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Dimenticati di santificare le feste

Questo testo è basato sui materiali1 della sezione affari ecclesiastici dell'ex Comitato nazionale di Ceske Budejovice (attualmente nell'Archivio di Stato a Trebon). Da questi documenti è possibile ricostruire un aspetto della lotta antireligiosa che si sarebbe sviluppata in Cecoslovacchia con provvedimenti legislativi dopo il putch comunista del febbraio 1948: l'utilizzo cioè delle festività religiose o la loro sostituzione a scopi politici. Ma già nell'immediato dopoguerra si ebbero le prime avvisaglie. Il primo piano economico biennale, lanciato nell'ottobre 1946 dal governo presieduto da Zdenek Fierlinger, uomo di Mosca, intendeva rilanciare l'economia del paese uscito malconcio dal secondo conflitto mondiale. Nonostante la statalizzazione di terreni, industrie e banche, infatti, l'economia non ripartiva. A ciò si erano aggiunte da un lato la fuoriuscita di manodopera (espulsione di 3 milioni di tedeschi sospettati di collaborazionismo), dall'altro l'abitudine ormai acquisita di boicottare il lavoro come era stato fatto durante l'occupazione nazista. Per far fronte a tutto questo, le autorità cominciarono a prospettare il taglio dei giorni festivi di precetto ma, per evitare misure impopolari, con la legge del 20 dicembre 1946 si mantennero 11 festività religiose (a cui si aggiunsero il lunedì dell'Angelo e il lunedì di Pentecoste) e 6 laiche. Tuttavia la legge permetteva la reintroduzione, in caso di necessità, della giornata lavorativa in tutte le feste ad eccezione di Natale, Capodanno e Ognissanti. Inoltre potevano essere introdotti i cosiddetti "turni di lavoro domenicali" (mantenutisi poi per tutto il periodo comunista), con il duplice scopo di aumentare le ore lavorative e di preparare il terreno alla lotta antireligiosa. In caso di proteste da parte della Chiesa, la si sarebbe accusata di sabotare l'economia. Josef Zverina già allora, in un articolo uscito sul "Katolik" del dicembre 1947, ammoniva che "non si deve trattare con Dio come qualcuno che non esiste, fuori dalla vita reale... Quelli che non vogliono fare i conti con Dio, almeno considerino che vi sono persone che lo riconoscono e lo professano".

Si inaspriscono le leggi in materia ecclesiastica
La questione "festività religiose" arrivò dopo il "Vittorioso Febbraio" 1948 sul tavolo della commissione per gli affari ecclesiastici e religiosi presso il Comitato centrale d'azione del Fronte Nazionale. Le trattative sulle questioni ecclesiastiche iniziarono prima delle elezioni di giugno e ripresero dopo la vittoria comunista. Le autorità premevano per un rapido controllo sulla Chiesa prima che questa alzasse la voce. Così il regime fu pronto a reagire con durezza alle celebrazioni del Corpus Domini del 19 giugno 1949, quando nelle chiese fu letta la lettera pastorale dei vescovi intitolata "Ai credenti nell'ora della prova"
2. In essa si diceva senza mezzi termini che non era possibile arrivare a un accordo fra Chiesa e autorità statali se l'accordo è imposto dallo Stato, e si denunciavano le violazioni dei diritti dei credenti. I vescovi mettevano in guardia anche dall'"Azione cattolica" creata dallo Stato e colpita da scomunica3. Per limitare la possibilità della Chiesa di comunicare con i propri fedeli, il 20 giugno 1949 il Ministero dell'istruzione, sostenuto dai cosiddetti "preti patriottici", ripescò addirittura una legge dell'impero austro-ungarico del 7 marzo 1878, mai abrogata ma nemmeno applicata, secondo la quale le autorità ecclesiastiche avrebbero dovuto sottoporre al Ministero ogni tipo di comunicazione, lettera pastorale, documento, ecc., diretti al clero o ai fedeli. Furono create delle "trojke ecclesiastiche" di controllo in tutto il paese. Nell'ottobre 1949 il parlamento cecoslovacco promulgò le nuove leggi in materia ecclesiastica, in particolare la n. 217 con cui si istituiva l'Ufficio per gli affari della Chiesa (UAC), e la 218 sulla copertura economica delle Chiese e delle comunità religiose da parte dello Stato: da questo momento i sacerdoti erano "impiegati statali" che venivano "assunti", spostati e rimossi a discrezione della segreteria del locale UAC. Successivamente, con decorrenza 1° gennaio 1952 le nuove disposizioni su festività e giornate celebrative sopprimevano la vacanza lavorativa infrasettimanale nei casi di 7 feste liturgiche: Epifania, Ascensione, Corpus Domini, ss. app. Pietro e Paolo, Assunzione, Ognissanti e Immacolata Concezione. La loro celebrazione veniva spostata alla domenica successiva. Queste disposizioni sarebbero state poi modificate dalla legge n. 56 del 1975, che stabiliva le festività ufficiali, oltre alla domenica: 9 maggio (festa della liberazione), Capodanno, Lunedì dell'Angelo, Primo maggio, 25 dicembre, S. Stefano. Le giornate celebrative erano: il 25 febbraio (colpo di Stato comunista), il 29 agosto (insurrezione nazionale slovacca), il 28 ottobre (istituzione della repubblica) e il 7 novembre (rivoluzione russa).

