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"Bratislavsky Velki Piatok" - 25 marzo 1988 |
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La
manifestazione pacifica del 25 marzo 1988 a Bratislava,
duramente repressa dalla polizia slovacca, viene raccontata
da uno degli organizzatori, Ferko Miklosko: "Va detto
innanzitutto che il 25 marzo 1988 non si può spiegare
senza i 20 anni che lo precedono. Nel maggio '68, grazie
all'amnistia, uscirono dal carcere gli ultimi sacerdoti
ancora reclusi. In seguito iniziarono a formarsi in
Slovacchia, in maniera sistematica, delle strutture
parallele alla Chiesa (le piccole comunità) e
iniziò il rinnovamento dell'apostolato laico
Tutto il periodo degli anni '70 è stato dedicato a
questo. Così, quando a Praga è iniziata Charta
77 e ha avuto molta risonanza, sembrava che in Slovacchia
non si muovesse nulla. Invece la Slovacchia si muoveva, ma
in silenzio e nella clandestinità
Alla fine del
1987 ci incontrammo fra tutti coloro che avevano operato con
i giovani della Slovacchia. Lì decidemmo di fare una
grande raccolta di firme che avrebbe dovuto esprimere
chiaramente il nostro desiderio di avere nuovi vescovi. A
questa raccolta di firme si aggiunse poi, all'inizio di
gennaio 1988, l'appello del cardinal Tomasek per l'altra
raccolta di firme (la "petizione in 31 punti" - ndr)... In
quest'atmosfera arrivò la lettera di Marian Stastny
(presidente del Congresso mondiale degli Slovacchi- ndr),
che invitava Carnogursky a un'azione davanti alle ambasciate
in tutta la Slovacchia il 25 marzo" per esprimere
pubblicamente l'unità del popolo slovacco e chiedere
il rispetto dei diritti civili. Carnogursky ne parlò
con lo stesso Miklosko e con gli altri responsabili della
Chiesa "clandestina", che incaricarono Miklosko di chiedere
ufficialmente al Comitato distrettuale di Bratislava I il
permesso di tenere la manifestazione in piazza Hviezdoslav
il 25 marzo dalle 18 alle 18.30. Le richieste dei
manifestanti erano: 1) nuove nomine episcopali per le
diocesi vacanti; 2) piena libertà religiosa; 3)
rispetto dei diritti civili. I manifestanti avrebbero
partecipato con delle candele accese. L'iniziativa venne
annunciata anche da Radio Vaticana, RFE, Voce dell'America e
da agenzie stampa internazionali. Il 10 marzo 1988 Miklosko,
in qualità di organizzatore ufficiale, inviava al
Comitato la richiesta.
Il 14 marzo, prima ancora della decisione del Comitato, il capitano S. Mikula comandante della polizia della capitale e della regione slovacco-occidentale, chiedeva al ministro degli interni cecoslovacco Vajnar il permesso di effettuare un'azione repressiva straordinaria contro la manifestazione, permesso accordato il giorno successivo. Lo stesso 15 marzo il ministro degli interni slovacco Lazar informava la presidenza del Comitato centrale del PC slovacco della preparazione di misure di sicurezza contro la manifestazione. Il 17 marzo il Comitato distrettuale di Bratislava I trasmetteva a Miklosko la decisione riguardante il divieto di tenere la manifestazione, in quanto egli, come persona privata, non poteva assicurare l'ordine pubblico; il 21 marzo Miklosko impugnava la decisione, spiegando come la presenza di molti credenti che già avevano avuto esperienza nell'organizzare altri eventi di massa (quali pellegrinaggi) poteva garantire l'ordine. Ma il Comitato locale respingeva il ricorso. Prima del 25 marzo si metteva in moto l'apparato propagandistico. Sulla stampa apparivano improvvisamente articoli sulla libertà religiosa e mettevano in guardia dalle "azioni antisocialiste" della "Chiesa clandestina". "Chi aspetta che siano gli altri a dargli la libertà, non ne è degno". Il 25 marzo la polizia ferma già dalle prime ore del mattino il vescovo Korec, Jan Carnogursky, Vlado Jukl e altri attivisti. Anche Miklosko è bloccato: "Già una settimana prima della manifestazione ero sorvegliato Venerdì mattina presto sono andato in chiesa, e poi vicino all'hotel Carlton, nei pressi dell'ingresso dell'ambasciata americana, sono stato fermato e poi trattenuto fino alle 23 alla stazione di polizia di Lamac". Vengono controllate le auto e i mezzi pubblici all'ingresso della città per timore che portino volantini e striscioni con "contenuto antisocialista". Già dalle 16.15 alcuni credenti si riuniscono vicino alla chiesetta di Nostra Signora in piazza Hviezdoslav. Verso le 17.30 agenti in divisa e in borghese sbarrano gli ingressi alla piazza, e i mezzi pubblici si fermano. Ciononostante riescono a raccogliersi in piazza circa 3.500 persone e molte altre nelle vie laterali (circa 10mila in tutto). La manifestazione inizia alle 18 con il canto dell'inno slovacco, di quello papale e di altri testi. La polizia intima ai manifestanti di sciogliere la manifestazione, avvertendo che in caso contrario avrebbe usato la forza. I manifestanti accendono le candele; le auto della polizia iniziano a spingere i manifestanti entrando tra la gente; poi intervengono le autobotti con gli idranti.
![]() (c) J. Simulcik, "Cas svitania". Dall'informativa per la
presidenza del Comitato centrale del Partito comunista
slovacco sulla manifestazione
(fonte: www.svedectvo.sk)
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"...il brutale attacco poliziesco contro una folla che cantava inni e pregava con in mano il rosario è una manifestazione della decadenza del potere statale e della sua mancanza di fiducia in se stesso... Il cardinale Tomasek nella cattedrale di Praga ha ufficialmente dichiarato che la manifestazione di Bratislava non è stata un affare politico, ma una testimonianza di fede che tutti i veri cristiani sono tenuti a dare sempre e ovunque". (V. Benda) |
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![]() (c) J. Simulcik, "Cas svitania".
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