CHARTA 77 E LE CHIESE

 


Riassumiamo qui l'articolo di V. Vasko apparso su "Perspektivy" nr. 1/1997 sul rapporto tra Charta 77 e la Chiesa.


Charta 77 è stata una pietra miliare nella nostra storia recente per i seguenti motivi:

1. E' riuscita ad unire tutta l'opposizione democratica - liberali, umanisti di tendenza masarykiana, comunisti riformisti, cristiani e non cristiani - attorno a un programma di massima, in grado di dare spazio sufficiente affinchè nel suo ambito ognuno, secondo la propria coscienza, potesse difendere i diritti umani.

2. Ha offerto al regime la possibilità di un dialogo nell'interesse della salvaguardia dell'ordine legale nazionale: la Costituzione, le leggi e gli impegni internazionali.

3. Ha ricordato l'esistenza di "un'autorità superiore a cui i singoli sono soggetti tramite la propria coscienza, e gli Stati tramite la firma dei patti internazionali" (Patocka), perchè "è la politica ad essere sottomessa al diritto, e non il diritto alla politica".

4. Ha affermato il principio "presente nella Costituzione cecoslovacca e nei patti internazionali, che ogni cittadino è corresponsabile allo sviluppo della società e al rispetto di tutti i diritti e delle leggi" (Documento del 6 gennaio 1978).

5. Ha insegnato come superare la paura: è stata la coscienza dei titubanti e l'ispiratrice di tutti coloro che desideravano il rinnovamento democratico della Cecoslovacchia.

6. Ha destato la società dal letargo, ed è diventata la base per la diffusione del dissenso.

La grandezza di Charta 77 sta nel fatto che all'epoca del terrore e della paura, centinaia di persone abbiano trovato il coraggio di ergersi in difesa dei diritti umani fondamentali per tutti. Anche in questo la missione della Charta è in sintonia con gli insegnamenti della Chiesa, perchè la carità e la responsabilità verso se stessi e verso il prossimo si realizzano in un tempo e in uno spazio concreti.

Fra i firmatari vi erano oltre 300 religiosi di varie Chiese, soprattutto cattolici ed evangelici. Fra i cattolici ricordiamo: Vaclav Maly (attualmente vescovo ausiliare di Praga), Frantisek Lizna, Josef Zverina, Bonaventura Bouse, Vaclav Divis, Robert Gombik, Frantisek Hochman, Josef Kordik, Andrej Lukacek, Milan Pisa, Antonin Slovak, Bohumil Sitavanc, Tomas Vlasak, Marian Zajicek. Fra le personalità dell'intelligencija cattolica: le docenti Ruzena Vackova, Miroslava Holubova, il prof. Radim Palous (primo rettore dell'UK dopo l'89), la scrittrice Marie Rut Krizkova, e ancora: Vaclav Benda, Ivan Medek (funzionario della Presidenza della repubblica dopo l'89), i docenti Jiri Nemec, Jan Sokol, Martin Palous; Olga Havlova (la prima moglie di Havel), Dana Nemcova.

Sotto la spinta dell'iniziativa, al presidente Husak venne indirizzata una petizione da parte cattolica (la cosiddetta "Charta cattolica") , in cui 55 firmatari constatavano come "finora i credenti in Cecoslovacchia non sono considerati cittadini del tutto liberi e non godono di pari diritti". La "Charta cattolica" testimoniò la corresponsabilità dei cristiani per il mondo in cui vivevano, il dovere "di porsi contro le ingiustizie, senza distinguere se sono colpiti cittadini credenti o non credenti".