Provvedimenti contro la Pasqua e il Corpus Domini
Il regime, agli inizi degli anni '50, vedeva come fumo negli occhi la numerosa partecipazione di popolo alle celebrazioni pasquali, soprattutto da parte dei giovani. Da allora si cominciò a vietare la processione del Sabato Santo, o la si permetteva solo nelle immediate vicinanze della chiesa o al suo interno. Nella seconda metà degli anni '50 le autorità inventarono la "festa della primavera" che doveva svolgersi proprio in concomitanza con la Pasqua: "Deve essere circondata da un'aura poetica..., dev'essere l'ingresso festoso dei pionieri e degli altri bambini nei giochi primaverili e nel contatto con la natura. Bisogna organizzare scampagnate, gite turistiche, attività sportive, lavori nei campi di Micurin
4, nei giardini, nei boschi, ecc.", così la descriveva un funzionario dell'UAC nel marzo 1956. Riguardo alla processione del Corpus Domini, bisogna ricordare che i sacerdoti dovevano chiedere il permesso di organizzarla alle autorità locali, come qualsiasi altro evento religioso pubblico all'aperto, almeno 14 giorni prima, specificando programma, luogo e ora della manifestazione. Le autorità statali facevano di tutto affinché le processioni si tenessero all'interno delle chiese. Nonostante la legge prevedesse lo spostamento della celebrazione del Corpus Domini alla domenica successiva, il regime si inventò eventi alternativi, e dal 1953 spostò in quella ricorrenza la Giornata internazionale del fanciullo, anche se cadeva il 1° giugno. Gli insegnanti erano tenuti a organizzare eventi culturali e sportivi che avrebbero dovuto distrarre i bambini dalla festa del Corpus Domini. In alcuni casi i ragazzi furono minacciati dagli insegnanti che paventavano brutti voti in condotta se avessero partecipato alle celebrazioni liturgiche. Demel riporta il caso di Jilovice dove la processione inizialmente fu permessa, ma poi quando le autorità si resero conto che gli insegnanti non potevano garantire la partecipazione in massa dei bambini alla Giornata internazionale del fanciullo, il sacerdote fu costretto a celebrare in chiesa "la ricorrenza della Giornata internazionale del fanciullo è una manifestazione di tutti i bambini, senza distinzione di nazionalità, appartenenza politica e religiosa, mentre la processione del Corpus Domini raccoglie solo una certa parte di credenti; perciò è necessario, nell'interesse dell'ordine e della tranquillità pubblici, che tale celebrazione si tenga all'interno della chiesa". Per diminuirne l'attrattiva anche sul piano esteriore, le autorità proibirono ai pompieri di parteciparvi in uniforme.
La morte di Stalin e in Cecoslovacchia di Gottwald (1953) mitigarono il regime, dando l'opportunità a laici e religiosi di rialzare la testa. Ne approfittò, ricorda Demel, ad esempio il parroco di Bechyne, che durante l'ora di religione spiegò senza mezzi termini ai ragazzi che di domenica dovevano ubbidire ai genitori e non agli insegnanti, e li invitò caldamente a non partecipare alla Giornata internazionale del fanciullo ma di seguire le celebrazioni del Corpus Domini. Quando gli insegnanti invitarono i ragazzi alla Giornata, questi si misero a strillare dicendo che di domenica non comanda la scuola ma bisogna obbedire ai genitori. Benhák ovviamente fu accusato di "abuso dell'ora di insegnamento religioso" e gli fu tolto per un anno il permesso statale. Alla fine le autorità si convinsero che le proposte alternative non ottenevano il successo sperato, e decisero di mantenere il Corpus Domini infrasettimanale, a patto che la processione si svolgesse solo di sera; in questo modo - speravano - ci sarebbe stata meno gente, "ed eviterebbero di farsi venire cattivo sangue sia i preti sia i fedeli".

