano trasferite dai loro enormi appartamenti, da assegnare alle famiglie operaie numerose".
8. Petr Zenkl (1884-1975), politico nazionalsocialista, di formazione insegnante, nel 1938 fu ministro della sanità; negli anni 1939-45 fu internato nel lager di Buchenwald. Dopo la guerra fu deputato dei nazionalsocialisti cechi e vice-premier. Dopo il putsch comunista emigrò negli USA, dove fino alla morte fu presidente del Consiglio della Cecoslovacchia libera e dei nazionalsocialisti in esilio.
9. Hubert Ripka (1895-1958), politico nazionalsocialista, storico e giornalista, caldeggiò le dimissioni dei ministri che nel '48 favorirono il putsch comunista; in seguito emigrò in Occidente. Vaclav Majer (1904-1972), politico socialdemocratico, membro del governo in esilio a Londra durante la seconda guerra mondiale. Dimissionario nel febbraio 1948, emigrò negli USA dove fu membro del Consiglio della Cecoslovacchia libera e presidente dei socialdemocratici in esilio.