Le minacce da parte delle autorità spaventarono anche i rappresentanti delle Chiese e delle organizzazioni religiose, che si espressero negativamente contro Charta 77: i vescovi cattolici non la condannarono direttamente, ma si distanziarono dalle sue dichiarazioni trincerandosi dietro al fatto che i chartisti non avevano il diritto di esprimersi "sull'ambito religioso a nome dei nostri fedeli" (cfr. Katolicke noviny 14 e 23 gennaio 1977). Molti cattolici furono sorpresi della cauta presa di posizione della gerarchia. Il teologo Zverina scrisse, con sentimento di filiale devozione ma con fermezza e perspicacia a Tomasek: "Signor vescovo, La scongiuro, a nessuno - nemmeno a me - dia ascolto, ma solo a Gesù Cristo!... Protegga gli inermi, protegga coloro che vengono calunniati e perseguitati, accolga forse l'ultima opportunità legale che Le danno le nostre leggi e gli obblighi internazionali per poter difendere la Chiesa contro l'infamia e una lenta morte".
Furono in molti fra i cattolici a non credere alle buone intenzioni della Charta, perchè vi vedevano molti firmatari ex-comunisti; altri temevano le repressioni e accusavano i sacerdoti che la sostenevano di occuparsi più di politica che di pastorale. Padre Zverina così si esprimeva: "La Charta non intendeva essere e non fu un atto politico, bensì morale. Il livello è dunque completamente diverso. Non poniamo problemi per una qualche convenienza, bensì per responsabilità, non per ottenere vantaggi, ma per la verità. Soprattutto il cristiano deve valutare la cosa in questo modo". Tomasek, "il contadino moravo paracadutato a Praga", all'inizio così titubante, a poco a poco si ricrebbe, cominciò a conoscere i firmatari, ogni anno riceveva i nuovi portavoce e benediceva le loro iniziative.
Charta 77 iniziò così a diffondere e sostenere le iniziative informali: petizioni, raccolte di firme, seminari clandestini nelle abitazioni, manifestazioni pubbliche di protesta (i "giorni di Palach"), pellegrinaggi semiclandestini (soprattutto in Slovacchia: Levocia, Sastin, ma anche Velehrad, in Moravia), e azioni di preghiera (la novena per la canonizzazione della beata Agnese di Boemia, la "manifestazione delle candeline" o "venerdì santo" di Bratislava, ecc.). Non che questi gesti non esistessero già prima della Charta, ma dopo il formarsi dell'iniziativa essi ottennero un carattere più metodico, si armonizzarono fra loro, vi fu un influsso e uno scambio reciproco: così ad es. il periodico samizdat "Informace o Charte 77" ("INFOCH") raccoglieva anche notizie sulla vita della Chiesa, e al contrario "Informace o Cirkvi" non si occupò più di tematiche ecclesiali.

V. BENDA: IL LIMITE DI UN'UNITA' PROVVISORIA


"...Questa unità è una grande scuola per coloro che vi fanno parte e di perse stessa rappresenta una novità da cui si possono trarre molti insegnamenti. Per gli osservatori esterni costituisce purtroppo un rebus inestricabile: il regime la spiega come una forma di odio collettivo...; gli osservatori occidentali si affannano per sapere a quale gruppo politico o a quale obiettivo tattico serve questa unità... Ma proprio l'origine di questa unità è anche il suo più grave handicap: è un'unità del bisogno, un'unità della difesa che nella forma presente non è in grado di sopravvivere al successo più marcato. E' un'unione i cui membri hanno di propria volontà rinunciato alla politica - alla politica come arte - in nome di una lotta contro tutto quanto rende non libera e non dignitosa la vita dell'uomo. Questa rinuncia è certo motivata e suggestiva, in quanto oggi l'arte politica viene identificata con il dominio e la manipolazione, non bisogna però dimenticare che libertà e dignità umana non sono dati assoluti, ma doni che l'uomo e la società devono nella loro storia imparare ad accogliere e per i quali bisogna anche saper lottare.... E in questo senso mi pare che l'unità di Charta 77 sia provvisoria e insufficiente; in conclusione cerco da un punto di vista cattolico di definire le possibilità di una politica nuova e di un'unità 'più sostanziale' "
(Cattolici e politici in Cecoslovacchia, CSEO documentazione, nr. 150, maggio 1980 p. 207).