"Le panchine siano il più lontano possibile dalla chiesa"
Fra le misure studiate per limitare la partecipazione alle funzioni liturgiche c'erano quelle destinate a contrastare i pellegrinaggi, specialmente quelli domenicali accompagnati da processioni. Il regime inviava per l'occasione come predicatori i "preti patriottici" che parlavano degli sforzi del governo per il mantenimento della pace nel mondo e per la costruzione del socialismo. In epoche più recenti, un episodio analogo era stato sfruttato dalla propaganda nel luglio del 1985 a Velehrad, in occasione delle celebrazioni per i 1100 anni della morte di san Metodio, alla presenza di Casaroli. In una nota del 1953 un funzionario dell'UAC consigliava di negare la concessione di autobus per viaggi di gruppo (le autolinee dovevano chiedere il permesso per effettuare servizi per pellegrinaggi), di vietare la sistemazione di bancarelle e chioschi sul posto, di limitare la vendita di tessuti e utensili domestici nei negozi statali, e di aprire luoghi di ristoro o di svago gestiti dallo Stato solo se lontani dagli edifici religiosi. Per i ragazzi in età scolare e per i più grandicelli consigliava di organizzare eventi sportivi, teatrali e di altro tipo per distoglierli dalle funzioni e, da ultimo, di limitare la presenza di sacerdoti da fuori. Demel ricorda come, all'epoca, i negozi fossero notoriamente sprovvisti di prodotti, e come questo fosse un ulteriore incentivo che spingeva le persone a partecipare ai pellegrinaggi: la gente cercava altrove quello che non trovava nel loro paese. Per questo il regime aveva già pronta una misura preventiva: una settimana prima del pellegrinaggio, nel dato paese o nel circondario si tenevano i mercati delle cooperative... Non vi fu però nulla da fare nell'Anno Mariano del 1954, in occasione del centenario del dogma dell'Immacolata. In una nota sconsolata dell'UAC dell'ottobre '54 si legge che il 12 e il 19 settembre si erano svolti grandi pellegrinaggi a Sepekov, Jednota e Rimov, nonostante il divieto di utilizzare gli autobus. Sempre in quell'anno, i credenti escogitarono un trucco per aggirare gli ostacoli burocratici, semplicemente chiedendo di organizzare non più "pellegrinaggi", bensì "gite turistiche" con lo scopo ufficiale di far visita a una qualche mostra o località interessante, ma in realtà si visitavano luoghi di pellegrinaggio. "Ecco i nuovi metodi dei preti, che con la complicità dei fedeli e dietro il paravento delle gite turistiche organizzano pellegrinaggi e visite alle chiese in concomitanza con l'Anno Mariano", si legge in un'acuta relazione del segretario per gli affari religiosi di Tyn nad Vltavou del 14 luglio 1954.

Ingerenza nelle liturgie domenicali
Alcune situazioni "imbarazzanti" per un regime che si richiamava all'URSS staliniana erano state risolte già prima della metà degli anni '50 (chiusura di tutti i conventi e concentramento dei religiosi in campi di lavoro, "assorbimento" dei greco-cattolici nell'ortodossia, ecc.). Tuttavia, perdurando il "retaggio oscurantista del passato", le autorità cecoslovacche decisero di sfruttare la rete capillare delle parrocchie per esercitare influssi politici sui credenti e per trasformare la liturgia in celebrazioni utili alla propaganda. Così ad esempio già nell'ottobre 1949 le autorità avevano chiesto di celebrare messe di suffragio per i soldati caduti nella battaglia di Dukla
5 con relativo scampanio, ma a quel tempo la Chiesa era ancora in grado di resistere e molti parroci rimasero indifferenti. Così il parroco Jan Kriz di Chlum suonò solo le campane ma non celebrò messa perché - disse - non prendeva ordini da un funzionario statale, e avrebbe celebrato solo se gliel'avesse chiesto il vescovo. Nel maggio 1955 fu la volta del decimo anniversario della "liberazione" del paese da parte dell'Armata Rossa. In questa occasione, il vicario capitolare di Ceské Budejovice ordinò ai sacerdoti durante le omelie di invitare i fedeli a partecipare alla preparazione dell'anniversario e a celebrare un Te Deum di ringraziamento la domenica precedente, con lettura della lettera pastorale dedicata all'anniversario. I nomi dei sacerdoti che non seguivano le direttive venivano annotati sul "libro nero". Le elezioni erano un'altra occasione di ingerenza statale. Nel 1954 i sacerdoti furono obbligati a leggere una lettera pastorale "elettorale". Gli stessi sacerdoti erano sorvegliati per controllare se andavano a votare, e in alcuni casi furono costretti a recarsi alle urne pubblicamente dopo messa assieme ai fedeli. Altrove qualche fedele uscì di chiesa scandalizzato, dicendo che simili proclami elettorali si potevano leggere anche sui giornali. Anche la raccolta di firme "per la pace" costituiva un'ottima arma della propaganda comunista. Essendo questa campagna molto importante per l'immagine internazionale di tutto il blocco sovietico, in Cecoslovacchia venne creato addirittura il Movimento dei preti cattolici per la pace, a cui tutte le parrocchie dovevano dare ampio spazio, specialmente durante le celebrazioni pasquali. Quando nel maggio 1950 a Londra i ministri degli esteri dell'Alleanza atlantica rilanciano l'iniziativa di Stoccolma (a marzo si era svolta la terza riunione del Comitato permanente del congresso mondiale dei difensori della pace), la raccolta delle "firme per la pace" si fece di casa in casa, e le autorità sfruttano le chiese. A Prachatice la raccolta di domenica 21 maggio 1950 si svolse direttamente fuori dalla chiesa. Quale migliore occasione della ricorrenza della "Vergine Maria regina della pace" (14 ottobre 1951), per imporre la predicazione sul tema "alleanza con l'URSS, difesa della pace" della domenica successiva...

La lotta contro "l'insetto americano"
Nel giugno 1955 il decano di Prachatice ordinò ai sacerdoti di rammentare ai cittadini i propri doveri verso lo Stato. In particolare sottolineò "la falciatura e la mietitura imminenti" e si augurò "che nessun religioso mancasse di intervenire opportunamente presso i credenti sull'etica del lavoro". E l'UAC della stessa cittadina boema meridionale chiese ai sacerdoti locali di "sostenere il lavoro nei campi, la raccolta delle patate, delle rape e la semina autunnale di segale e frumento", e di convincere i fedeli a consegnare "onestamente" i frutti del suolo.
Un'altra iniziativa curiosa fu la lotta contro "l'insetto americano", ossia la dorifora delle patate. All'inizio degli anni '50 la dorifora si diffuse anche in Cecoslovacchia. Accertatane la provenienza americana, la propaganda diede il via alla campagna contro il "parassita imperialista americano" simbolizzato dalla dorifora, e contro i "ricchi contadini sabotatori" che avrebbero collaborato a diffonderla. La dorifera, oltre ai campi della Boemia meridionale
6, invase anche le prediche domenicali: i sacerdoti dovevano convincere i fedeli (prima che fossero mobilitati anche gli studenti) a partecipare alla caccia di questo terribile insetto, ricordando che si trattava di un flagello inviato "dagli imperialisti occidentali".

NOTE

1. Zdenek Demel, Nedele a totalita. Jak bylo v totalitnim Ceskoslovensku omezovano sveceni nedele (La domenica e il totalitarismo. Limitazioni alle celebrazioni liturgiche domenicali nella Cecoslovacchia totalitaria), in AA.VV.,Katolicka cirkev a totalitarismus v ceskych zemich (Chiesa cattolica e totalitarismo nelle terre ceche), Brno 2001, pp. 97-119. Nato nel 1949, Demel ha seguito corsi clandestini di teologia negli anni '70 e '80; dal 1990 lavora alla Facoltà di teologia di Ceske Budejovice.
2. Il 19 giugno fu anche il giorno dell'arresto dell'arcivescovo Beran che venne internato nei suoi appartamenti "per la sua sicurezza personale", dopo l'azione di disturbo messa in atto dai comunisti durante la celebrazione nel duomo di Praga. L'internamento durò 16 anni.
3. L'"Azione cattolica" statale fu scomunicata il 20 giugno 1949 da Papa Pio XII. Le autorità cecoslovacche reagirono accusando il Vaticano di fare pressioni psicologiche nei confronti dei vescovi, e dicendo che i problemi ecclesiastici li avrebbero assunti direttamente nelle proprie mani. Cfr. V. Vasko, Neumlcena…, II, Praga 1990, pp. 82-83.
4. I. Micurin (1855-1935), agrobiologo sovietico, ideatore del Laboratorio centrale di genetica, il cui progetto venne poi rilevato dal governo.
5. Il 6 ottobre 1944 dal valico polacco di Dukla entrò in Slovacchia il primo Corpo d'armata cecoslovacco.
6. In una nota del 5 agosto 1952 le autorità regionali di Ceske Budejovice spiegavano che la dorifora era entrata dalla Baviera e dall'Austria e che i campi vicini alla frontiera ne erano ormai pieni. Individuata in 1.021 località, erano stati rinvenuti "37.331 insetti e 1.084.988 larve".